
E’ stata una serata davvero particolare, piena di sorrisi, applausi e fiori colorati per i “debuttanti” in quell’atmosfera accogliente che caratterizza il teatro La Locandina, in una sala ancora una volta sold-out.
La Compagnia Teatrale Sipario Aperto ha presentato il Saggio finale del Laboratorio Teatrale sull’Arte dell’Attore, curato dal direttore artistico Carmine De Pascale, partendo dal sentito ricordo del Prof. Franco Pinto, storico formatore della compagnia.
Tra coloro che si affacciavano per la prima volta al mondo del teatro dal lato del palco e qualche giovane attore della compagnia, sono entrati in scena Marco Amantea, Dario Bonaduce, Lara Buonocore, Cristina De Pascale, Lucia Lacovara, Carmine Lago, Valerio Maiorino, Raffaele Mauri, Marica Oliva, Elisabetta Pisciotta e Teresa Sellitto, ognuno con le proprie preoccupazioni, ma anche tante aspettative per la conclusione di un percorso di formazione importante. E quando si è aperto il sipario, con “leggerezza” si sono messi tutti alla prova, con opere di autori famosi, quali Pirandello (Enrico IV), Goldoni (Mirandolina), Edmond Rostand (Cyrano di Bergerac), poesie di Totò, ma anche con testi dai contenuti socialmente importanti, come “Mi chiamo Valentina e credo nell’Amore”, il monologo di Noah Baumbach (dal film ”Storia di un matrimonio”) piuttosto che quello di Bartezzaghi (che Paola Cortellesi presentò ai David di Donatello nel 2018) e, ancora, il “Dialogo con Dio” di Massimo Troisi.
Saggio finale di laboratorio diviso in due parti
Un saggio finale con una prova individuale nella prima parte e una seconda, di gruppo, in cui la dizione corretta si è alternata al napoletano della sceneggiata “Isso, essa e ‘o malamente”, quasi come in un gioco per mettere a frutto lo studio del linguaggio teatrale, sulla presenza scenica e del lavoro sul personaggio, tutti temi approfonditi durante il laboratorio. Nella prima parte, infatti, sono arrivati al proscenio uno dopo l’altro con le loro emozioni e il pezzo scelto, catturando subito l’attenzione del pubblico e hanno, poi, chiuso la serata in gruppo con un meritatissimo applauso finale.
Intervista al direttore artistico, attore e formatore Carmine De Pascale
Ci siamo intrattenuti col direttore artistico Carmine De Pascale, che ha detto di aver lavorato bene coi ragazzi durante l’anno e di essere proprio soddisfatto del saggio finale e, aggiungiamo noi, anche di aver avvicinato gli allievi alla sceneggiata napoletana che, nata nei primi decenni del ‘900, è ormai destinata a scomparire; poi, ha risposto anche a qualche nostra domanda.

– Da direttore artistico e regista di questa compagnia teatrale, sottolinei spesso che il Teatro è “Amore” e non “Passione”: ci spieghi perché e da formatore, ora, come hai fatto a trasmettere questo principio agli allievi del laboratorio?
Perché l’Amore è un sentimento che rimane per tutta la vita, mentre la Passione, anche se molto forte, è momentanea, passa. Non si può trasmettere facilmente, ma basta essere di esempio, come ho fatto io, che faccio teatro da quasi 48 anni -non ne traggo lucro- ma solo, e ancora, sempre per Amore.
– Cosa spaventa di più gli allievi, “togliersi la maschera” o “mettersela?”
Sicuramente è sempre più difficile “togliere la maschera” e mettere a nudo le proprie emozioni, ma questo vale per tutti, non solo per gli attori; con la differenza che a teatro, poi, ci si “mette” sempre una maschera, perché l’attore vive esperienze di altri senza esporsi in prima persona.

– Questo laboratorio è il primo dopo che il Prof. Franco Pinto ci ha lasciati: come l’hai vissuto?
Sì, è stato il primo laboratorio del dopo Franco e, certo, è stato proprio un voler ricordare Franco e non disperdere né gettare al vento il suo lavoro, lui che per tantissimi anni è stato il direttore dei laboratori e l’ha fatto con grande amore. Sicuramente l’ho fatto con questo spirito e pensavo spesso a lui, ricordando di quando andavo a visitarlo durante il laboratorio e Franco era seduto lì in poltrona che impartiva le direttive agli allievi. Quest’anno l’ho fatto io, ma sempre con un pensiero rivolto a lui, perché Franco rimane nei nostri cuori.
Un passaggio di testimone, dunque, tra i soci fondatori del teatro La Locandina, per continuare la tradizione della formazione in memoria del maestro Franco Pinto.







