Dalla ricerca spirituale alla scelta di esporsi pubblicamente, fino alla nascita di un progetto che unisce veggenza, medianità, sensitività divinatoria, cartomanzia evolutiva e divulgazione sui social. Kitzi Valtancoli, conosciuta come Streghetta Vagabonda, racconta il percorso che l’ha portata a trasformare un’esperienza personale in una realtà da condividere con gli altri. Tra nuove collaborazioni, incontri dal vivo e il progetto del suo primo libro, riflette anche sulle responsabilità di chi opera in un ambito delicato, dove il confine tra offrire sostegno e alimentare false certezze richiede attenzione e consapevolezza.
Kitzi Valtancoli o Streghetta Vagabonda: dove finisce la donna e dove comincia il personaggio? Oppure, con il tempo, queste due identità sono diventate inseparabili?
Streghetta Vagabonda nasce dal vissuto di una donna che ha scelto di trasformare le proprie esperienze, comprese le sofferenze del passato, in un messaggio di speranza: tutti possiamo brillare. Se un tempo c’era soltanto Kitzi, con la sua storia personale e le difficoltà affrontate, oggi a lei si affianca un personaggio pubblico che porta quella storia all’esterno, condividendola attraverso i social e le dirette. Le due dimensioni si intrecciano sempre di più: la donna, con le sue fragilità e il suo vissuto, alimenta il personaggio, che a sua volta diventa uno strumento per trasmettere agli altri un messaggio di fiducia e incoraggiamento. Perché, in fondo, è proprio dalla propria esperienza che Streghetta Vagabonda trae la forza per ricordare a tutti che, nonostante le difficoltà, ognuno può trovare la propria luce e imparare a brillare.
C’è stato un episodio preciso della sua vita che le ha fatto capire che la spiritualità non sarebbe rimasta soltanto una dimensione privata, ma sarebbe diventata qualcosa da condividere con gli altri?
La mia ricerca spirituale è iniziata in un momento molto difficile della mia vita, quando ho trovato in essa un’ancora di salvezza. Da quel momento ho cominciato a esplorare il mio sentire e a conoscere più a fondo il mio dono. Già tra il 2022 e il 2023 sognavo di creare un salotto spirituale, una sorta di caffè esoterico dove incontrare le persone e condividere con loro questo mondo. Allora, però, era soltanto un desiderio, qualcosa che immaginavo senza pensare che un giorno potesse davvero realizzarsi. A metà del 2025 ho iniziato a guardare a quel sogno con occhi diversi. Mi sono chiesta perché non provare a trasformarlo in qualcosa di concreto, soprattutto sapendo di poter aiutare davvero gli altri. Mi sono detta: «Questo è il mio sogno, questo è il mio progetto. Se quello che faccio può essere utile alle persone, perché dovrei avere paura di farne la mia attività principale?». Da lì ho cominciato a credere sempre di più in me stessa e a costruire, passo dopo passo, il percorso che oggi sta prendendo forma.
Quanto le è costato, sul piano personale, scegliere di esporsi pubblicamente in un ambito che ancora oggi divide profondamente le opinioni? Ha mai perso rapporti e opportunità a causa di questa scelta?
Espormi pubblicamente è stato senza dubbio il passo più difficile. Quando prendi consapevolezza del tuo dono, infatti, non è sempre facile trovare il coraggio di raccontarlo, soprattutto perché temi che gli altri possano non comprenderti o non essere pronti ad accettarlo. Nel mio caso, questa paura era legata anche al contesto familiare: mia madre condivide il mio dono, ma una parte della mia famiglia non crede affatto in queste realtà. Nell’aprile del 2026 ho deciso di fare un passo importante, dichiarando apertamente: «Sono una sensitiva, una veggente, una medium». Non è stato semplice, perché sapevo che da quel momento avrei esposto una parte molto personale di me al giudizio di tante persone. C’è una grande differenza tra condividere il proprio dono nella cerchia degli amici o con chi si rivolge a te per un consulto e parlarne pubblicamente. Quando scegli di esporti, devi mettere in conto anche lo scetticismo, i pregiudizi e il rischio che qualcuno metta in dubbio la tua buona fede. Il mondo spirituale, del resto, è ancora oggi guardato con diffidenza. Per questo, durante le mie dirette, cerco sempre di essere chiara e trasparente: spiego che ho una partita IVA, che svolgo regolarmente la mia attività alla luce del sole e che il mio intento è portare messaggi e aiutare le persone. Credo che la trasparenza sia fondamentale per far conoscere il mio lavoro e dimostrare che, dietro la scelta di espormi, c’è soprattutto il desiderio di mettere il mio dono al servizio degli altri. Però c’è sempre tanto pregiudizio. Si pensa spesso che quello che dico, o quello che dicono anche i miei colleghi, perché non sono l’unica e questo mondo si sta diffondendo, siano solo cavolate. Invece non è così: il dono esiste, è l’operatore che deve far capire come leggere queste predizioni e come interpretare un esito delle carte.
Parla spesso di sensitività divinatoria e cartomanzia evolutiva. Qual è, secondo lei, la differenza sostanziale tra cercare di conoscere il proprio futuro e imparare a interpretare meglio il proprio presente?
