
L’editoriale del direttore Agostino Ingenito. Si fa un gran parlare delle zone economiche speciali (ZES) ma che stanno determinando una certa efferevescenza imprenditoriale. Avviare siti industriali superando vincoli e ottenendo deroghe per la realizzazione, in cambio di credito di imposta e proposto sviluppo economico. E il loro impatto sui territori ? In passato, le zone industriali erano pianificate in modo più rigido, seguendo normative e vincoli ben definiti che cercavano di bilanciare sviluppo economico e sostenibilità territoriale. Oggi, con le ZES, si cerca di incentivare investimenti e sviluppo economico attraverso deroghe e semplificazioni normative, ma questo approccio può generare, e sta già succedendo, problematiche significative.
Le deroghe previste per le ZES possono creare confusione e conflitti con i piani urbanistici esistenti, portando a una gestione inefficace delle risorse. Le aree destinate alla logistica, ad esempio, possono ricevere tutti i vantaggi senza considerare le infrastrutture e la viabilità esistente, creando ingorghi e problemi per le comunità locali. Basti pensare a quello che sta succedendo nell’Agro Nocerino come per l’area a nord di Napoli, cui si assiste alla corsa a trasformare aree rurali a depositi e centri di logistica. Le deroghe previste dal Governo consentono agli imprenditori di superare vincoli e obblighi urbanistici previsti nei piani comunali, surclassando gli enti locali che restano impotenti nell’indicare possibili percorsi condivisi. Questo approccio disomogeneo rischia di amplificare le disuguaglianze territoriali e di aggravare le difficoltà di aree già sotto pressione, come quelle metropolitane.
Per una vera sinergia territoriale, sarebbe fondamentale un’armonizzazione tra le politiche di sviluppo economico e le esigenze locali, tenendo conto delle capacità infrastrutturali e dei servizi disponibili. Solo così si potrà evitare di compromettere la qualità della vita nei territori e promuovere uno sviluppo sostenibile a lungo termine.







