
A cura di Giovanni Coppola
Nelle ultime ore si è delineato con maggiore chiarezza il quadro dei candidati alla Regione provenienti dalla città di Scafati, ma dietro le designazioni si intravedono dinamiche che lasciano poco spazio all’autonomia locale. Le decisioni sembrano infatti rispondere più a logiche di priorità “dettate dalla regia” che a valutazioni di merito o di radicamento sul territorio.
Emblematico il caso di Filippo Sansone, che pur certo della propria candidatura si è trovato senza una collocazione stabile. Dopo aver inizialmente seguito l’On. Bicchielli in Forza Italia, Sansone ha improvvisamente cambiato direzione approdando in Noi Moderati. Secondo indiscrezioni, la scelta sarebbe stata dettata da un veto posto da Pasquale Aliberti, deciso a favorire la candidatura della figlia Rosaria Aliberti nelle fila di Forza Italia.
Anche sul fronte del centrosinistra le dinamiche non sembrano molto diverse. Nella lista di Alleanza Verdi e Sinistra, la preferenza è andata a Ignazio Tafuro, lasciando fuori Espedito Fontana, che ha quindi optato per una candidatura autonoma nella lista dei socialisti “Avanti”.
Nel frattempo, Virginia Fogliame, considerata donna di fiducia del neo segretario regionale del PD Piero De Luca, ha scelto di correre nella lista Campania Libera, a conferma di un intreccio di alleanze che va oltre i confini di partito.
Completano il quadro altri due nomi nel campo progressista: Alfonso Annunziata, candidato nella lista Fico Presidente, e Pasquale Magro, inserito nella coalizione “PER”.
Sul versante del centrodestra, il partito di governo Fratelli d’Italia ha puntato sulla quota rosa, scegliendo Daniela Ugliano, un profilo considerato valido e capace, tanto che qualcuno già ipotizza per lei un futuro da possibile candidata sindaco di Scafati.
Le candidature, dunque, sembrano riflettere più una partita giocata ai tavoli regionali e nazionali che una libera espressione delle realtà cittadine. A Scafati, come altrove, la sensazione è che le decisioni siano state prese “dall’alto”, confermando che, ancora una volta, le logiche di potere prevalgono sulle scelte del territorio.