La cosa più importante, per me, è insegnare alle persone a interpretare correttamente una lettura delle carte e una predizione. Pratico la sensitività divinatoria e la cartomanzia evolutiva: non mi limito a leggere le carte, ma parto da una mia sensibilità, che trova nelle carte un’ulteriore conferma. Le interpreto in chiave evolutiva, andando oltre il significato tradizionale di ogni singola carta e considerando anche le figure e il modo in cui si combinano tra loro. Spesso, infatti, manca proprio la consapevolezza di come interpretare una lettura. Quando apro le carte o utilizzo la mia sensibilità, il mio obiettivo è offrire consigli e spunti di riflessione, aiutando la persona a comprendere meglio la situazione che sta vivendo, proprio come farebbe un’amica, mostrando anche altri punti di vista e spunti di riflessione. Molte persone, invece, si rivolgono alle carte aspettandosi risposte certe sul futuro e tempistiche precise. È vero che, come sensitiva e medium, molto spesso mi capita di percepire eventi che poi si verificano, ma bisogna ricordare che ognuno di noi ha il libero arbitrio ed una predizione non detta nel modo eticamente corretto può influenzare le scelte e le azioni del consultante. Per questo motivo anche se talvolta per me è possibile stabilire dei tempi, tendo a mediare sempre il passaggio di questa informazione. Ovvio che si parla sempre di tempistiche approssimative e non certe. Ad esempio i semi delle carte sono molto utili per questo tipo di indicazione e possono suggerire eventi più vicini o più lontani nel tempo. Ricordiamo però che si legge di solito il consultante sulle energie attuali che possono cambiare in qualsiasi momento non solo per il libero arbitrio ma anche per condizionamenti esterni e talvolta per un pensiero insistente del consultante sull’evento predetto. Purtroppo, a volte si tende a considerare le carte come una sorta di distributore automatico di risposte: si pone una domanda e ci si aspetta una soluzione immediata. In realtà, una lettura dovrebbe essere accolta soprattutto come un consiglio, un’occasione per riflettere e guardare con maggiore consapevolezza a ciò che si sta vivendo e a ciò che potrebbe accadere. Dunque, ribadisco, è fondamentale comprendere che le situazioni possono cambiare in qualsiasi momento, proprio perché le nostre scelte e il nostro libero arbitrio possono influenzare il corso degli eventi.
Viviamo in un’epoca in cui la scienza richiede prove verificabili, mentre la spiritualità si fonda spesso su esperienze personali. Come risponde a chi considera la sensitività e la cartomanzia semplicemente forme di suggestione?
Attraverso le mie dirette su “TikTok” cerco ogni volta di fare informazione e promuovere una maggiore consapevolezza sul mondo spirituale, un ambito che suscita opinioni molto diverse. C’è chi si affida alla fede e alla tradizione cristiana, chi guarda a queste pratiche con scetticismo e chi non ci crede affatto. È comprensibile che la scienza richieda prove verificabili, ma credo che, quando durante una predizione o una lettura racconto a una persona dettagli del suo passato che non potrei conoscere, possa nascere spontaneamente una domanda: come faccio a sapere queste cose? Naturalmente, non tutti si convincono e ognuno è libero di mantenere le proprie idee. Tuttavia, quando una persona riconosce nelle mie parole dettagli significativi della propria storia, può sicuramente fermarsi a riflettere e concedersi la possibilità di approfondire. Durante le dirette capita spesso di incontrare persone che mi criticano, mi offendono o mi accusano di essere una ciarlatana. Cerco, però, di non fermarmi allo scontro, ma di trasformarlo in un’occasione di confronto. Credo che il valore più grande di quello che faccio sia proprio la possibilità di dialogare anche con chi parte da posizioni completamente diverse dalle mie. Per questo invito sempre le persone a esprimere liberamente il proprio punto di vista: «Confrontiamoci, raccontiamoci le nostre opinioni. Io ti spiego come la penso e tu raccontami la tua». Non è necessario essere d’accordo su tutto, ma è importante essere disposti ad ascoltarsi. Il fatto che anche persone scettiche, che magari non hanno mai creduto nella spiritualità o nella divinazione, scelgano di fermarsi a parlare con me durante le dirette è già una grande soddisfazione. Riuscire a creare un dialogo, superando almeno in parte i pregiudizi, è per me una vittoria importante.
Tra i suoi nuovi progetti ci sono consulenze astro-karmico-spirituali che collegano la posizione dei pianeti al tema delle vite passate. Quale significato attribuisce a questo legame e come lo spiegherebbe a qualcuno che si avvicina per la prima volta a questa disciplina?
È un tema che mi interessa molto e che ho avuto modo di approfondire grazie all’incontro con Daniela Donati, una studiosa di astrologia che è diventata per me una figura importante, sia dal punto di vista professionale sia per la mia crescita personale. Prima di conoscerla, non sapevo che fosse possibile leggere il tema natale anche in chiave karmica. Io esploro gli aspetti legati alle vite passate attraverso il pendolo e le carte, mentre Daniela utilizza l’astrologia e lo studio del tema natale. Abbiamo così deciso di unire le nostre competenze e sperimentare insieme questa nuova forma di consulenza, scoprendo quanto i nostri approcci potessero integrarsi. Per comprendere meglio questo strumento, ho scelto di sottopormi anch’io a una lettura astrologico-karmica, così da poterlo conoscere in prima persona e inserirlo nel mio lavoro. Questa esperienza mi ha aiutata a comprendere quanto possa essere interessante esplorare il proprio percorso attraverso una prospettiva diversa. Nella mia visione, infatti, il karma non è una punizione, ma lo specchio delle nostre azioni: ciò che diamo, in qualche modo, ritorna. Lo stesso principio guida il lavoro che svolgo attraverso la numerologia e i Tarocchi, che permette di partire dalla data di nascita per riflettere su chi siamo, su chi potremmo essere stati e sulla direzione verso cui desideriamo andare. Questo approccio può aiutarci anche a riconoscere quelle situazioni che si ripetono nel corso della vita e a cercare di comprenderne le ragioni attraverso una lettura karmica. L’obiettivo è individuare quelli che definiamo nodi karmici e capire come affrontarli, trasformando queste riflessioni in un’occasione di crescita e di maggiore consapevolezza di sé.
