
Il capolavoro di Lehár torna al Teatro Verdi dal 6 all’8 novembre. Massimiliano Gallo firma la regia e riporta al centro la forza senza tempo dell’amore.
Ci sono storie che non smettono di parlare al presente. Amori sospesi, orgogli mai superati, sentimenti che resistono alle convenzioni e al trascorrere del tempo. È il cuore de La Vedova Allegra, il capolavoro di Franz Lehár che torna al Teatro Municipale Giuseppe Verdi di Salerno dal 6 all’8 novembre, con un nuovo allestimento che intreccia tradizione e sensibilità contemporanea.
A firmare la regia è Massimiliano Gallo, al debutto nell’operetta, che vestirà anche i panni di Njegus, il brillante e irriverente segretario dell’ambasciata. Una doppia sfida artistica per l’attore e regista napoletano, che sceglie di riportare al centro della narrazione ciò che, a suo avviso, costituisce l’anima dell’opera: l’amore tra Hanna Glawari e il conte Danilo.
«L’amore è rivoluzionario»: la rilettura di Massimiliano Gallo
«È un’emozione particolare, unica, mai vissuta prima. Mi approccio al mondo della lirica con grande entusiasmo, curiosità e voglia di sognare», racconta l’artista, che affronta questa nuova esperienza con il desiderio di rispettare la grande tradizione dell’opera, portandovi il proprio sguardo teatrale.
La sua scelta registica è chiara: andare oltre gli intrighi diplomatici, il denaro e i giochi di seduzione per restituire centralità alla vicenda sentimentale.

«Se svuotiamo La Vedova Allegra del suo cuore pulsante, cioè la storia d’amore tra Hanna e Danilo, l’opera perde la sua anima. Il vero motore della storia non sono i soldi, ma l’impossibilità di resistere l’uno all’altra».
È questo il filo che attraversa i tre atti. Hanna e Danilo si ritrovano, ma il passato, le differenze sociali e l’orgoglio continuano a separarli.
«La mia Vedova racconta un amore che non si è mai sopito e che, nei tre atti, fortunatamente ritorna. Ci tenevo a mettere il focus su questo tema, che credo in questo momento storico sia rivoluzionario».

Una parola che diventa anche la chiave di lettura dello spettacolo. In un tempo dominato dalla velocità e dalla provvisorietà, raccontare un sentimento capace di resistere assume un significato particolare.
E continua: «Per questo motivo l’ho trovata straordinariamente moderna e attuale, malgrado si trascini addosso il peso di più di un secolo».
E mentre la musica di Lehár accompagna la vicenda con i suoi valzer e le sue melodie inconfondibili, Massimiliano Gallo si prepara anche a interpretare Njegus, figura comica e imprevedibile, fondamentale negli equilibri della storia. Non mancherà una sorpresa: nella nuova ambientazione, il personaggio avrà anche un momento canoro con un brano diverso da quello tradizionalmente previsto e che per l’ occasione vede la collaborazione musicale del Maestro Igor Caiazza.
Il Teatro Verdi e il Conservatorio Martucci: la passione diventa opportunità
Ma questa produzione non vive soltanto sul palcoscenico. Uno degli elementi più significativi è la collaborazione con il Conservatorio di Musica Giuseppe Martucci di Salerno, che coinvolge direttamente studenti e docenti nella realizzazione dello spettacolo.
Un progetto che mette in relazione formazione e professione: i giovani musicisti saranno impegnati nell’orchestra e nel coro, mentre gli allievi dell’istituzione salernitana prenderanno parte anche alle tre matinée dedicate alle scuole. Un’esperienza concreta, che permette loro di conoscere da vicino il lavoro di una produzione lirica e di misurarsi con le sue responsabilità artistiche e organizzative.
A sottolineare il valore dell’iniziativa è stato Antonio Marzullo, segretario artistico del Teatro Verdi, che ha evidenziato la qualità delle professionalità coinvolte, a partire da Massimiliano Gallo e dal direttore d’orchestra Jacopo Sipari di Pescasseroli, artista dalla consolidata esperienza nei principali teatri italiani ed europei.

«Siamo felici di avere qui a Salerno Massimiliano Gallo. È un artista che conosciamo e apprezziamo, capace di muoversi con naturalezza tra teatro, cinema e televisione», ha dichiarato Marzullo, richiamando anche l’importanza di avvicinare le nuove generazioni al teatro e alla musica.
Per il direttore del Conservatorio, Fulvio Artiano, il coinvolgimento degli studenti rappresenta molto più di un’occasione didattica. È un’esperienza che permette di entrare nel vivo di una produzione professionale, confrontandosi con il palcoscenico mentre si è ancora impegnati nel percorso di studi.

«Il motto del Teatro Verdi è “Ci muove la passione”. Ed è proprio così. Ci muove il desiderio di aiutare i giovani del nostro territorio. Tutto il sacrificio e lo sforzo che comporta una macchina organizzativa così complessa non avrebbero senso senza il talento eccezionale dei nostri studenti e la competenza dei nostri docenti».
Quella con il Teatro Verdi è una collaborazione che, nel corso della direzione di Artiano, raggiunge il quarto progetto condiviso, consolidando un rapporto che nel tempo ha trasformato la formazione in partecipazione attiva alla vita teatrale.

Sulla stessa linea il presidente del Conservatorio, Vittorio Acocella, che ha richiamato il valore di offrire ai giovani occasioni concrete per conoscere e sperimentare la bellezza attraverso spettacoli di alto profilo artistico e culturale. In un quotidiano in cui questa dimensione rischia di trovare sempre meno spazio, il teatro diventa un luogo privilegiato di incontro, crescita e scoperta.
È anche questo, dunque, il senso di una produzione che va oltre la rappresentazione: investire sui talenti, creare opportunità e avvicinare i giovani alla grande musica.
Un grande classico, un nuovo allestimento
A dirigere l’Orchestra del Teatro Verdi sarà Jacopo Sipari di Pescasseroli, con Francesco Aliberti alla guida del coro. Scene e costumi sono firmati da Alfredo Troisi, le coreografie da Pina Testa; assistente alla regia è Agostino Pannone.

Nel cast, Claudia Pavone sarà Hanna Glawari, Mario Cassi interpreterà il conte Danilo, Claudia Muschio sarà Valencienne e Süngü Mert vestirà i panni di Camille de Rossillon. Completano la compagnia Filippo Morace (Barone Mirko Zeta), Vincenzo Tremante (Visconte Cascada), Andrea Barletta (Raoul de St-Brioche), Simone Mastragostino (Bogdanowitsch), Francescanthea Cristillo (Sylviane), Ellanz Miglino (Kromow), Dalila Carbone (Olga), Gabriele Panaro (Pritschitsch) e Aurora Scola (Praskowia).
Tre gli appuntamenti in cartellone: venerdì 6 novembre alle ore 21 (turno A), sabato 7 novembre alle ore 21 e domenica 8 novembre alle ore 18 (turno B).

A oltre un secolo dalla sua nascita, La Vedova Allegra conserva intatta la capacità di alternare ironia e malinconia, leggerezza e sentimento. La nuova produzione del Teatro Verdi ne raccoglie l’eredità e la rilancia attraverso una rilettura che guarda al presente senza rinnegare la tradizione.
Tra valzer, equivoci e dichiarazioni trattenute, il messaggio di Massimiliano Gallo arriva con immediatezza: l’amore, quando è autentico, sa resistere al tempo. E forse è proprio questa la sua rivoluzione.










