
San Luca, il medico che scrisse il Vangelo. Oggi 18 ottobre il calendario cristiano ricorda San Luca, l’unico evangelista non ebreo e probabilmente l’unico con una formazione scientifica. Intorno a lui si sono intrecciati documenti, tradizioni popolari e leggende, tanto che distinguere i piani è la parte più interessante della sua storia.

Chi era San Luca: le fonti
Le notizie certe sono poche. Nella Lettera ai Colossesi (4,14) Paolo lo chiama “il caro medico” e lo nomina separatamente da quelli “venuti dalla circoncisione”, cioè dagli Ebrei, indizio di un’origine pagana. Lo storico Eusebio lo dice nato ad Antiochia di Siria, una delle città più grandi dell’impero. Le date di nascita e di conversione che circolano in molte biografie sono ricostruzioni tarde, quindi conviene trattarle con cautela. Luca non conobbe Gesù di persona; la sua opera nasce da testimonianze raccolte, come lui stesso dichiara nel prologo del Vangelo.

Il medico nel Vangelo: cosa dicono gli studiosi
Nel 1882 il biblista William Hobart elencò termini medici nel Vangelo e negli Atti, per esempio la descrizione di un uomo “pieno di lebbra” o della “grande febbre” della suocera di Pietro. Studi successivi, a partire da Henry Cadbury, hanno ridimensionato la tesi: molti di quei vocaboli appartenevano al greco colto dell’epoca e li usavano anche scrittori non medici. Resta il fatto che Luca scrive in un greco raffinato e descrive le guarigioni con precisione, aspetto che lo ha reso nei secoli il riferimento dei medici.
Compagno di Paolo: il “noi” degli Atti
Il passaggio dalla terza alla prima persona plurale negli Atti (da 16,10) viene letto come il momento in cui l’autore si unisce a Paolo, a Troade, nel viaggio verso la Macedonia. Luca lo segue poi a Filippi, a Mileto, a Gerusalemme e infine a Roma. Nell’ultima lettera a Timoteo Paolo scrive: “Solo Luca è con me” (2 Timoteo 4,11). È l’ultima notizia sicura che abbiamo di lui.
L’evangelista della misericordia
Sei miracoli e diciotto parabole compaiono solo nel suo Vangelo. Lì troviamo il Buon Samaritano, il Figlio prodigo, Lazzaro e il ricco Epulone, la peccatrice che lava i piedi di Gesù con le lacrime. Anche l’attenzione alle donne è un tratto distintivo: Annunciazione, Visita a Elisabetta, Magnificat e Presentazione al Tempio sono racconti che solo Luca ci ha tramandato. Per questo si ipotizza che abbia ascoltato direttamente testimoni vicini a Maria.
Perché il bue: il simbolo di Luca
Nel tetramorfo, la serie dei quattro simboli degli evangelisti, a Luca spetta il bue. Il Vangelo si apre nel Tempio di Gerusalemme con il sacerdote Zaccaria, padre del Battista, e il sacrificio degli animali richiama il tema del sacrificio di Cristo. Il bue rappresenta anche la mansuetudine e la fatica paziente.
Il pittore: dove finisce la storia e comincia la leggenda
La tradizione dice che Luca dipinse il volto di Maria con il Bambino. Non esiste alcuna prova storica, i primi riferimenti sono bizantini e successivi di secoli. La leggenda ha però avuto un effetto concreto: ha dato ai pittori un santo protettore e ha prodotto un numero impressionante di icone attribuite a lui, dalla Salus Populi Romani di Santa Maria Maggiore a Roma alla Madonna nera di Częstochowa in Polonia. Gli studi di storia dell’arte collocano queste opere in epoche molto più tarde.

Leggende e prodigi legati alle icone
I prodigi attribuiti a Luca sono quasi tutti prodigi delle immagini che portano il suo nome. Secondo la tradizione, nel 590 papa Gregorio Magno fece portare in processione la Salus Populi Romani per fermare una pestilenza a Roma. A Bologna, nel 1433, l’icona fu portata in città per invocare la fine di piogge che minacciavano i raccolti; da allora la discesa dell’immagine dal colle si ripete ogni anno. All’Impruneta, vicino a Firenze, una leggenda locale racconta che i buoi che trasportavano l’immagine si fermarono in un punto preciso e rifiutarono di proseguire, segno che lì doveva sorgere il santuario.
Le reliquie: Padova, Praga e Tebe
Le spoglie attribuite a Luca sarebbero state portate da Costantinopoli a Padova, dove oggi riposano nella basilica di Santa Giustina. Nel 1998 uno studio scientifico sui resti ha indicato un uomo vissuto tra il I e il II secolo, morto in età avanzata e con caratteristiche genetiche compatibili con un’origine siro-greca. Il cranio, secondo la tradizione, venne trasferito a Praga nel 1354 e si conserva nella cattedrale di San Vito. Nel 2000 la Chiesa di Padova ha donato una costola alla città greca di Tebe, dove secondo le fonti antiche Luca morì.
Dove si festeggia in Italia
Bologna: il Santuario della Madonna di San Luca sorge sul Colle della Guardia ed è raggiunto dal portico più lungo del mondo, con 666 arcate. Ogni anno a maggio l’icona scende in città in processione.
Impruneta (Firenze): intorno al 18 ottobre si svolge la Fiera di San Luca, antico mercato legato al santuario e alla tradizione della terracotta.
Padova: la basilica di Santa Giustina custodisce le reliquie e ospita le celebrazioni del santo.
Firenze: nel 1339 nacque il nucleo della Compagnia dei Pittori di San Luca presso l’ospedale di Santa Maria Nuova, erede dell’Arte dei Medici e Speziali. Il legame tra arte e medicina ha radici molto concrete: i pittori fornivano tavole anatomiche e illustrazioni di piante officinali.
Roma: l’Accademia di San Luca, fondata nel 1577, è una delle più antiche istituzioni artistiche d’Europa e ha sede accanto alla chiesa dei Santi Luca e Martina.
Altrove: molti ordini dei medici italiani celebrano messe e cerimonie per il santo patrono della professione.
Nel mondo
Nei Paesi Bassi e nelle Fiandre le gilde dei pittori si chiamavano “Gilde di San Luca”, e ad Anversa vi fu iscritto anche Rubens. In Repubblica Ceca la presenza del cranio a Praga lo rende un santo molto sentito. In Grecia la memoria di Tebe è tuttora viva. Le Chiese ortodosse lo ricordano a loro volta il 18 ottobre secondo il proprio calendario. In diversi paesi la data viene associata anche a celebrazioni dedicate ai medici.

Perché San Luca continua a parlare
Luca tiene insieme cura, parola e immagine. È il patrono di chi guarisce il corpo, di chi racconta e di chi dipinge, tre mestieri che il suo Vangelo mette insieme senza forzature. Per questo la sua festa, ogni anno, riunisce ospedali, accademie d’arte e santuari di campagna.