Il concetto di karma viene spesso utilizzato per spiegare sofferenze, incontri e avvenimenti della nostra vita. Non esiste il rischio che questa interpretazione porti qualcuno ad accettare passivamente situazioni che invece potrebbe cambiare?
Il karma è un concetto particolare, perché spesso viene associato all’idea di una punizione. Io, invece, lo considero il riflesso delle nostre azioni, un principio di causa ed effetto secondo cui ciò che diamo, in qualche modo, ritorna. Nella mia visione spirituale, questo principio riguarda sia l’universo sia Dio: se seminiamo qualcosa di positivo, raccoglieremo frutti positivi, mentre le azioni negative possono portare con sé conseguenze altrettanto negative. Questo, però, non significa che dobbiamo accettare passivamente tutto ciò che ci accade. Anzi, la prima cosa che cerco di trasmettere alle persone che si rivolgono a me è l’importanza di credere in se stesse, riconoscere il proprio valore e imparare ad amarsi. Quando non riusciamo a farlo, alcune situazioni possono diventare un’occasione per fermarci, riflettere e capire che è arrivato il momento di cambiare direzione. Anche io ho affrontato momenti difficili, che preferisco considerare sfide e opportunità di crescita. Ognuno di noi, infatti, può scegliere come affrontare ciò che la vita gli mette davanti: possiamo cogliere l’occasione per imparare e intraprendere una strada diversa, oppure continuare a percorrere quella di sempre. Secondo la mia visione spirituale, l’universo e Dio ci accompagnano verso la nostra destinazione e, finché non troviamo la strada giusta, possono presentarci nuove prove per aiutarci a ritrovare la luce anche nei momenti più bui. L’importante è non limitarsi a subire ciò che accade, ma imparare a interrogarsi e a guardare le situazioni da una prospettiva diversa, cercando di capire che cosa possiamo fare per cambiarle. Credo che, nel corso della vita, arrivi per tutti un momento in cui si sente il bisogno di avvicinarsi alla propria dimensione spirituale. È un percorso che ci permette di rileggere le nostre esperienze con occhi nuovi e di comprendere meglio noi stessi. È proprio questo il messaggio che cerco di trasmettere attraverso Streghetta Vagabonda: aiutare le persone a ritrovare la propria luce e a credere nelle proprie possibilità. Durante le consulenze condivido strumenti e tecniche che aiutano a lavorare su se stessi e a cambiare il modo di affrontare le difficoltà. Sono approcci che hanno contribuito a trasformare il mio modo di vedere la vita e che oggi desidero mettere a disposizione degli altri, affinché ciascuno possa trovare la propria strada per tornare a brillare.
La collaborazione con Daniela Donati introduce una componente astrologica più strutturata nel suo percorso. Che cosa ha scoperto attraverso questo confronto che ha modificato, o magari messo in discussione, alcune delle sue convinzioni precedenti?
L’astrologia mi ha sempre affascinata, anche perché mia madre si è dedicata a questa disciplina per tanti anni e, crescendo, ho avuto modo di avvicinarmi a questo mondo che, comunque, mi era piuttosto familiare. Non avevo mai pensato, però, che l’astrologia potesse essere integrata con la numerologia e la cartomanzia. L’incontro con Daniela Donati, studiosa di astrologia da oltre trent’anni, è stato fondamentale per ampliare il mio sguardo. Daniela ha una conoscenza approfondita degli archetipi e dei segni zodiacali e realizza i temi natali attraverso un lavoro accurato, analizzando a mano le posizioni dei pianeti. Il confronto con lei è diventato costante: condividiamo idee, ci scambiamo esperienze e cerchiamo continuamente nuovi modi per mettere in relazione le nostre competenze. È proprio grazie a questo scambio che ho scoperto quanto l’astrologia, soprattutto nella sua dimensione evolutiva ed etnica, possa intrecciarsi con il mio approccio spirituale e divinatorio. Un esempio è la matrice del destino, che mette in relazione la data di nascita con i numeri, il segno zodiacale e gli archetipi dei Tarocchi. Questa collaborazione mi ha permesso di guardare all’astrologia con occhi nuovi, andando oltre il tradizionale oroscopo dei segni e scoprendo come simboli, numeri e carte possano dialogare tra loro. È un percorso di crescita reciproca, perché anche Daniela ha arricchito le proprie conoscenze attraverso il nostro confronto. Del resto, lei stessa si occupa di Tarocchi e ha dedicato a questo tema un libro, oltre ad aver pubblicato altre opere. Insieme stiamo esplorando nuove possibilità per approfondire la conoscenza della persona, del suo percorso e, nella nostra prospettiva spirituale, delle vite passate, integrando la lettura astrologica con quella divinatoria. È un’esperienza che continua a insegnarmi molto e che mi sta aiutando a scoprire nuove sfumature del mio stesso lavoro.
