
Un motto che è anche il titolo della mia tesi
Pessimismo dell’intelligenza, ottimismo della volontà: la lezione per non arrenderci. «Pessimismo dell’intelligenza, ottimismo della volontà» è il titolo della mia tesi di laurea in sociologia politica, discussa nel 2002. Da allora la frase mi accompagna, nella vita di tutti i giorni come nell’impegno civile, ed è diventata ancora più attuale in un tempo che ci mette ad ogni passo davanti ad un’emergenza.
Che cosa significa, in parole semplici
La formula contiene due questioni. La prima è il pessimismo dell’intelligenza, cioè il realismo lucido di chi guarda il mondo senza illusioni, ammette che i problemi sono grandi e che gli ostacoli esistono davvero. La seconda è l’ottimismo della volontà, cioè la scelta di agire comunque, di organizzarsi e di non arrendersi, anche quando tutto sembra remare contro.
Un ottimismo ad occhi chiusi non serve, perché non ci fa vedere i pericoli, ma una disperazione che ci paralizza non é proprio da computare perché ci toglie la forza di cambiare le cose.

Romain Rolland, il vero autore della frase
Sono molti ad attribuire il motto ad Antonio Gramsci, ma a coniarlo è stato lo scrittore francese Romain Rolland, premio Nobel per la letteratura nel 1915. Lo ha ricordato anche Alfio Squillaci, nel pensierino scritto per gli ottant’anni dalla morte di Gramsci, avvenuta il 27 aprile 1937: fu lo stesso Gramsci a precisare la paternità della formula.

Gramsci, una spugna che ha fatto scuola
Il pensatore sardo ha reso il motto un programma politico e morale. Nei Quaderni del carcere, rimasti sotto forma di appunti sparsi per cause di forza maggiore, ha preso e rielaborato espressioni nate altrove, con la curiosità di una formidabile spugna. «Blocco storico» è di Georges Sorel, «riforma intellettuale e morale» di Ernest Renan, «conquista regia» di Alfredo Oriani, «rivoluzione passiva» di Vincenzo Cuoco, «nazional-popolare» di Ruggero Bonghi. Lo ricorda Raul Mordenti nel suo saggio sui Quaderni, pubblicato da Einaudi nel 1996.
Non è un furto, è una consuetudine pacifica tra i pensatori. Lo stesso Marx ha attinto ad altri, se è vero che «da ciascuno secondo le proprie capacità, ad ognuno secondo i propri bisogni» era di Saint-Simon e «dittatura del proletariato» di Auguste Blanqui. Anche il termine «comunismo» nasce nella pubblicistica francese del Settecento, forse con Cabet o con Rétif de la Bretonne.
La filosofia della prassi e l’uomo che rovescia l’ambiente
Un altro prestito riguarda la «filosofia della prassi», l’espressione con cui Gramsci indicava il marxismo, anche per sfuggire alla censura carceraria. È di Rodolfo Mondolfo, che nel tradurre le Glosse a Feuerbach rese «umwälzende Praxis» con «prassi rovesciata». Come ricorda Norberto Bobbio, sarebbe stato più corretto «prassi rovesciante».
La sfumatura è decisiva: l’uomo non subisce passivamente l’ambiente, è lui a trasformarlo con l’azione. Qui sta il cuore dell’ottimismo della volontà, perché nessuna condizione è un destino già scritto.
Pessimisti nell’intelletto, per conoscere i nostri limiti
Essere pessimisti con la ragione significa guardare in faccia i nostri limiti. Chi li conosce valuta meglio anche le proprie potenzialità, perché sa dove investire le energie ed ha imparato ad evitare gli errori più prevedibili. Infatti vedere in anticipo le minacce permette di saltare gli ostacoli con cautela, ed è la stessa idea racchiusa nella frase di Emerson: «Fa sempre quello che hai paura di fare».
Perché ci attirano le cattive notizie
Siamo più predisposti ad essere attenti verso ciò che allarma, ereditiamo un cervello primitivo che si metteva in guardia davanti agli animali pericolosi. Oggi i mammuth non ci sono più, ma quel meccanismo resta acceso e ci tiene in una modalità di crisi continua. Su questa propensione speculano populisti e sovranisti, che hanno tutto l’interesse ad alimentare la paura.
Siamo però abbastanza intelligenti da distinguere le fonti buone da quelle cattive. Il brutto contamina molto più di quanto la bellezza riesca a salvare, ed è inutile assecondare chi ci propina soltanto brutture.
L’ottimismo di chi sceglie di essere contento
La newsletter di Michil, imprenditore dell’ospitalità tra la Val d’Orcia e le Dolomiti, porta un esempio quotidiano di questa scelta. Racconta di rispondere «sono contento» ad ogni «come stai?», di salutare il sole, di lasciare in albergo i problemi di lavoro e di non fare più il cassonetto delle lamentele altrui. Non ignora le zone grigie né i drammi contemporanei, ma ricorda che il contributo di un semplice sorriso può accendere un fiammifero in un buco nero.
Il suo ottimismo, che in fondo è pure il mio, è un ingrediente della resilienza, non una forma di egoismo. Chi coltiva soltanto il proprio giardino finisce per non vedere nulla, mentre chi mantiene lo sguardo aperto sul mondo può permettersi di essere felice senza voltarsi dall’altra parte.
Quando ci sentiamo impotenti
Ci si deprime quando si pensa di non poter cambiare nulla. Succede davanti alla crisi climatica, che percepiamo lontana nel tempo e troppo grande per le nostre mani, ed è lo stesso meccanismo per cui le barche che affondano nel Mediterraneo hanno smesso di scuoterci. Così anche per il cambiamento politico, culturale e sociale spesso ci lasciamo prendere dallo sconforto e dalla paura che nulla potrà mai cambiare. Tuttavia se non ci proviamo, se non mostriamo coraggio, nemmeno potremmo mai lamentarci invano. Dunque il pessimismo è facile, consolatorio, aiuta lo scaricabarile, ma non serve ad alcun cambiamento.
Nella vita di tutti i giorni e nella politica
La formula di Rolland e di Gramsci vale ad ogni livello. Nella vita privata ci chiede di riconoscere con onestà i nostri limiti e di continuare a provarci lo stesso. In politica ci chiede di non accontentarci delle risposte facili e di partecipare, informandoci ed impegnandoci, anche quando gli altri tentano di scoraggiarci con il ritornello che nulla può cambiare.
Una scelta che ci riguarda tutti
Pessimismo dell’intelligenza significa lucidità, ottimismo della volontà significa coraggio. Insieme sono un metodo, prima ancora che un motto: guardare la realtà per quella che è, senza edulcorarla, ed agire con la convinzione che ciascuno possa fare la propria parte. Non arrendersi è una scelta quotidiana, ed oggi è forse la più preziosa che abbiamo.
https://it.wikipedia.org/wiki/Pessimismo_dell%27intelligenza,_ottimismo_della_volont%C3%A0







