

di Agostino Ingenito
I recenti episodi di scarichi anomali, cattivi odori e miasmi segnalati lungo gli affluenti del Sarno ripropongono una domanda che nell’Agro nocerino-sarnese non possiamo continuare ad eludere: in quali condizioni si trova oggi realmente il sistema di depurazione del bacino del Sarno?
È una domanda che non significa accusare preventivamente qualcuno né sostenere, senza dati, che i depuratori non funzionino. Significa chiedere trasparenza su infrastrutture decisive per la salute ambientale di un territorio sul quale, da decenni, vengono investite ingenti risorse pubbliche.
La storia del disinquinamento del Sarno viene da lontano. Dalla stagione dei commissariamenti governativi e dei primi grandi programmi di risanamento si arrivò progressivamente alla costruzione delle reti fognarie in territori che ne erano largamente sprovvisti, alla realizzazione dei collettori e infine alla messa in esercizio dei depuratori.
Fu un passaggio epocale. Ma proprio perché sono trascorsi tanti anni occorre oggi domandarsi se quegli impianti, progettati secondo tecnologie e dimensionamenti di un’altra fase storica, siano ancora pienamente adeguati ai carichi attuali, alla trasformazione del tessuto urbano e produttivo e agli standard ambientali che oggi siamo in grado di pretendere.
Le stesse fonti ufficiali dimostrano che il problema dell’adeguamento esiste. Nel programma degli interventi aggiornato da GORI al 31 dicembre 2025 risulta concluso il progetto di adeguamento dell’impianto di Scafati, mentre per il depuratore di Angri, relativo al comprensorio Medio Sarno sub 2 e 3, risultano lavori di adeguamento ancora in corso. Per un ulteriore lotto dell’impianto di Angri risulta inoltre avviato l’iter ambientale regionale.
Sono dati che rendono ancora più opportuna un’operazione trasparenza.
Chiediamo ad ARPAC Campania, GORI ed Ente Idrico Campano di mettere a disposizione una fotografia tecnica, aggiornata e comprensibile dello stato degli impianti del bacino.
Non una relazione burocratica, ma dati verificabili: capacità nominale ed effettiva degli impianti, quantità di reflui trattati, carichi in ingresso, qualità delle acque in uscita, eventuali superamenti, bypass, manutenzioni ordinarie e straordinarie, stato delle linee fanghi, consumi energetici, capacità residua e risultati dei controlli effettuati negli ultimi anni.
Perché la vera domanda non è soltanto se un depuratore sia formalmente “in esercizio”. Bisogna sapere come sta depurando.
E occorre valutare se le tecnologie utilizzate possano essere ulteriormente aggiornate attraverso sistemi più avanzati di trattamento, monitoraggio digitale continuo, sensoristica, recupero energetico, ottimizzazione dei fanghi e sistemi capaci di intercettare contaminanti che trent’anni fa neppure rappresentavano una priorità progettuale.
C’è poi un’altra questione che non possiamo nascondere.
Il “Grande Progetto Sarno” non nasce oggi. Nel 2012 la Regione annunciava un programma da 217,5 milioni di euro, di cui 200,8 milioni provenienti dal POR Campania FESR 2007-2013, destinato alla riqualificazione del fiume e alla sicurezza idraulica dell’Agro nocerino-sarnese e del bacino della Solofrana.
Quattordici anni dopo siamo ancora qui.
La programmazione FESR 2021-2027 ha previsto per il bacino idrografico del Sarno oltre 543 milioni di euro, comprendendo interventi di dragaggio, ripristino della funzionalità idraulica, vasche di laminazione e completamento del ciclo integrato delle acque.
Nel febbraio 2026 la stessa Regione ha indicato nel più ampio Programma Strategico di riqualificazione ambientale e contrasto al rischio idraulico del fiume Sarno investimenti complessivi superiori al miliardo di euro, circa la metà dei quali sostenuti da fondi europei. Una delegazione comprendente Commissione europea, Regione Campania, Ente Idrico Campano e GORI ha effettuato anche una visita tecnica agli interventi.
Dunque le risorse ci sono state e continuano ad esserci.
Il problema è trasformare definitivamente miliardi, programmi, delibere, conferenze di servizi e annunci in acqua realmente più pulita.
E qui bisogna avere il coraggio di affrontare anche il tema più scomodo: le vasche di laminazione. Sono previste da anni come componente fondamentale della strategia contro il rischio idraulico, ma la loro localizzazione ha prodotto resistenze e opposizioni sui territori interessati.
È comprensibile che ogni comunità chieda garanzie ambientali, sicurezza e corretto inserimento delle opere. Molto meno sostenibile è pretendere il risanamento complessivo del Sarno sostenendo contemporaneamente che ogni opera necessaria debba essere realizzata altrove.
Occorre superare questa contraddizione.
Non possiamo volere tutti il Sarno pulito e sicuro purché gli impianti, le vasche e le infrastrutture necessarie vengano costruite nel Comune vicino.
Nel frattempo qualcosa si muove. GORI ha comunicato nel luglio 2026 l’eliminazione di uno scarico a Mercato San Severino, con il collettamento verso il depuratore di Nocera Superiore dei reflui civili e industriali di un’area precedentemente critica. È un risultato concreto e va riconosciuto.
Ma proprio questi interventi dimostrano che la battaglia non è conclusa.
Per questo sarebbe opportuno istituire una verifica tecnica straordinaria dell’intero sistema depurativo del bacino del Sarno, con ARPAC per i controlli ambientali, GORI quale gestore, Ente Idrico Campano per la funzione di governo e controllo del servizio e Regione Campania per gli investimenti e la programmazione.
I risultati dovrebbero essere pubblici.
Per ciascun depuratore dovrebbe essere possibile conoscere cosa entra, cosa esce, quanto tratta, quali criticità presenta, quali lavori sono stati effettuati, quali devono ancora essere realizzati e quali tecnologie possono renderlo più efficiente.
Dopo decenni di commissari, progetti, fondi europei e promesse, il Sarno non ha più bisogno di una nuova stagione di annunci.
Ha bisogno di misurazioni, responsabilità, trasparenza e cantieri conclusi.
E forse il primo passo per risanarlo definitivamente è proprio questo: smettere di raccontarci che tutto procede secondo programma e avere il coraggio di verificare, numeri alla mano, come stanno realmente il fiume, i suoi affluenti, le fogne e i suoi depuratori.