La sua partecipazione a “Oltre il Red Carpet” a Venezia l’ha portata in un contesto legato alla visibilità e al mondo dello spettacolo. Quanto è difficile mantenere autentico il messaggio spirituale quando entra nelle dinamiche della notorietà e della comunicazione mediatica?
Partecipare a “Oltre il Red Carpet” a Venezia è stata un’esperienza bellissima, anche perché sono convinta che nulla accada per caso. Tutto è iniziato durante una notte in cui non riuscivo a dormire. Mentre riflettevo su come far crescere Streghetta Vagabonda, mi è apparso sui social un contenuto sponsorizzato dedicato a questo format, ideato da Kevin Sacchi e Monica Lazar, due ragazzi giovani e intraprendenti. Ho deciso così di candidarmi, senza immaginare che quella scelta mi avrebbe portata a vivere un’esperienza tanto significativa. Streghetta Vagabonda è nata da poco, il 19 marzo, e vedere che il progetto sta crescendo e comincia a farsi conoscere è per me una grande soddisfazione. Oggi considero la visibilità un’opportunità per raggiungere più persone, condividere il mio messaggio spirituale e trasmettere la convinzione che ognuno di noi possa trovare la propria strada e imparare a brillare. Essere finita su una testata nazionale come “VIP” è stato sicuramente molto emozionante, così come incontrare persone famose che, durante l’evento, hanno voluto farsi leggere le carte da me. Sono momenti che mi fanno piacere, ma il valore più grande di queste esperienze sta nella possibilità di far conoscere il mio lavoro anche a chi, altrimenti, difficilmente sarebbe entrato in contatto con il mio mondo. La notorietà, quindi, non è un fine, ma uno strumento per portare il mio messaggio a un pubblico sempre più ampio. Non nego che mi faccia piacere ricevere attenzione e vivere queste opportunità, ma ciò che mi sta davvero a cuore è poter raccontare chi sono e aiutare le persone a credere nelle proprie possibilità. Con Kevin e Monica stiamo già valutando nuove collaborazioni, che racconterò quando sarà il momento. Sono felice delle opportunità che stanno arrivando, perché mi permettono di far crescere il progetto senza perdere di vista ciò che conta davvero: usare la mia visibilità per incoraggiare gli altri a ritrovare la propria luce e a credere che, nonostante le difficoltà, possano costruire il futuro che desiderano.
Il 24 novembre inizierà una nuova esperienza con “Torino Web TV” insieme a Daniela Donati. Quale spazio pensa possa avere oggi la spiritualità in televisione e quale responsabilità comporta rivolgersi a un pubblico che potrebbe prendere le vostre parole come verità assolute?
L’esperienza con “Torino Web TV” sarà sicuramente bellissima e molto importante per me. Anche questa opportunità è nata quasi per caso, durante una delle tante chiacchierate con Daniela Donati. Ormai, oltre a essere collaboratrici, siamo diventate anche grandi amiche e stiamo riscoprendo insieme quegli aspetti dell’amicizia autentica che, a volte, con il tempo si rischia di dimenticare. È proprio da questo rapporto sincero e spontaneo che è nata l’idea di intraprendere questa nuova avventura. Il nostro primo appuntamento sarà il 24 novembre alle ore 12:30, in diretta su “Torino Web TV”. Colgo l’occasione per invitare tutti a seguirci, perché ci saranno anche delle sorprese! Sarà un’importante occasione per condividere e approfondire i mondi mio e di Daniela e il bellissimo nodo di congiunzione. Cercheremo di offrire al pubblico spunti di riflessione, messaggi di luce e parole capaci di trasmettere speranza, incoraggiamento e fiducia, sempre con uno sguardo positivo sulla vita. Ci presenteremo come una squadra, mettendo al centro la nostra collaborazione, la sintonia che ci unisce e la passione che condividiamo. Non sarò soltanto la Streghetta Vagabonda: Daniela ha scritto un libro intitolato “Alla luce delle stelle” e, proprio da questa bella unione, nasce anche la nostra identità comune: le Stelle Vagabonde. Credo che oggi la spiritualità possa trovare uno spazio significativo anche in televisione, a patto che venga proposta con sensibilità, consapevolezza e rispetto. Quando ci si rivolge a un pubblico, infatti, è fondamentale ricordare che le proprie parole possono avere un peso importante per chi ascolta. Per questo motivo, ritengo essenziale non presentare mai un messaggio come una verità assoluta, né alimentare aspettative o certezze che potrebbero condizionare le scelte delle persone. Anche nella mia esperienza con i consultanti, cerco sempre di prestare molta attenzione al modo in cui comunico ciò che emerge da una lettura. Non direi mai: «Succederà sicuramente questo nel giorno X». Preferisco spiegare che, in un determinato momento, sulla base delle energie che una persona sente di avere a disposizione, potrebbero presentarsi alcune possibilità o situazioni. La differenza è fondamentale: non si tratta di stabilire un destino inevitabile, ma di offrire una prospettiva che possa aiutare a riflettere sul proprio percorso, senza togliere spazio al libero arbitrio. Questo, per me, è il vero segreto di una comunicazione spirituale responsabile: saper trasmettere un messaggio con le parole giuste, ricordando che ciò che viene condiviso non deve mai trasformarsi in una certezza assoluta. Le possibilità da esplorare sono tante, ma è importante comunicarle con delicatezza, evitando di alimentare illusioni o speranze fondate su promesse che nessuno può garantire.
