
La memoria è necessaria quando si parla del risanamento del Sarno. Perché dietro gli annunci di oggi c’è una storia lunga più di mezzo secolo, fatta di finanziamenti, riprogrammazioni, commissari, opere concluse e altre ancora da completare.
di Agostino Ingenito – Direttore editoriale Agro Today
Ho raccontato il fiume Sarno tante volte.
L’ho fatto sulle pagine dei giornali, attraverso approfondimenti e inchieste, nelle trasmissioni televisive, ascoltando amministratori, tecnici, associazioni e soprattutto i cittadini che lungo questo bacino vivono da generazioni.
Per questo, quando sento nuovamente parlare di oltre 400 milioni di euro per il risanamento e la sicurezza del Sarno, prima ancora di esprimere soddisfazione sento il dovere professionale di recuperare la memoria.
Perché quei 400 milioni hanno una storia.
E una storia che non comincia certamente oggi.
Nel Consiglio regionale monotematico del 1° ottobre è stata ribadita la volontà della Regione di procedere con il grande programma per il Sarno. Il Consiglio ha approvato all’unanimità una risoluzione sulla sicurezza e sul risanamento del fiume. È un fatto positivo che maggioranza e opposizione riconoscano la centralità di una questione che riguarda decine di Comuni e centinaia di migliaia di cittadini.
Ma proprio perché il tema è troppo importante per diventare terreno di propaganda, bisogna fare chiarezza sui numeri.
I 400 milioni non nascono oggi
C’è un documento che più di tanti altri dovrebbe indurci a riflettere.
Era il 3 aprile 2019 quando la stessa Regione Campania, durante la precedente amministrazione, comunicava ufficialmente che le risorse per il Sarno erano state incrementate dagli originari 217 milioni a 401 milioni di euro, con l’obiettivo dichiarato di consentire il riassetto funzionale dell’intero bacino idrografico.
Oggi la gara relativa al Programma strategico di riqualificazione ambientale e contrasto al rischio idraulico vale 406.990.761,28 euro ed è finanziata nell’ambito della programmazione europea 2021-2027.
Naturalmente non possiamo sovrapporre automaticamente i 401 milioni annunciati allora ai 406,9 milioni di oggi: programmi, interventi e fonti finanziarie sono stati modificati nel tempo.
Ma proprio per questo una domanda diventa inevitabile:
quanto dei 406 milioni rappresenta realmente nuova capacità finanziaria e quanto, invece, deriva da interventi già programmati, rimodulati, rifinanziati o trasferiti da una programmazione all’altra?
Non è una domanda polemica. È una domanda giornalistica.
Ed è soprattutto una domanda che i cittadini hanno il diritto di porre.
Da una programmazione all’altra
Gli stessi atti regionali raccontano una storia molto articolata.
Nel 2023 il piano programmatico prevedeva, per alcuni interventi fognario-depurativi del bacino, oltre 43 milioni sul PO FESR 2014-2020 e altri 53 milioni sul PR FESR 2021-2027. Nel 2024 arrivò un’ulteriore riprogrammazione. Nel 2025 furono programmati altri 57,8 milioni del PR FESR 2021-2027 per gli adeguamenti dei depuratori di Angri e Foce Sarno.
Nel giugno scorso, poi, la Giunta regionale ha disposto un’ulteriore operazione di assestamento e razionalizzazione della programmazione FESR 2021-2027, individuando come prioritarie risorse per oltre 293 milioni di euro destinate proprio alla mitigazione del rischio idraulico del bacino del Sarno.
E allora bisogna avere il coraggio della trasparenza.
Non sostengo che le precedenti risorse siano automaticamente “perse”: sarebbe tecnicamente improprio senza conoscere, intervento per intervento, gli importi impegnati, spesi, certificati, definanziati e riprogrammati.
Sostengo però che ogni volta che un’opera attraversa una programmazione e viene trasferita, rifinanziata o fasizzata su quella successiva, il problema non è soltanto contabile. Diventa un problema di tempo.
E sul Sarno di tempo ne abbiamo già consumato troppo.
Una storia che viene da lontano
Bisogna ricordarlo soprattutto alle nuove generazioni.
