
De Laurentiis - Conte Credits: SSC Napoli (Facebook)
Il percorso del Napoli di Conte da inizio stagione fino ad oggi: tra luci ed ombre.
Dopo lo scudetto conquistato nell’annata 2024/2025 il Napoli di Antonio Conte, alla sua prima stagione in panchina con i colori partenopei, sembrava aver acquisito una determinazione ed un’integrità tali da poter rappresentare il punto di partenza per un ciclo ricco di vittorie e gratificazioni.
L’equilibrio è saltato nel momento in cui, complici le errate scelte amministrative e progettuali, alcuni dei pilastri portanti della squadra napoletana hanno dovuto abbandonare il timone, segnando così una profonda spaccatura all’interno della rosa. Basti pensare ad Victor Osimhen, fatto fuori essenzialmente per motivazioni economiche/strategiche ma anche personali, oppure Khvicha Kvaratskhelia, ferita non ancora rimarginata per il popolo azzurro, ed a tantissimi altri giocatori appartenenti al vecchio ciclo.
Per la società c’era bisogno di rinnovare l’organigramma: una squadra più tecnica, rinvigorita, che potesse soddisfare le aspettative e le volontà dell’allenatore ma anche dei piani alti. Il mercato di Aurelio De Laurentiis, sulla carta, sembrava puntare ad obiettivi molto ambiziosi:
- Kevin De Bruyne, colpo chiave dal Manchester City
- Noa Lang, in forza dal PSV
- Sam Beukema, dal Bologna
- Lorenzo Lucca, dall’Udinese
- Rasmus Hojlund, dal Manchester United
ed altri rinforzi che potessero completare, in maniera omogenea, tutti i reparti della squadra di Conte. Gli obiettivi principali erano ovviamente quelli di tornare a lottare per lo scudetto e raggiungere un buon piazzamento nella Champions League.
Senza ombra di dubbio i riflettori erano puntati sul Napoli già dalla chiusura del mercato finendo per accentuarsi ancor di più una volta apertasi la lotta al titolo. Nelle prime giornate di campionato la squadra sembrava aver trovato una propria linea presentandosi in campo con una buona forma fisica ed un ottimo impatto mentale, degno dei campioni in carica.
La situazione inizia ad incrinarsi quando spuntano i primi infortuni, rivelatisi il primo fattore capace di gettare nello scompiglio più totale lo spogliatoio napoletano. Inizia Alessandro Buongiorno a risentirne fisicamente con problemi muscolari, poi aggravatisi in lesione che lo costringe a stare fuori dal campo almeno per due o tre settimane.
É poi la volta di Matteo Politano, spesso apparso già affaticato e stanco durante il corso delle varie partite. Ma la goccia che fa traboccare totalmente il vaso avviene durante Napoli – Inter, successivamente vinta dai padroni di casa, quando Kevin De Bruyne, dopo aver battuto e segnato il calcio di rigore, avverte un fastidio all’altezza del bicipite femorale della coscia destra.
Operazione ed una lunga riabilitazione: questo è il prezzo che l’ex City ha dovuto pagare.
La mancanza del calciatore belga si è avvertita soprattutto a livello tecnico e nella costruzione del gioco portando Conte a continui cambi di modulo con una fase offensiva un po’ allo sbaraglio. Anche l’infortunio di Alex Meret è costato caro, tra alternanze continue tra portieri ed errori difensivi che hanno compromesso sempre di più la solidità del reparto difensivo.
Novembre è da catalogare come uno dei mesi più funesti del Napoli. Con Billy Gilmour e la sua pubalgia persistente, Conte perde uno dei suoi principali sostituiti a centrocampo, trovandosi così con poche alternative da inserire nelle rotazioni e con la la scelta critica, quasi obbligatoria, di impiegare in ogni partita Stanislav Lobokta, Scott Mctominay ed Anguissa.
Proprio quest’ultimo, poco tempo dopo, ha dovuto fare i conti con una lesione muscolare alla coscia (bicipite femorale) e costretto ad uno stop di circa tre mesi. L’intensità, l’aggressività ed il pressing sempre costante ha lasciato spazio ad un centrocampo completamente spento, una squadra molto più lenta e soggetta alle incursioni avversarie.
Sul Napoli sembra si sia abbattuta una maledizione degna di un film dell’orrore perchè l’ex Juventus si deve rassegnare anche alla perdita di uno dei suoi offensori prediletti: Romelu Lukaku. Ormai la squadra sembra essere totalmente in blackout: difficoltà nell’attacco, crollo fisico e mentale dei giocatori…
I mesi passano e la rosa partenopea è sempre più decimata: manca la forza, mancano le risorse, manca lo spirito ed il gioco di squadra. É emergenza dichiarata.