Come si può evitare che una persona sviluppi una dipendenza dalle consulenze di cartomanzia?
È un tema molto interessante e delicato, perché il rischio di sviluppare una dipendenza dalle consulenze di cartomanzia esiste e non deve essere sottovalutato. Credo che la responsabilità dell’operatore sia fondamentale: non basta saper leggere le carte, bisogna anche essere consapevoli dell’influenza che le proprie parole possono avere sulle persone. Proprio per questo, sto pensando di ampliare una sezione del mio sito, introducendo un calendario che permetta a chi ne sente la necessità di contattarmi per pormi una domanda. Allo stesso tempo, però, ho stabilito delle regole precise con i miei consultanti, sulle quali non transigo: le consulenze non possono diventare un appuntamento settimanale, soprattutto quando la situazione da analizzare è sempre la stessa. Una mia consulenza approfondita può durare anche un’ora e mezza o due. Dedico alla persona tutto il tempo necessario per ascoltarla, parlare con lei e aiutarla a comprendere meglio ciò che sta vivendo. Il mio obiettivo non è soltanto rispondere alla domanda che mi viene posta, ma offrire anche strumenti utili per lavorare su se stessi e guardare la propria situazione da una prospettiva diversa, senza rimanere eccessivamente concentrati sull’oggetto del consulto. Per me, stabilire dei limiti è indispensabile. Faccio un esempio concreto: se una persona mi chiede se “Giampirlo/a” ,come chiamo affettuosamente le controparti amorose, tornerà nella sua vita e, dopo appena una settimana, mi ripropone la stessa domanda, io non apro nuovamente le carte. Preferisco restare al telefono un po’ più a lungo, parlare con lei e cercare di capire come aiutarla a liberarsi da quel pensiero ricorrente che rischia di diventare un’ossessione. In quel momento, ritengo che un’altra lettura non sarebbe utile. Purtroppo, è proprio l’operatore, se non stabilisce regole chiare, a poter contribuire alla nascita di una dipendenza. Quando una persona è fragile o attraversa un momento difficile, può sentire il bisogno di cercare continuamente rassicurazioni, soprattutto se non riesce a trovare nelle risposte ricevute quella tranquillità che desidera. Per questo motivo, ritengo che una consulenza possa essere sufficiente una volta al mese, quando ci sono stati cambiamenti significativi. Se, invece, la situazione è rimasta invariata, posso anche decidere di non procedere con un nuovo consulto. Non bisogna pensare che ogni richiesta debba necessariamente essere accettata: a volte, la scelta più giusta è proprio quella di fermarsi. Un altro aspetto importante riguarda il modo in cui si comunica. Mi è capitato, anche nella mia esperienza personale con cartomanti e sensitivi, di sentire frasi come: «C’è un blocco, qualcosa impedisce alla situazione di evolversi». Bisogna fare molta attenzione a queste espressioni, perché possono lasciare la persona in una condizione di attesa e incertezza, spingendola a richiamare la settimana successiva per sapere se qualcosa sia cambiato e, magari, a ripetere lo stesso comportamento ancora e ancora. È proprio l’operatore che deve avere la consapevolezza e la responsabilità di interrompere questo circolo, evitando di alimentare aspettative e richieste continue. Bisogna essere chiari ed esaustivi, senza lasciare volutamente questioni in sospeso per indurre il consultante a tornare. Non si può pensare soltanto al guadagno economico. Se una persona chiede una consulenza, non significa che sia sempre opportuno accettare. A volte bisogna saper rinunciare a un consulto perché non è il momento giusto, oppure perché ci si rende conto che la persona è troppo vulnerabile e rischia di interpretare ciò che emerge dalle carte come una verità assoluta, arrivando a basare su quelle risposte le proprie decisioni. In questi casi, bisogna avere il coraggio di dire di no e, quando necessario, suggerire alla persona di rivolgersi a un professionista qualificato, soprattutto se il bisogno di consultare le carte diventa difficile da controllare e condiziona la vita quotidiana. Credo che la vera professionalità si dimostri anche nella capacità di riconoscere quando è il momento di fermarsi. La responsabilità di un operatore non consiste nel fare più consulti possibili, ma nel tutelare il benessere di chi si affida a lui. A volte, la cosa più importante non è offrire un’altra risposta, ma aiutare una persona a ritrovare fiducia in se stessa, nella propria capacità di scegliere e nel proprio percorso di vita.
Sta preparando nuovi mazzi di carte a suo marchio e cofanetti realizzati in collaborazione. Come si concilia, nella sua visione, la dimensione spirituale con quella commerciale? Dove colloca il confine tra offrire uno strumento e vendere una promessa?
