
Quando pensiamo a Carlo Goldoni, la mente corre inevitabilmente ai fasti della commedia dell’arte, ai capolavori immortali messi in scena da registi come Strehler e Ronconi e alla statura monumentale del padre del teatro italiano. Ma chi era davvero Goldoni prima di salire sul palcoscenico? A svelarlo è la Prof.ssa Maria Pia Pagani, docente presso l’Università degli Studi di Federico II, autrice di un’affascinante pubblicazione nata in sinergia con la casa editrice Succede oggi libri nell’ambito della celebre giornata goldoniana. Il volume, intitolato non a caso Il Collegiale ribelle, riprende un capitolo chiave delle celebri Memorie del commediografo focalizzandosi sul suo turbolento soggiorno pavese e sulla clamorosa espulsione dal Collegio Ghislieri. Un’opera che unisce il rigore della ricerca accademica a una narrazione fluida e accessibile, capace di restituire al pubblico un Goldoni inedito: fragile, ribelle, profondamente umano.
Le radici di un’opera: tra Pavia e la memoria di una vita
Il progetto nasce da un felice incontro tra suggestioni editoriali e vicende biografiche personali. L’obiettivo iniziale era estrapolare dalle monumentali Memorie un nucleo narrativo che potesse vivere di luce propria. La scelta è caduta naturalmente sul periodo pavese, un episodio che tocca da vicino la stessa autrice, legata a Pavia sia dai natali sia dall’aver condiviso l’esperienza del collegio. Nelle pagine della sua vecchiaia a Parigi, il Goldoni maturo rielabora con estrema sincerità gli anni giovanili, ricordando la stesura della satira Il Colosso, la reazione sdegnata delle famiglie bene della città e la conseguente cacciata dal Ghislieri a un passo dal traguardo della laurea in legge. Un percorso che, secondo l’analisi della professoressa Pagani, anticipa in modo sorprendente le dinamiche della letteratura per l’infanzia e del romanzo di formazione:
«Se leggiamo queste pagine, vediamo una vicenda che rientra perfettamente in questi ambiti. Addirittura, con un paragone che potrà sembrare inconsueto, Goldoni anticipa di quasi un secolo le avventure di Pinocchio di Collodi, raccontando le intemperanze di un giovane che si scontra con le regole della società e comprende che la vera cifra della vita è il rispetto verso gli altri».
Un legame con il territorio e la storia sottolineato anche da un dettaglio apparentemente minuscolo ma fortemente simbolico: la copertina del libro sfoggia i toni del rosso e del giallo, ovvero i colori dello stemma di Papa Pio V (fondatore del collegio), un omaggio visivo che avvolge l’intera narrazione nello spirito di Pavia e del Ghislieri.
Tra le aspettative dei genitori e la chiamata del teatro

Lontano dallo stereotipo polveroso del classico intoccabile, il giovane Goldoni emerge dalle pagine come un ragazzo in cerca della propria identità. Diviso tra le alte aspettative della famiglia, che desiderava per il primogenito una carriera sicura, e un’iniziale breve parentesi nello studio della medicina a fianco del padre chirurgo Giulio, il futuro drammaturgo sperimenta dubbi e smarrimenti. La scelta della giurisprudenza fu un compromesso, ma la vera vocazione covava sotto la cenere. La narrazione delle Memorie, condotta a ritroso dall’uomo anziano, svela una vita che sembra scritta per la scena: dalla falsificazione delle carte per entrare al collegio fino al rocambolesco allontanamento, tutto profuma di commedia all’italiana. Come ricorda la docente, Goldoni non avrebbe mai potuto dire apertamente ai genitori di voler fare il teatrante, ma nel corso del tempo riuscì a coronare il suo sogno, affermando con gioia di aver trovato la sua vera strada.
Il fallimento come maestro: una lezione per i giovani di oggi
In un’epoca come la nostra che tende a demonizzare l’errore e a pretendere la perfezione immediata, la parabola esistenziale del giovane Goldoni assume un valore pedagogico straordinario. Cacciato da Pavia senza titolo di studio, costretto a tornare a casa tra i rimproveri e la delusione, il ragazzo avrebbe potuto perdersi. Invece, da quella “ragazzata” compiuta con leggerezza nacque un’opportunità di profonda maturazione interiore. La professoressa Pagani sottolinea come la sua ricerca, condotta anche attraverso lo studio di edizioni scolastiche rare conservate alla Biblioteca Nazionale di Firenze (risalenti tra la fine dell’Ottocento e la metà del Novecento), metta in luce la figura del grande autore attraverso i suoi “errori formativi”. Una tradizione didattica che raccontava l’infanzia degli uomini illustri come modello di resilienza, ricordando le celebri parole dello stesso Goldoni:
«Talia mi aspettava nel suo tempio, ma prima di raccogliere dei fiori ho dovuto conoscere molti rovi e molte spine».
Il Collegiale ribelle si offre così ai lettori non solo come un prezioso saggio letterario, ma come un invito a riconsiderare i propri passi falsi, ricordando che anche dai sentieri più tortuosi e dai grandi fallimenti può iniziare il viaggio verso una vita straordinaria.
Foto di Antonietta Tarantino





