
Due città in piena rivalità agonistica, s’intende. Le big del girone G della serie D, il gruppo conosciuto come “laziale”. Infatti, proprio una romana, il Trastevere, si è inserita nella corsa che doveva essere a 2.
Rivali in campo, unite però, nel malcontento verso una figura del calcio moderno che assume sempre più peso, al punto di superare i beniamini in campo. Il Direttore Sportivo.
A Scafati, dopo il terremoto scatenato dagli addii, più che a sorpresa, del tecnico Esposito e l’iconico club manager Totò Di Natale, sta scadendo la pazienza verso il DS. Fusco negli anni, si è guadagnato la palma di “mangia allenatori”. Dai tempi di Cava, passando per San Marzano, alle ultime due stagioni alla Scafatese, ne ha cambiati ben 6 (2 a stagione), certo non è sempre colpa sua. Lui che ci aveva pure provato a fare l’allenatore. Molto meglio da calciatore, infatti, da difensore centrale ha conquistato una storica “B” con lo Spezia. Da 3 stagioni è legato al faraone campano, Felice Romano. Carta bianca, soprattutto quando si parla di assegni, eppure non è riuscito a centrare il massimo obbiettivo. Certo, vincere è difficile e comunque non ha fatto malissimo, ma molte, troppe, scelte di mercato e gestione dell’ambiente hanno lasciato più di un dubbio. Avere un presidente come il “re del pomodoro” è attualmente il massimo dell’aspirazione dei suoi colleghi, ma la pazienza a Scafati sembra si stia esaurendo. Carattere pari al difensore rognoso e roccioso quale era.
A Nocera la contestazione è praticamente esplicita. “Cocchino via da Nocera non ti vogliamo!” è il coro più gettonato della curva molosso, oltre messaggi scritti a caratteri cubitali esposti ogni domenica. I nocerini non gli perdonano le promesse deluse del navigato D’Eboli – “Ho preso un pullman di calciatori… State tranquilli quando faccio una cosa io…” – queste le sue affermazioni pubbliche in estate. Risultato? Squadra ritenuta non all’altezza: under non eccezionali e i vari Aliperta, Vacca, Diop e Deli come top player. Addirittura si è finiti sul campanilismo per una rivalità viscerale che regna nell’Agro. D’Eboli è ritenuto pure troppo paganese per i suoi gloriosi trascorsi sotto la stella. A quei tempi si che fece bene, anzi, benissimo. Un po’ per problemi legati alla salute, vuoi anche la situazione, Cocchino, pare, non sia più presente allo stadio.





