
L’italiano ha riscoperto l’arte di arrangiarsi. A dire il vero, non l’aveva mai dimenticata. Soltanto che oggi l’ha digitalizzata.
Il vecchio mercatino dell’usato è finito dentro il telefonino e ciò che una volta si regalava alla vicina, si passava alla cugina o restava per vent’anni a prendere polvere in cantina oggi viene fotografato, misurato, descritto e messo in vendita.
Non si butta quasi più niente. Si ricicla, si rivende, si scambia.
E così spopolano le bancarelle dell’usato, mentre sul web , , e sono diventati giganteschi mercatini nazionali.
L’italiano apre l’armadio e ormai non vede più soltanto una giacca che non mette dal 2019.
Vede 15 euro.
Se è firmata, 35.
Se qualcuno gli offre 12, si offende. Poi accetta.
Benvenuti nell’Italia del caro vita.
E attenzione: non è soltanto l’Italia di chi non arriva alla fine del mese. È sempre più spesso la classe media, quella che lavora, ha uno stipendio, magari una casa, eppure ha imparato a controllare dove finiscono anche i cinquanta centesimi.
La parola “usato”, peraltro, è stata sottoposta a un riuscitissimo intervento di chirurgia estetica linguistica: oggi si chiama second hand. E improvvisamente comprare una borsa appartenuta a qualcun altro non significa più risparmiare.
Significa essere sostenibili.
Che è molto più elegante.
Poi c’è l’e-commerce. Si compra e si vende ovunque, persino mentre si guardano video sui social. è diventato anche una vetrina commerciale, mentre piattaforme come hanno abituato il consumatore a cercare, confrontare e aspettare l’offerta senza neppure alzarsi dal divano.
Perché l’italiano del caro vita ha sviluppato un nuovo superpotere: non compra più, indaga.
Prima di acquistare qualcosa controlla il prezzo online, guarda se altrove costa meno, cerca il codice sconto, aspetta il Black Friday, il Prime Day, il coupon, la promozione. Il settore degli spedizionieri è fortemente in crescita. Le città si riempiono di Locker
Al supermercato raggiunge livelli ancora più sofisticati.
Basta aprire un portafoglio per trovare tessere fedeltà di ogni specie. Quando non sono nel portafoglio, sono nello smartphone: app, punti, buoni, sconti personalizzati.
La spesa è diventata una piccola operazione strategica.
“Questo oggi non lo prendo, domani è al 30%.”
Una frase che ormai potrebbe stare sullo stemma della Repubblica.
E quando il prezzo proprio non scende, l’italiano ha trovato un’altra soluzione: lo divide.
La rata, una volta riservata alla casa, alla macchina o al frigorifero, si è fatta piccola ed è entrata dappertutto. Acquisti online, telefoni, vacanze, servizi, trattamenti estetici.
Compra adesso, paga dopo.
Un sistema magnifico, soprattutto nel breve intervallo di tempo che separa “adesso” da “dopo”.
Ma la vera rivoluzione è forse un’altra: se costa troppo farselo fare, l’italiano impara a farselo da solo.
Le lampade UV per le unghie sono entrate nelle case. Semipermanente fai-da-te, capelli sistemati davanti allo specchio, piccoli lavori domestici imparati su Internet. Si recupera un mobile invece di sostituirlo, si tinteggia una parete, si impasta la pizza, si fa il pane.
Qualcuno coltiva persino un piccolo orto.
È curioso: ci sono voluti Internet, lo smartphone e migliaia di tutorial per riportare l’italiano esattamente dove si trovava sua nonna.
Solo che la nonna sapeva già fare tutto e non doveva sorbirsi prima quaranta secondi di pubblicità.
E quando risparmiare non basta, l’arte di arrangiarsi cambia direzione: bisogna inventarsi qualcosa da fare.
Il tavolo del soggiorno diventa un doposcuola. Qualche pomeriggio libero diventa babysitting. C’è chi assiste un anziano, chi fa pulizie, chi offre piccoli servizi.
E poi sono arrivati dog sitter e cat sitter. Il cane da portare a passeggio, il gatto da accudire mentre il proprietario è fuori: anche qualche ora disponibile può trasformarsi in una piccola entrata.
C’è naturalmente anche un’economia sommersa fatta di prestazioni e lavoretti in nero. Non è la parte edificante del fenomeno, ma esiste e racconta anch’essa il tentativo di arrotondare quando lo stipendio da solo comincia a stare stretto.
Chi invece possiede una capacità creativa può tentare un’altra strada. Su si vendono creazioni artigianali; con si costruisce un piccolo negozio online. Un hobby, una manualità, una buona idea possono diventare un microreddito.
Persino le vacanze sono entrate nella grande macchina nazionale dell’arrangiarsi.
Un tempo la partenza estiva poteva assomigliare a un trasloco: macchina piena fino al tetto, portabagagli carico, figli, valigie e provviste. Si partiva per settimane.
Quell’immagine familiare oggi è molto meno comune. I figli adulti prendono altre strade: amici, capitali europee, viaggi autonomi. E la vacanza si fa più corta e più agile.
L’appartamento può sostituire l’albergo, qualche pranzo si prepara in casa, al lido si alterna la spiaggia libera con l’ombrellone sotto il braccio.
E per mangiare fuori c’è lo street food: la pizza a portafoglio a Napoli, una focaccia o una pasta al pesto mangiata al porto di Genova.
Perché, a pensarci bene, il piatto di porcellana non ha mai reso il pesto più buono.
Questo è forse il punto.
Il caro vita non ha prodotto soltanto rinunce. Ha prodotto strategie.
L’italiano vende prima di buttare, compra usato prima di comprare nuovo, cerca lo sconto prima del prezzo pieno, rateizza, ripara, cucina, ricicla, confronta, impara e, quando può, trasforma quello che sa fare in qualche euro in più. È l’antica arte di arrangiarsi con strumenti nuovissimi.

Una volta c’erano il mercatino, l’orto e il passaparola.
Oggi ci sono Vinted, le app del supermercato, i tutorial, Etsy, Marketplace e le tre comode rate.
Cambiano gli strumenti.
L’italiano, quello no.
Quando la vita diventa più cara, prima di arrendersi prova sempre a trovare il modo di pagarla un po’ meno.