I miei nuovi mazzi di carte sono quasi pronti e stanno per andare in stampa. Si tratta di un mazzo dedicato agli Arcani Maggiori e di uno di carte oracolari, ai quali, in futuro, si aggiungeranno anche le Sibille, che desidero realizzare con il marchio Streghetta Vagabonda. Sono carte che ho voluto creare mettendo qualcosa di mio, delle mie energie e del mio modo di vivere la spiritualità. Verranno consegnate a chi decide di acquistarle già purificate e ricaricate, secondo le pratiche in cui credo, perché, nel mondo della cartomanzia, si attribuisce molta importanza alla preparazione delle carte prima del loro utilizzo. Esistono diversi metodi per farlo, come, per esempio, esporle alla luce della luna piena. Non vorrei che fossero considerate semplicemente dei mazzi di carte da acquistare, ma strumenti ai quali ho dedicato attenzione e cura, con l’augurio che possano accompagnare chi li utilizzerà nei momenti di difficoltà, offrendo uno spunto di riflessione o una nuova prospettiva da cui guardare le situazioni della vita. Il mio desiderio è che possano aiutare le persone a fermarsi, ascoltarsi e trovare dentro di sé le risposte di cui hanno bisogno. Naturalmente, questo non significa promettere soluzioni o risultati certi. Credo che il valore di uno strumento spirituale stia anche nella possibilità di utilizzarlo per riflettere sul proprio percorso, senza delegare alle carte le proprie scelte. Siamo soltanto all’inizio, perché ho tanti altri progetti in mente. E poi ci sarà una novità che mi diverte particolarmente: un mazzo di carte con la mia faccia! Diciamo che, in questo caso, un pizzico di megalomania non guasta! Sto lavorando anche alla realizzazione di alcuni cofanetti in collaborazione con la preziosissima Daniela Donati. L’idea è quella di creare proposte originali, capaci di unire esperienze e sensibilità diverse, inserendo anche piccoli omaggi pensati per arricchire il contenuto del cofanetto. Potrebbero esserci, per esempio, sacchettini di erbe preparati a mano oppure pietre che purifico e ricarico personalmente. Mi piace recuperare alcune tradizioni popolari di una volta, quei piccoli gesti legati alla conoscenza delle erbe e ai rituali tramandati nel tempo. Realizzo questi sacchettini con erbe che, secondo la tradizione, vengono associate a intenti propiziatori o alla protezione. Sono dettagli ai quali tengo molto, perché mi permettono di portare nei miei progetti una parte autentica del mio mondo. Per quanto riguarda il rapporto tra spiritualità e commercio, credo che tutto dipenda dal modo in cui si sceglie di proporre ciò che si crea. È giusto dare valore al proprio lavoro e realizzare prodotti curati, nei quali si riconosce qualcosa di sé, ma bisogna sempre essere trasparenti e rispettosi nei confronti di chi acquista. Il confine, per me, sta nel non trasformare mai uno strumento spirituale in una promessa. Non vorrei che qualcuno acquistasse un mazzo di carte, una pietra o un sacchettino di erbe pensando che possano garantirgli un risultato o risolvere magicamente un problema. Il mio intento è condividere qualcosa in cui credo, lasciando a ciascuno la libertà di utilizzarlo secondo la propria sensibilità e di attribuirgli il significato che sente più vicino. La spiritualità, a mio avviso, non dovrebbe mai diventare un modo per alimentare paure o vendere certezze, ma un’occasione per trovare ispirazione, coltivare la propria consapevolezza e affrontare il cammino della vita con maggiore fiducia.
Il tour Streghetta Vagabonda del 2027 dovrebbe partire da Napoli, a un anno dalla nascita del progetto. Perché ha scelto di portare questa esperienza dal mondo digitale agli incontri dal vivo? Che cosa può accadere nell’incontro diretto che uno schermo non riesce a trasmettere?
Il 19 marzo sarà il primo anniversario di Streghetta Vagabonda e mi piacerebbe festeggiare questa ricorrenza con un evento speciale a Napoli, una città che mi ha dato tanto e che ho sempre sentito profondamente mia, quasi a livello animico, fin dalla prima volta che ci ho messo piede. L’idea è quella di organizzare un incontro in cui le persone possano conoscermi, con del buon tempo di qualità insieme davanti a un buon aperitivo, condividere qualche stuzzichino e, perché no, avere anche l’opportunità di farsi leggere l’anima, le carte o le rune. Sto ancora valutando gli aspetti organizzativi, a partire dalla scelta delle sale, ma il desiderio di dare vita a questa esperienza è davvero forte. Mi piacerebbe che fosse un’occasione per festeggiare il primo anno del progetto e, allo stesso tempo, per incontrare dal vivo le persone che finora mi hanno seguita attraverso il mondo digitale. Credo che tra una videochiamata e un incontro di persona ci sia una differenza importante. Per le consulenze più approfondite, per esempio, preferisco spesso parlare in video, perché per me è fondamentale guardare negli occhi chi ho di fronte. Anche attraverso uno schermo riesco a cogliere emozioni e sensazioni, ma quando una persona è fisicamente presente sento di poter entrare in una dimensione ancora più intensa. Nella mia esperienza, la presenza diretta mi permette di percepire ulteriori sensazioni, soprattutto per quanto riguarda la parte medianica. È qualcosa che appartiene al mio modo di vivere quello che considero il mio dono e che non è sempre facile spiegare a parole. Durante questi incontri potrebbero emergere anche messaggi che percepisco come provenienti da persone care che non ci sono più, rendendo l’esperienza particolarmente significativa sia per me sia per chi parteciperà. Al di là delle carte e della dimensione spirituale, però, ciò che mi interessa davvero è creare un’occasione di incontro autentico. Uno schermo permette di comunicare, ma non restituisce completamente il calore di una presenza, uno sguardo, un sorriso o un abbraccio. Quando ci si trova nella stessa stanza, si possono condividere emozioni e sensazioni in modo diverso, più immediato e spontaneo. Il tour Streghetta Vagabonda nasce proprio dal desiderio di portare il mio progetto fuori dal mondo digitale, trasformandolo in un’esperienza fatta di persone, relazioni ed emozioni condivise. Mi piacerebbe che chi partecipasse potesse sentirsi accolto, ascoltato e libero di vivere quel momento con la propria sensibilità, portando a casa non soltanto un messaggio, ma anche un po’ di fiducia e di serenità. In fondo, è questo ciò che desidero trasmettere attraverso il mio lavoro: la possibilità di ritrovarsi, di guardarsi negli occhi e di riscoprire la forza che ognuno di noi possiede, anche nei momenti più difficili. Il messaggio che vorrei portare in giro con Streghetta Vagabonda è semplice: incontriamoci, condividiamo le nostre esperienze e impariamo a brillare insieme. Perché, al di là di ogni lettura o messaggio, credo che il valore più grande di questi incontri sia proprio la possibilità di sentirsi parte di qualcosa e di ricordarsi che non siamo soli nel nostro percorso.