Di nuovo fuori Politano, Rrahmani (alle prese con continui problemi di natura muscolare), Meret, Neres….insomma, lo spogliatoio è nel caos più totale. Il colpo di grazia giunge nella partita contro la Fiorentina, quando Di Lorenzo si accascia in lacrime sul terreno di gioco tastandosi dolorante la parte del ginocchio.
Si teme il crociato.
La diagnosi dei vari esami strumentali, posti per valutare l’entità dell’infortunio, rivelano un problema al ginocchio recuperabile solo dopo tre mesi. I tifosi napoletani hanno catalogato questo evento come il momento peggiore dell’anno, quello che ha spinto, ancor di più, nel baratro la squadra di Conte. La perdita di un capitano si fa sentire soprattutto quando viene meno una figura di leadership, di equilibrio difensivo e di spinta offensiva.
Ma di chi è la colpa di tutti questi infortuni? La maggior parte dei tifosi, e non solo, hanno puntato il dito contro il tecnico: allenamenti troppo intesi, preparazione aggressiva, poca rotazione e quindi stessi undici in campo. Tutto questo scenario ha contribuito ad inasprire i rapporti tra Antonio Conte e la società, nello specifico con Aurelio De Laurentiis.

Credits: officialsscnapoli (Instagram)
I primi dissapori erano già subentrati durante il mercato, per poi estendersi anche sui metodi di approccio adottati da Conte per poi finire anche sulla sfera personale. Il punto di rottura è scoccato tra febbraio e marzo quando l’andamento della squadra era ormai sul filo del rasoio. Più volte Conte, in seguito a tutte queste vicissitudini, si è mostrato diffidente e talvolta anche eccessivo durante le varie interviste post gara. Il suo atteggiamento non ha fatto altro che confermare le tesi già avvalorate: la squadra è in totale crisi.
Una squadra che sulla carta sembrava già pronta a conquistare tutto, si ritrova con una rosa senza personalità e senza motivazione. Un mercato da cifre esorbidanti che ha deluso ogni aspettativa lasciando un vuoto incolmabile e lo spazio alla rassegnazione. Il caso più estremo è quello di Noa Lang acquistato per la sua capacità di creare e di gestire in maniera impeccabile l’1 vs 1. Un contratto quinquennale da 2,8 milioni a stagione + bonus rivelatosi un completo disastro. La sua discontinuità a livello tattico e la poca presenza negli schemi e nelle imposizioni di Conte hanno fatto sì che l’ex PSV venisse ceduto con prestito (con opzione) al Galatasaray.
Altro buco nell’acqua è il caso di Lorenzo Lucca giunto a Napoli per la sua fisicità, la sua presenza aerea e con l’intento di fare le veci di Lukaku. Le difficoltà dell’ex Udinese si sono presentate subito, manifestando i suoi pochi inserimenti e la fatica a scovare un punto sullo schema di gioco. Epilogo inevitabile anche per lui che conferma la mancanza di incastro e di linearità tra i vari profili, troppo diversi tra di loro.
E quindi adesso?
Secondo quanto riporta Sportmediaset ci sarà un incontro, programmato per la settimana prossima, tra Antonio Conte ed Aurelio De Laurentiis. «Il rapporto personale fra le parti è solido, la stima tra il presidente Aurelio De Laurentis e Antonio Conte resta profonda, ma il vertice della prossima settimana, da dentro o fuori, sarà una sorta di redde rationem in cui il numero uno del club esporrà il suo nuovo piano di dimensionamento della società, come vi abbiamo raccontato nelle settimane precedenti. Tradotto: ringiovanimento della rosa, il Napoli ha l’età media 28 anni più vecchia della Serie A, e riduzione del monte ingaggi, attualmente di 110 milioni, il terzo più alto del campionato»
Si legge ancora su Sportmediaset «Ma attenzione ecco l’indiscrezione che abbiamo raccolto: detto che Conte ha ancora un anno di contratto e che il presidente De Laurentiis non ha intenzione di separarsi dall’allenatore che gli ha consegnato scudetto e Supercoppa Italiana, il numero uno del club metterà sul tavolo anche il tema mercato, chiedendo all’allenatore di riflettere sul suo ruolo a tutto tondo. Tradotto: un pò meno allenatore manager e un pò più allenatore, valorizzando i giovani come fatto con Vergara e Alisson Santos»