La storia del disinquinamento del bacino affonda le radici negli anni Settanta e nel grande progetto di risanamento del Golfo di Napoli nato dopo l’emergenza sanitaria del 1973.
Poi sono arrivati gli impianti di depurazione, i collettori, le reti fognarie, le gestioni commissariali.
Abbiamo attraversato la stagione dell’emergenza ambientale, quella del commissariamento e del generale Roberto Jucci, quella delle grandi opere fognarie e depurative.
Sono cambiate le istituzioni competenti, è nato l’Ente Idrico Campano, sono cambiati i gestori e sono state investite altre risorse.
Eppure siamo ancora qui.
Ancora oggi finanziamo completamenti delle reti fognarie. Ancora oggi finanziamo l’adeguamento di depuratori realizzati con tecnologie che nel frattempo necessitano di essere ammodernate. Ancora oggi discutiamo degli scarichi che finiscono nel sistema fluviale.
Nel 2020, per esempio, Regione, Ente Idrico Campano e GORI avevano già sottoscritto un protocollo da 79,7 milioni di euro per accelerare il completamento e l’adeguamento del sistema fognario-depurativo del bacino.
Questa è la storia che non possiamo cancellare ogni volta che parte una nuova programmazione.
Il vero problema è il tempo
Mettere a disposizione risorse è indispensabile. Avviare finalmente gli interventi è ancora più importante.
Ma oggi la stessa gara regionale indica un programma da 406,99 milioni finanziato dal PR Campania FESR 2021-2027, mentre la Regione indica per gli obiettivi complessivi del programma un orizzonte che arriva al 2032.
Ed è questo che dovrebbe preoccuparci.
Perché significa che un territorio che aspetta da decenni deve ancora guardare avanti per anni.
Nel frattempo il fiume continua a ricevere pressioni ambientali, il sistema fognario e depurativo deve essere completato e ammodernato, bisogna individuare e contrastare gli scarichi illeciti e contemporaneamente affrontare il rischio idraulico.
Non possiamo confondere le due questioni.
Mettere in sicurezza il Sarno dalle esondazioni non significa automaticamente disinquinare il Sarno.
Servono entrambe le cose.
Servono vasche, alvei efficienti, dragaggi e opere idrauliche. Ma servono anche fogne, collettori, depuratori tecnologicamente adeguati, controlli costanti e una repressione seria degli scarichi abusivi.
Altrimenti rischiamo di avere un fiume più sicuro idraulicamente ma ancora malato ambientalmente.
Non ricominciamo ogni volta da zero
Dopo tanti anni trascorsi a raccontare questa vicenda, credo che il primo atto di trasparenza dovrebbe essere molto semplice.
La Regione pubblichi una grande operazione verità sul Sarno.
Una tabella accessibile a tutti che, per ciascun intervento dal 2010 ad oggi, indichi: costo originario, fonte del finanziamento, programmazione europea o nazionale utilizzata, somme effettivamente impegnate, somme pagate e certificate, stato dell’opera, eventuali economie, definanziamenti o riprogrammazioni, nuova fonte finanziaria e data prevista per la conclusione.
Solo allora potremo comprendere realmente cosa rappresentino quei 406 milioni di euro.
Perché non vorrei che sul Sarno si continuasse, magari involontariamente, una sorta di gioco delle tre carte finanziario: una risorsa compare in una programmazione, l’opera non viene completata nei tempi previsti, il finanziamento viene rimodulato o sostituito e qualche anno dopo la stessa opera ritorna dentro un nuovo grande piano presentato come una nuova partenza.
Se è accaduto, dobbiamo documentarlo.
Se non è accaduto, sarà altrettanto semplice dimostrarlo pubblicando i conti.
È questo il compito del giornalismo: conservare memoria quando la politica tende inevitabilmente a raccontare il presente.
Io il Sarno continuerò a raccontarlo come ho fatto in questi anni.
Con una speranza, però: poter raccontare finalmente non l’ennesimo finanziamento, l’ennesima programmazione o l’ennesimo annuncio.
Ma un fiume risanato.
Perché dopo oltre mezzo secolo il Sarno non ha più bisogno di promesse da tramandare alla programmazione successiva. Ha bisogno di risultati da consegnare alla generazione presente.
Agostino Ingenito
Direttore editoriale Agro Today






