
Siviglia e Farris, ex eroi rossoneri, festeggiano la King Cup con Inzaghi. La Serie C non paga, l’Arabia Saudita sì.

Il calcio è rotondo, e a volte rotola fino in Arabia
Conosco una legge non scritta del calcio italiano che recita più o meno così: se sei bravo, vai in Serie A, se sei molto bravo, vai all’estero, se sei stato alla Nocerina, finisci a vincere coppe in Arabia Saudita con Simone Inzaghi. Nessuno lo aveva previsto, eppure eccoli lì: Sebastiano Siviglia e Massimiliano Farris, due nomi che i tifosi molossi portano nel cuore, a festeggiare la King Cup 2025-2026 sotto le stelle di Riad.
L’Al Hilal ha battuto 2-1 l’Al-Kholood in finale, con il gol decisivo di Theo Hernandez, ex mio pupillo al Milan prestato alla causa saudita, e Inzaghi ha alzato il suo primo trofeo fuori dall’Italia. Ma questa è storia nota, quella meno famosa è relativa ai suoi collaboratori, e di come due calciatori passati per le strade di Nocera siano arrivati fin lì.
Siviglia: dalla bugia al provino, fino alla King Cup
Sebastiano Siviglia nasce calcisticamente a Palizzi, in provincia di Reggio Calabria, e arriva alla Nocerina nell’ottobre del 1993 grazie ad una mezza bugia. Il suo procuratore lo presenta come esterno offensivo: Siviglia non è esattamente quello, ma accetta il provino, gioca da terzino e non esce più dal campo. Tre anni da molosso, 87 presenze, due promozioni consecutive, dalla C.N.D. alla C1, e una Serie B sfiorata nella stagione 1995-96, quella esaltante che ancora brucia ai tifosi della curva.
Da Nocera a Verona, poi Roma, Atalanta, Parma, Lecce e infine la Lazio, dove accumula oltre 150 presenze in Serie A e vince Coppa Italia e Supercoppe. Una carriera da oltre 500 partite nata con una bugia bianca sotto il sole di Torre Annunziata. Poetico. Oggi è il collaboratore tecnico di Inzaghi all’Al Hilal.
Farris: il viaggiatore instancabile che trovò casa accanto a Inzaghi
Massimiliano Farris ha una storia diversa.
Nato a Milano nel 1971, è il classico calciatore che ha girato l’Italia intera, Torino, Barletta, Ternana, Pisa, Pescara, Avellino, Lodigiani, Carrarese, prima di approdare alla Nocerina nel 2003, nella seconda parte di stagione, chiudendo così il suo cerchio meridionale.
Non era il ’95-’96 della grande Nocerina molossa, sia chiaro: Farris in quella stagione era al Pescara. Ma i rossoneri li ha vissuti lo stesso, da veterano di Serie C col curriculum di chi ha visto troppi cambi di maglia per contarli. Con 4 presenze in Serie A al Torino giovanissimo, e poi una vita da professionista serio e silenzioso nei campi della cadetteria italiana.
Il vero salto lo fa fuori dal campo: nel 2014 risponde alla chiamata della Lazio Primavera, dove trova un certo Simone Inzaghi in panchina. Da quel momento non si separano più. Lazio, Inter, Al Hilal. Una fedeltà quasi romantica, nel calcio degli ingaggi milionari.
La stagione molossa ’95-’96: quella che non si dimentica
Per capire perché questi nomi facciano ancora battere il cuore ai tifosi della Nocerina, bisogna tornare a quella stagione. La Nocerina 1995-96 è un’epopea di provincia: una squadra di C1 che sfiora la Serie B, con una rosa di giocatori veri, carattere da vendere e uno stadio che ruggiva come si conviene a chi porta il soprannome di Molossi. Siviglia era lì, terzino affidabile e granitico, simbolo di quella squadra che Del Neri portò vicino al grande salto.

E poi c’era Emanuele Cancellato, il re del gol, quello che abitava a Nocera Superiore e che qualcuno, una crazy girl di sedici anni e un sogno da realizzare, aveva intervistato a casa sua fingendosi giornalista. Per conoscere Siviglia, invece, la crazy girl.sovette prendere “il 4” e giungere a Vietri sul Mare, dove abitava il bel terzino calabrese.
Conclusione: il calcio è imprevedibile, e i Molossi anche
La King Cup 2025-2026 resterà nella storia dell’Al Hilal come il decimo titolo nella competizione. Resterà anche, in piccolo, nella memoria di chi ha vissuto la Nocerina rossonera degli anni Novanta: quella squadra di provincia, quei ragazzi, quelle domeniche al San Francesco.

Siviglia e Farris hanno fatto strada, lunga, tortuosa, a volte in Serie C, adesso in Arabia, ma alla fine, come i veri molossi, hanno azzannato il trofeo.







