
Fine mese al Sud: un lusso
Il divario economico tra Nord e Sud non è più solo una questione di numeri, ma una frattura nel senso di appartenenza ad un Paese che promette uguale dignità a tutti, ma la distribuisce in modo diseguale. Per me, che della Quistione meridionale di Antonio Gramsci ne ho scritto una tesi di laurea e che a mia volta sono stata costretta ad emigrare al Nord per trovare lavoro, questi dati non rappresentano una novità.
Quando “arrivare a fine mese” diventa un traguardo
Conosco questa fatica, non solo perché ho tre figli, ma per i volti di chi vive qui, in Campania, tra Salerno e le sue province, in quelle conversazioni al bar dove si abbassa la voce quando si parla di conti correnti, affitti, Tari e bollette varie, spesa. Al Sud, “arrivare a fine mese” non è nemmeno il problema più grande: infatti il vero nodo è costruire, mese dopo mese, una prospettiva di vita. Questa frase, secca e precisa, racconta qualcosa che chi vive al Nord fatica a comprendere davvero. Non si tratta di lamentarsi, bensì di nominare una realtà che i dati confermano con fredda puntualità.
L’Italia che emerge dalle ultime rilevazioni Eurispes non è solo più povera: è più divisa. Da una parte chi accumula ricchezza e consolida sicurezza, dall’altra chi vive in equilibrio precario, tra lavoro, debiti e rinunce. Nel mezzo, un ceto medio che si assottiglia e perde peso sociale.
Il Sud che si svuota, generazione dopo generazione
Qui in Campania lo si vede con gli occhi.
GIovani e diversamente giovani partono e spesso le famiglie seguono i figli. Poi, silenziosamente, anche i nonni lasciano i paesi per ricongiungersi a chi è emigrato.
Dal 2002 al 2024, quasi 350mila laureati under 35 hanno lasciato il Mezzogiorno per trasferirsi al Centro-Nord. Al netto dei rientri, la perdita è di 270mila giovani qualificati: un costo enorme, stimato in 6,8 miliardi di euro l’anno, soldi pubblici investiti per formare capitale umano che poi produce ricchezza altrove.
Tra il 2019 e il 2024, l’Italia ha perso 845mila residenti: un calo che non si distribuisce in modo omogeneo, ma si concentra soprattutto nel Mezzogiorno. Campania, Sicilia, Puglia e Calabria da sole spiegano il 48% della perdita nazionale. Sono numeri che fanno male, soprattutto quando li si legge conoscendo i nomi delle strade, le piazze, le scuole che si svuotano.
Una frattura che non è solo economica
Il rischio non è soltanto economico, ma anche politico e sociale.
Quando la distanza tra le condizioni di vita diventa troppo ampia, si incrina la fiducia nel sistema, si indebolisce la coesione, si alimenta il senso di esclusione. Chi resta o ritorna al Sud non lo fa per ingenuità o per rassegnazione. Spesso lo fa per scelta consapevole, per attaccamento a una terra che vale, a radici che non si recidono senza costi profondi. Eppure quella scelta continua a costare cara, in termini di opportunità negate, servizi mancanti, infrastrutture inadeguate.
In politica e nel lavoro vigono ancora sistemi clientelari e raccomandazioni, e vale più che mai il proverbio napoletano: Chi s’abboffa e chi nun ne prova”.
Non serve pietà, al contrario urgono regole, organizzazione e diritti. Non occorre nemmeno la retorica, ma strade. Non sono necessari slogan, bensì un lavoro che non sia un favore: parole che risuonano vere, perché fotografano esattamente il tipo di risposta concreta che questo territorio aspetta da decenni, ma finché non cambierà la classe politica nazionale e locale saremo destinati a languire e penare.
Restare, resistere, pretendere di più
Scrivo da qui, da questa Campania che amo profondamente, con la sua storia, la sua cultura, la sua gente tenace. Guardare questi dati senza sentirsi coinvolti sarebbe disonesto, così come osservare la propria comunità svuotarsi senza alzare la voce sarebbe comodo. Il divario tra Nord e Sud non si colma con narrazioni consolatorie né con rassegnazione, si affronta riconoscendo che due italiani, nati a pochi chilometri di distanza da un confine immaginario ma reale, non hanno le stesse possibilità di costruirsi una vita dignitosa. Quella non è una questione geografica, semplicemente rappresenta una questione di giustizia.
https://www.ponricerca.gov.it/pon-ricerca/pn-ric-2021-2027/piano-dazione-ricerca-sud/