Durante il tour sono previsti incontri dedicati anche alle letture medianiche. Si tratta di esperienze che possono toccare temi molto delicati, come il lutto e la perdita. Quali precauzioni adotta per tutelare emotivamente chi partecipa?
Questo è un argomento molto importante e delicato, perché le letture medianiche possono toccare corde profonde, soprattutto quando si parla di lutto, perdita e legami con le persone che non ci sono più. Nel mio lavoro mi capita di percepire cose che non sempre posso o ritengo opportuno comunicare così come mi arrivano. Quando ho una persona davanti, nonostante io percepisca immediatamente il suo stato emotivo ed eventuali ferite nella sua anima, non posso sapere tutto il suo vissuto. Per questo credo sia fondamentale capire chi si ha di fronte prima di condividere determinate visioni o messaggi. Non si può parlare improvvisamente a una persona di un familiare scomparso senza aver prima valutato la situazione. Ognuno vive la spiritualità e il dolore in modo diverso: c’è chi è aperto a questo tipo di esperienza e chi, invece, non si sente pronto o semplicemente non desidera ricevere messaggi di questo genere. Ed è importante rispettare entrambe le posizioni. Se mi trovo in un contesto in cui ho dichiarato di essere una medium e le persone sanno che potrebbero emergere percezioni di questo tipo, la situazione è diversa. Anche in quel caso, però, ritengo fondamentale procedere con sensibilità, senza dare per scontato che tutti siano pronti ad ascoltare qualsiasi cosa. Durante una consulenza cerco innanzitutto di instaurare un rapporto con la persona, ascoltarla e comprendere ciò che sta vivendo. È importante coglierne le emozioni, rispettarne i tempi e non forzare mai il dialogo. Se percepisco una certa apertura e mi rendo conto che la persona è disponibile ad affrontare l’argomento, posso eventualmente condividere ciò che sento, sempre con la dovuta cautela e senza presentarlo come una verità assoluta. Non è come spesso vediamo in televisione o sui social, dove si arriva e si comincia a dire: «Vedo questo, vedo quello». Nella realtà, a mio avviso, bisogna essere molto più attenti, perché dietro ogni persona c’è una storia che non conosciamo, fatta di emozioni, esperienze e ferite che meritano rispetto. Una parola pronunciata senza la giusta attenzione può avere un impatto significativo, soprattutto quando si affrontano temi come la morte e la perdita. Per questo non credo sia necessario comunicare tutto ciò che si percepisce. A volte, la scelta più responsabile è fermarsi, aspettare o semplicemente non dire qualcosa che potrebbe provocare sofferenza. È l’operatore a dover comprendere che cosa sia opportuno condividere e che cosa, invece, sia meglio tenere per sé. Si tratta di una responsabilità che considero fondamentale, proprio come quando si parla del rischio di sviluppare una dipendenza dalle consulenze di cartomanzia. Non bisogna mai dimenticare che dall’altra parte c’è una persona con le proprie fragilità, le proprie aspettative e il proprio bisogno di essere ascoltata e rispettata. Per me, l’etica viene prima di qualsiasi messaggio. Non conta soltanto ciò che si ritiene di percepire, ma anche il modo e il momento in cui si sceglie di comunicarlo. Una lettura non deve mai diventare uno strumento per condizionare una persona, alimentare le sue paure o influenzare le sue decisioni. Credo che la vera sensibilità consista anche nel saper riconoscere i propri limiti e nel comprendere che non tutto ciò che si pensa di vedere debba necessariamente essere detto. Soprattutto quando ci si trova davanti a qualcuno che sta soffrendo, il rispetto, la delicatezza e la tutela del suo benessere emotivo devono venire prima di ogni altra cosa.
Sta lavorando al suo primo libro, nel quale vorrebbe raccontare aneddoti ed episodi della sua vita. Qual è la parte della storia di Kitzi Valtancoli che il pubblico ancora non conosce e che forse ha avuto paura di raccontare fino ad oggi?
