
Nel Vangelo secondo Marco, la storia del fico sterile (Marco 11:12-14, 20-21) presenta un episodio in cui Gesù, affamato, maledice un fico perché non porta frutti, nonostante abbia foglie. Il giorno seguente, il fico è seccato fino alle radici. Questo episodio è interpretato come una rappresentazione simbolica della sterilità spirituale e della mancanza di fede, in particolare in relazione al tempio di Gerusalemme, che Gesù poi purifica.
Le foglie di Fico verso la candidatura a Governatore per il centro-sinistra porteranno frutti ? A De Luca certamente, cominciando dalla candidatura unica del figlio Piero a segretario regionale del Pd campano. Al campo largo invece ? Il compromesso tra vecchio e nuovo, alla fine scelto dalla Schlein” non piace alla sinistra-sinistra e nemmeno ai grillini della prima ora (Azione già è da un’altra parte se esiste davvero una parte per Calenda, Renzi ci sguazza, Bonelli e Fratoianni ingoieranno il rospo). In soldoni, se anche il campo largo vincesse, ci sarebbe da pronosticare un successo per nulla plebiscitario – alla De Luca padre per intenderci – e alla lunga ripercussioni, partendo dalle “anime” del Pd, di non facile interpretazione quando si tornerà a votare per la guida della Nazione.
Ma la parabola del fico-Fico ci insegna, in termini per così dire religiosi e filosofici, che viviamo in una società che spesso enfatizza il cambiamento per il cambiamento stesso. Cosa vuol dire cambiamento basi ? Populismo da una parte e mancanza della cultura di governo dall’altra. Ci viene detto continuamente che dobbiamo adattarci alle nuove tendenze, rispondere immediatamente alle esigenze del mercato e, se qualcosa non produce risultati velocemente, è meglio sostituirlo con qualcos’altro che possa rispondere più rapidamente alla domanda. Il mercato e la cultura consumistica sembrano premiare chi sa innovare velocemente, ma spesso questa corsa al cambiamento non considera la profondità del processo, la cura e l’impegno necessari per far crescere davvero qualcosa di significativo.
Nel contesto della parabola, il padrone potrebbe aver agito secondo la logica del «cambiamento rapido», decidendo di abbattere l’albero dopo tre anni di frutti mancati. Tuttavia, è proprio attraverso il tempo e la cura che si arriva a una vera trasformazione.
In molte situazioni della vita, anche quando sembriamo non vedere risultati immediati, dobbiamo ricordare perché abbiamo intrapreso un percorso, perché abbiamo «piantato» quel progetto, quella relazione o quel sogno. È il tempo e l’impegno costante che ci permetteranno, un giorno, di raccogliere i frutti di quanto seminato (i cartelli elettorali non progettano il futuro).
Nella parabola, l’atto di «zappare attorno» e «mettere il concime» simboleggia l’attenzione e la cura che dobbiamo riservare a ciò che abbiamo. Non basta piantare un seme e aspettarsi che cresca senza un’adeguata cura. Allo stesso modo, nelle nostre vite, è essenziale nutrire e prendersi cura delle nostre risorse, che siano persone, idee o progetti, senza cedere alla tentazione di abbandonarle alla prima difficoltà. Solo attraverso l’impegno e la perseveranza possiamo sperare di raccogliere frutti maturi e abbondanti.
La parabola del fico sterile ci invita a riflettere sulla necessità di dare tempo a ciò che abbiamo, senza cedere all’impazienza o al cambiamento immediato. La vera crescita non avviene con la fretta, ma con la cura costante, la pazienza e la fiducia nel processo. In un mondo che sembra premiare il rapido cambiamento, questo insegnamento ci ricorda che solo con attenzione e cura possiamo sperare in un futuro ricco di frutti duraturi e significativi.
Come si può tradurre in politica ? Forse nella vecchia arte del compromesso, delle convergenze parallele, nel progresso senza avventure. Tutte espressioni care alla Dc (Andreotti, Moro, Fanfani). E’ solo un’impressione questo andare verso sinistra, anche nella scelta di Fico. La grande corsa verso il centro, luogo geometrico-politico che si costruisce o ricostruisce di volta in volta, è ripresa. Certe alleanze cambieranno, anzi dovranno allinearsi, quando si andrà a votare per il Parlamento che verrà.








