Competenze scientifiche, esperienza internazionale e spirito imprenditoriale: sono questi alcuni degli elementi che caratterizzano il percorso dell’ingegnere matematico trentaquattrenne Werther Iadanza, fondatore “THE WI” a Montesarchio (BN). Nata nel febbraio 2025, la società opera nei campi della formazione, della consulenza e della progettazione tecnologica, con particolare attenzione all’intelligenza artificiale, alla cybersecurity e alla modellizzazione matematica. La sua visione, tuttavia, va oltre lo sviluppo di soluzioni innovative: punta a valorizzare il talento dei giovani, promuovere la crescita professionale e costruire un modello d’impresa capace di coniugare competenza, flessibilità e responsabilità. In questa intervista, Werther ripercorre le tappe della propria carriera, racconta le sfide affrontate e illustra le prospettive di una realtà che ambisce a crescere mantenendo saldi i valori da cui è nata. L’ingegnere Iadanza è laureato in “Statistica” all’università del Sannio, è specializzato in “Machine Learning” e in “Big Data” all’università di Sterling e ha studiato “Ricerca Operativa” all’università di Essex.
Werther, prima ancora di diventare ingegnere matematico e imprenditore, che tipo di ragazzo era? E, soprattutto, c’è qualcosa di quel ragazzo che ho già dovuto sacrificare per diventare la persona che è?
Fortunatamente, il mio percorso è stato una naturale evoluzione del sogno che coltivavo fin da bambino: creare qualcosa di mio, senza mai perdere la mia autenticità. In questo, mia madre ha avuto un ruolo fondamentale, incoraggiandomi sempre a seguire ciò che mi rendeva felice e a fare ciò in cui credevo. Dopo sette anni di esperienza lavorativa in diverse aziende, ho finalmente trovato il coraggio e l’opportunità di realizzare quel sogno, dando vita a un progetto tutto mio.
Per chi non conosce questa professione, cosa fa concretamente un ingegnere matematico e in quali settori possono trovare applicazioni le sue competenze?
L’ingegneria matematica applica modelli matematici e tecniche ingegneristiche per analizzare i dati, ricavare informazioni utili e prevedere come evolveranno determinati fenomeni nel tempo. Un esempio concreto è quello del settore sanitario, in particolare nello studio delle malattie e nello sviluppo dei vaccini. Attraverso l’analisi dei dati disponibili, infatti, è possibile elaborare modelli matematici che aiutano a prevedere con maggiore precisione l’evoluzione di una malattia e a orientare le strategie per contrastarla. In sostanza, l’ingegneria matematica permette di trasformare i dati in strumenti di analisi e previsione, trovando applicazione in numerosi ambiti, dalla medicina all’industria, fino ai settori dell’innovazione tecnologica.
Parliamo di “THE WI”. Come nasce il nome dell’azienda, quando prende forma il progetto e qual è la filosofia che ne guida l’attività?
“THE WI” nasce nel febbraio del 2025 con un obiettivo ben preciso. Dopo aver completato i miei studi in Inghilterra ed essere tornato in Italia, mi sono reso conto di una realtà ricorrente: molti giovani, anche dopo aver conseguito una laurea e una specializzazione, faticavano a trovare aziende capaci di valorizzare adeguatamente le loro competenze, anche dal punto di vista economico. Da questa consapevolezza è nata l’idea di “THE WI”, un progetto con una visione internazionale, come suggerisce anche il nome in inglese, pensato per offrire ai giovani concrete opportunità di crescita professionale e di indipendenza economica. L’obiettivo è aiutarli a compiere i primi passi nel mondo del lavoro, valorizzando le proprie capacità e iniziando a costruire un percorso autonomo, senza necessariamente dover lasciare il proprio territorio o sostenere costi elevati per trasferirsi. Tutto questo è possibile grazie al supporto di esperti del settore, che accompagnano i giovani nel loro percorso di crescita, mettendo a disposizione competenze ed esperienza.
Provi a spiegare “THE WI” a chi non ha alcuna conoscenza del settore: di cosa si occupa concretamente l’azienda, quali servizi offre e a quali tipologie di clienti si rivolge?
“THE WI” è uno studio che si occupa di formazione, consulenza e progettazione, con un focus particolare sulle tecnologie innovative. Operiamo in diversi ambiti, tra cui l’intelligenza artificiale, la cyber security e la modellizzazione matematica, lavorando con i dati attraverso strumenti e tecniche come i big data, il machine learning e il deep learning. Ci rivolgiamo a un pubblico di professionisti con competenze diverse, che spaziano dall’ingegneria matematica alla matematica, dalla fisica all’ingegneria informatica. L’obiettivo è mettere a disposizione queste competenze per sviluppare progetti e soluzioni capaci di rispondere alle esigenze concrete dei clienti. Attualmente siamo presenti in Italia e in Tunisia e stiamo lavorando per espanderci anche in Svizzera, con l’intento di consolidare la nostra presenza internazionale e continuare a investire nell’innovazione.