Il libro è un progetto a cui tengo moltissimo. Ho già in mente come vorrei strutturarlo e sto iniziando a scrivere le prime parti. Mi piacerebbe raccontare la storia di Kitzi Valtancoli attraverso alcuni momenti significativi della mia vita, ripercorrendo il percorso che mi ha avvicinata alla spiritualità e che, poco alla volta, mi ha portata a dare vita a Streghetta Vagabonda. Non voglio raccontare tutta la mia storia, perché ci sono aspetti della mia vita che preferisco tenere per me, ma desidero condividere alcuni episodi che mi hanno segnata, soprattutto quelli legati alla presa di coscienza di quello che considero il mio dono. Vorrei spiegare come ho vissuto determinate esperienze, quali sensazioni ho provato e come, attraverso ciò che mi è accaduto, ho iniziato a comprendere meglio quello che percepivo. Racconterò anche le paure che ho dovuto affrontare, in particolare il timore di parlare apertamente di certe esperienze e di espormi al giudizio degli altri. Non è sempre facile raccontare qualcosa che non tutti riescono a comprendere, soprattutto quando si cresce in una famiglia molto razionale e ci si ritrova a vivere situazioni che sembrano difficili da spiegare attraverso la logica. Accanto a questi racconti, vorrei inserire aneddoti della vita quotidiana, consigli per la pulizia energetica, pensieri positivi e riflessioni sulla manifestazione. Ovviamente ci sarà anche un capitolo o forse due dedicati al mio percorso di fiamma gemella e a questa relazione animica che mi ha svoltato la vita e che è andata a scardinare tutte le mie abitudini rannicchiate in una comfort-zone e a tirare fuori tutti i miei lati ombra per lavorarci e per farmi essere la persona che sono oggi. Anche questo percorso a tratti doloroso ha contribuito ad elevare le mie energie e la mia luce perché è proprio questo il compito delle fiamme gemelle: specchiarsi nell’altro per crescere. L’idea comunque è quella di creare una sorta di manuale pratico, con suggerimenti e piccoli rituali da sperimentare anche a casa, per avvicinarsi alla spiritualità in modo semplice e sereno. Naturalmente, non mancheranno gli episodi più divertenti legati a Streghetta Vagabonda. Racconterò, per esempio, qualche gaffe fatta sui social e momenti particolari come la mia prima visione. Ci saranno racconti più intimi, ma anche tante occasioni per sorridere, perché credo che l’ironia sia fondamentale, soprattutto quando si affrontano argomenti così profondi. È proprio quello che cerco di fare ogni giorno sui social: parlare di spiritualità con un linguaggio semplice e accessibile, cercando di avvicinare le persone a questo mondo senza renderlo qualcosa di distante o incomprensibile. La spiritualità è già un argomento impegnativo e spesso controverso; affrontarlo sempre con eccessiva serietà rischia di appesantirlo ulteriormente. Essere leggeri, però, non significa essere superficiali: significa riuscire a parlare anche delle cose più profonde con naturalezza, senza perdere il rispetto per ciò che si racconta. Forse, una delle difficoltà più grandi che ho incontrato è stata proprio quella di imparare a convivere con esperienze che non sempre riuscivo a comprendere e trovare il coraggio di condividerle con gli altri. Ancora oggi continuo a interrogarmi su ciò che vivo e a cercare il modo giusto per raccontarlo, sapendo che non tutti devono necessariamente pensarla come me. Con questo libro vorrei far conoscere non soltanto Streghetta Vagabonda, ma anche Kitzi, la persona che c’è dietro il personaggio, con le sue esperienze, le sue paure, i suoi dubbi e la sua voglia di sorridere. Perché, al di là del mondo spirituale, resto una persona che continua a imparare, a mettersi in discussione e a cercare nuove strade. Il messaggio che vorrei trasmettere è che la spiritualità può essere alla portata di tutti, anche se non tutti possiedono quello che io considero un dono. Non è necessario avere capacità particolari per avvicinarsi a questo mondo: si può iniziare semplicemente imparando ad ascoltarsi, prestando attenzione alle proprie emozioni e cercando un rapporto più consapevole con se stessi. Vorrei che il libro fosse proprio questo: un racconto personale, ma anche un’occasione per riflettere, sorridere e scoprire qualcosa di nuovo. Senza la pretesa di avere tutte le risposte, ma con il desiderio di condividere una parte di me e del mio percorso, mostrando che dietro Streghetta Vagabonda c’è una persona autentica, con una storia da raccontare e ancora tante cose da imparare.
Il futuro di Streghetta Vagabonda si annuncia ricco di nuove possibilità: dalla collaborazione televisiva con Daniela Donati ai mazzi di carte a marchio proprio, dagli incontri dal vivo al primo libro, ancora in fase di progettazione. Iniziative diverse, unite dal desiderio di dare al progetto una dimensione sempre più ampia e personale. Per Kitzi Valtancoli, crescere significa soprattutto trovare nuovi modi per raccontare la propria storia e incontrare chi desidera avvicinarsi al suo mondo. Il personaggio pubblico continua così a evolversi, senza cancellare la donna da cui è nato. E mentre nuove pagine si preparano a essere scritte, resta da scoprire come Streghetta Vagabonda riuscirà a trasformare le ambizioni di oggi nelle esperienze di domani. Ringraziamo Kitzi per aver risposto alle nostre domande e le auguriamo di relizzare tutti i suoi progetti.

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