
C’erano una volta due regni sfavillanti chiamati “del buon governo” e “della buona scuola” in cui a regnare, tuttavia, erano stati posti mostri orripilanti che al Leviatano facevano un baffo.
Il popolo, per lo più dedito al chiacchiericcio da bar, al clientelismo e al leccamento a scopo di lucro, non poteva godere all’unanimità dei favori e delle promesse dei governanti, non vi era insomma il contentino per tutti.
Così l’Azzeccagarbugli del buon governo e Dr. Eggman della buona scuola si riunirono segretamente nel sottoscala della vecchia volpe e, siccome parlavano in rima, vennero registrati da alcuni cittadini e alunni:
Dottor Eggman: – Se ancor vogliam regnare qualche cosa dobbiam fare, per tenere tutti a bada senza alcun che se ne vada. Ai docenti darò ore da figure strumentali e ai bidelli qualche obolo per non farli sfigurare, tu, invece, potrai offrire un gettone a quell’ovile, senza mai dimenticare l’assessore che non vale, di cultura non si vive quindi feste, ape e olive!
Azzeccagarbugli: – Parla piano, Uomo uovo, vuoi avere un capo nuovo? Se qualcuno sta a sentire può rischiare di capire che non ce ne frega niente del paese e della gente, figuriamoci la scuola, meglio andare sull’aiuola del parchetto comunale, ora da valorizzare!
Mentre i due confabulavano e architettavano un piano per mantenere le dorate poltrone sotto i propri sederi gia ben comodi iure sanguinis, una donna intelligente, di nome Augusta, aveva sentito tutto e, dato che le piaceva la giustizia, spifferò con un megafono in pubblica piazza le idee dei due truffaldini.
Nelle sue parole, tuttavia, non vi era traccia di livore, nè mire espansionistiche o sete di potere:
“Amiche, compagni, cittadini ! Aprite gli occhi: il capo del buon governo e quello della buona scuola sono degli impostori!
Hanno come consiglieri e vicerè, collaboratori e lacchè, gentaglia che di noi, poveri diavoli, non gl’ importa un fico secco. Sono solo interessati ai soldi, al potere e al loro stuolo di amici indegni, senza arte nè parte. Se non ci credete, ascoltate le loro parole registrate.
Siamo ancora in tempo, nulla è perduto, perché, badate bene, miei pari, errare è umano, perseverare è diabolico. Non fidiamoci più dei volti puliti, delle voci suadenti, delle belle nomee, delle promesse effimere. Anch’io ci son cascata! A volte ciò che sembra oro vale quanto la polvere e dal letame invece nascono i fiori”.
Da quel discorso molta gente aprí gli occhi, risvegliandosi dal sonno dogmatico in cui era piombata per la voglia di cambiamento.
Non caddero subito i due lestofanti col loro seguito, ma di sicuro non poterono più prendere in giro la maggioranza delle persone in buona fede.
E vissero tutti almeno consapevoli, se non proprio contenti.
Annalisa Capaldo