Quali sono state le esperienze lavorative più significative prima della nascita di “THE WI” e quali competenze ritieni siano state determinanti per il successivo percorso imprenditoriale?
Le esperienze professionali che ho maturato prima della nascita di THE WI sono state fondamentali per costruire il mio percorso, sia dal punto di vista tecnico sia da quello imprenditoriale. In particolare, ho approfondito ambiti come i big data, il machine learning e la modellizzazione matematica, che oggi rappresentano il cuore delle attività dello studio. Lavorare direttamente su questi settori mi ha permesso di acquisire competenze concrete e di confrontarmi con progetti complessi e stimolanti. Tra le esperienze più significative, ricordo i progetti di ottimizzazione nel settore automotive per BMW e Stellantis, che mi hanno dato anche l’opportunità di partecipare a una commissione internazionale dedicata a queste realtà. Ho inoltre coordinato un team distribuito tra Madrid, Roma e Milano per un’azienda italiana successivamente acquisita dal gruppo JP Morgan. Un’altra esperienza importante è stata la collaborazione con il CNR a un progetto sperimentale finalizzato allo sviluppo di un vaccino a partire dalle alghe del Golfo di Napoli, nel quale mi sono occupato dell’analisi dei dati e della modellizzazione matematica. Infine, ho avuto l’opportunità di avviare un progetto dedicato alla digitalizzazione del patrimonio storico-artistico dei comuni di Tivoli e Roma, in collaborazione con l’Università di Tor Vergata, che è stato anche il primo cliente dello studio. Sono state esperienze diverse, ma accomunate dalla possibilità di mettere in pratica le mie conoscenze, affrontare problemi concreti e sviluppare un metodo di lavoro che oggi porto avanti nella mia attività imprenditoriale.
Molte persone sognano di costruire qualcosa di proprio, ma poche trovano il coraggio di farlo. Nel suo caso, è stata più forte l’ambizione di creare “THE WI” oppure la necessità di non dipendere più dalle decisioni altrui?
Il desiderio di mettermi in proprio mi accompagna fin da bambino. Ho sempre cercato di coltivare quella scintilla che mi spinge a realizzare ciò in cui credo, ispirandomi a una persona che ha avuto e continua ad avere un ruolo importante nella mia vita. Creare qualcosa di mio è sempre stato un sogno e, più che il bisogno di non dipendere dalle decisioni altrui, è stata proprio la volontà di dare forma a quel sogno a guidarmi. Il mio percorso professionale, iniziato in Inghilterra e proseguito in Italia, è stato fondamentale per la mia crescita. Sono grato alle aziende, agli imprenditori e alle persone con cui ho collaborato, perché ciascuno ha contribuito a formare il professionista che sono oggi. A un certo punto, però, ho sentito il desiderio di mettere a frutto tutto ciò che avevo imparato, seguendo una visione personale e costruendo un progetto che rispecchiasse pienamente le mie idee e i miei valori.
Vorrei tornare al momento in cui WI era soltanto un’idea. Qual era il problema concreto che voleva risolvere e perché era convinto di poterlo affrontare in modo diverso rispetto alle aziende già presenti sul mercato?
La visione alla base di WI è sempre stata quella di offrire opportunità concrete ai giovani, soprattutto a coloro che, dopo anni di studio e formazione, si trovano ad affrontare un mercato del lavoro che spesso fatica a valorizzarne le competenze. Penso in particolare a chi, come è successo a me, si affaccia per la prima volta al mondo professionale e rischia di sentirsi scoraggiato di fronte alle difficoltà e alle condizioni lavorative che incontra. L’idea, quindi, è creare un ambiente in cui i giovani possano mettere a frutto ciò che hanno imparato, crescere professionalmente e costruire il proprio futuro. Naturalmente, trasformare questa visione in una realtà concreta ha richiesto tempo e impegno. La sfida più grande è stata mettermi in proprio, trovare i primi clienti e riuscire a consolidare progressivamente l’attività. “THE WI” è nata ufficialmente nel febbraio del 2025, ma avevo già iniziato a lavorare in autonomia circa due anni prima. È stato un percorso graduale, durante il quale ho dovuto costruire le basi dello studio e far crescere il progetto passo dopo passo. Nonostante le difficoltà iniziali, l’obiettivo è rimasto sempre lo stesso: creare opportunità per i giovani e aiutarli a valorizzare le proprie capacità.
Quando si racconta la nascita di un’impesa, si tende a partire dall’intuizione vincente. Io vorrei partire dal contrario: qual è stato il primo momento in cui hai pensato che “THE WI” potesse non funzionare?
