Berlusconi: «Santoro, lei è un dipendente del servizio pubblico. Si contenga!»
Michele Santoro: «Sono un dipendente del servizio pubblico, non un suo dipendente.»
È il 16 marzo 2001, l’inizio della stagione più controversa della Rai.
Il 18 aprile 2002, da Sofia, il Presidente del Consiglio accusa tre volti TV di fare un uso «criminoso» della televisione pubblica. La conseguenza non è mica il dibattito, ma la cancellazione dei programmi.
Le ragioni reali degli allontanamenti e i fatti:
1. 1962 – Dario Fo e Franca Rame (Canzonissima): Cacciati dalla TV pubblica per essersi rifiutati di censurare uno sketch che denunciava le morti sul lavoro e lo sfruttamento nelle fabbriche. Nel 1997 Fo vincerà il Premio Nobel per la Letteratura. Tiè.
2. Michele Santoro (Sciuscià): Allontanato per le inchieste su mafia, finanza e conflitti di interesse tra politica e potere. Chiuso il programma, viene tenuto a stipendio ma privo di redazione per oltre due anni. Nel 2004 il Tribunale di Roma condanna la Rai per mobbing e dequalificazione professionale, imponendone il reintegro e il risarcimento di un milione e mezzo. Caspiterina! Tornerà nel 2006 con Annozero, battendo ogni record di ascolti.
3. Enzo Biagi (Il Fatto): La sua rubrica quotidiana di informazione dopo il TG1 viene cancellata dopo le inchieste sulla legalità, le istituzioni e il rigore morale del potere. Rientrerà in Rai solo nel 2007, a furor di popolo. Un gigante del giornalismo.
4. Daniele Luttazzi (Satyricon): La sua satira viene azzerata dopo aver dato spazio a inchieste sui rapporti tra finanza, patrimoni personali e politica. Paurina, eh?
5. 2003 – Sabina Guzzanti (Raiot): Programma chiuso dopo la prima puntata per la satira sull’informazione e sui conflitti di interesse del governo; l’accusa di diffamazione verrà completamente archiviata dalla magistratura. Una grande donna, Sabrina.
6. 2023 – Fabio Fazio (Che tempo che fa): Le pressioni politiche e il mancato rinnovo lo portano all’addio alla Rai, spostando il programma sul NOVE.
7.Oggi – Sigfrido Ranucci e la squadra di Report: L’ultimo capro espiatorio del giornalismo d’inchiesta. Ranucci — che vive da anni sotto scorta per le minacce e i tentativi di intimidazione subiti da ambiti eversivi e criminali — si trova oggi al centro di un fuoco incrociato e di attacchi continui da parte dell’attuale maggioranza di governo. Report, baluardo di ascolti e servizio pubblico, è finito nel mirino per inchieste scomode: dal caso del figlio di La Russa al dossier sui troll della propaganda online, dalle vicende dei fondi Santanchè agli affari sulla Sanità, fino ai servizi sul Ministero della Cultura e sulle ombre della finanza pubblica.

IL PARADOSSO STORICO DELLA TV PUBBLICA
Ogni volta che l’editore politico ha allontanato un volto libero, la Rai ha commesso un triplo errore:
1. Ha distrutto valore ed economia: Rinunciando a programmi che garantivano picchi d’ascolto straordinari, l’azienda ha regalato fette di mercato alla concorrenza e perso enormi introiti pubblicitari.
2. Ha perso la battaglia legale e d’immagine: Oltre ai risarcimenti pagati per cause perse in tribunale (come la sentenza per mobbing a Santoro), il servizio pubblico ha subito un danno reputazionale permanente.
3.Ha consacrato chi voleva zittire: Il pubblico non ha smesso di seguire l’autorevolezza dei conduttori solo perché è cambiato il canale.
La storia dimostra che l’epurazione in TV non paga mai: indebolisce chi la attua e conferma nel tempo la grandezza di chi la subisce.