In realtà, il dubbio che “THE WI” potesse non funzionare mi ha accompagnato fin dai primi mesi in cui ho deciso di mettermi in proprio. All’inizio era un pensiero costante, mentre oggi lo sento molto meno, anche perché, con il tempo, ho acquisito maggiore fiducia nel progetto e nel percorso che sto costruendo. Credo che, per realizzare qualcosa di importante, sia necessario avere una mentalità fuori dall’ordinario, saper mantenere i nervi saldi nei momenti di difficoltà e, in un certo senso, essere anche un po’ folli. È proprio quella sana dose di follia che ti spinge a credere nella tua idea anche quando le certezze sono poche e le difficoltà tante. Probabilmente è anche grazie a questo atteggiamento se oggi “THE WI” continua ad andare avanti e a crescere.
Nel suo percorso compare un’esperienza legata a progetti tecnologici per Stellantis e BMW nell’ambito dei sistemi di gestione dei dati provenienti dai veicoli. Che cosa significa lavorare su tecnologie destinate a incidere sulla mobilità del futuro? E che cosa le ha insegnato questa esperienza sulla responsabilità di un ingegnere?
Lavorare a progetti tecnologici per aziende come BMW e Stellantis è stato molto importante per il mio percorso professionale, perché mi ha permesso di vedere concretamente come le soluzioni sviluppate possano avere un impatto sulla vita quotidiana delle persone. È un lavoro stimolante, ma anche delicato, che richiede precisione e grande senso di responsabilità. Durante le fasi di sviluppo e di test, infatti, non mancano momenti di difficoltà e di tensione, soprattutto quando i modelli non funzionano come previsto o devono essere perfezionati prima di essere consegnati al cliente. Allo stesso tempo, queste esperienze rappresentano una vera e propria palestra professionale, perché consentono di acquisire competenze solide, affinare il proprio metodo di lavoro e imparare ad affrontare problemi complessi. Si tratta di conoscenze che diventano preziose anche quando si lavora con clienti e realtà differenti. Credo che l’insegnamento più importante per un ingegnere sia proprio questo: comprendere che dietro ogni modello e ogni soluzione tecnologica non c’è soltanto un risultato tecnico, ma anche un’utilità concreta e una responsabilità verso chi, un domani, ne farà uso.
Ha lavorato anche su un progetto di digitalizzazione del patrimonio artistico italiano per il Ministero della Cultura. È interessante pensare a un ingegnere matematico che, attraverso la tecnologia, contribuisce alla conservazione e alla valorizzazione dell’arte. In quell’esperienza ha percepito un significato diverso rispetto a un progetto puramente commerciale?
Sì, è stata un’esperienza particolarmente significativa, perché mi ha permesso di riscoprire il valore del patrimonio artistico e culturale del nostro Paese attraverso una prospettiva diversa. Vedere digitalizzati così tanti monumenti e testimonianze artistiche, realizzati da artisti italiani o da personalità che hanno attraversato e vissuto l’Italia, mi ha fatto comprendere ancora di più quanto sia straordinaria la ricchezza culturale che ci circonda. A differenza di un progetto puramente commerciale, in questo caso ho percepito un valore che andava oltre l’aspetto tecnico: la possibilità di contribuire alla valorizzazione della nostra storia e di preservare, attraverso la tecnologia, una parte importante della nostra identità. Sono particolarmente grato all’Università di Tor Vergata per aver coinvolto il nostro studio in questo progetto, perché mi ha dato l’opportunità di guardare al mio Paese con occhi diversi e di apprezzarne ancora di più la bellezza e il patrimonio. È stata un’esperienza che mi ha fatto sentire ancora più legato alla mia nazione, quella in cui sono nato.
In che modo l’app brevettata da “THE WI”, concepita come assistente personale per guidare ogni individuo verso la salvezza, può rivoluzionare la gestione delle evacuazioni in scenari catastrofici e complessi – dalle navi da crociera ai lunghi trafori fino ai mega uffici – superando le barriere legate alla disabilità e adattandosi alle esigenze di ciascuna persona, anche quando le infrastrutture e i sistemi tradizionali di emergenza non sono più sufficienti?
Immaginiamo una persona non vedente che si trovi all’interno di un grande ufficio quando, all’improvviso, si verifica un blackout o un incendio provoca la diffusione di fumo. In pochi istanti, il disorientamento e il panico possono rendere estremamente difficile capire come raggiungere un luogo sicuro. In situazioni di questo tipo, i sistemi tradizionali di evacuazione possono non essere sufficienti a rispondere alle esigenze del singolo individuo, soprattutto quando entrano in gioco condizioni di disabilità. È proprio qui che interviene la nostra applicazione, concepita come un assistente personale in grado di supportare ciascun individuo durante un’emergenza. Attraverso lo smartphone, basta premere un pulsante per chiedere aiuto: l’app è progettata per rassicurare la persona e guidarla verso la zona di salvataggio più idonea, aggiornando il percorso in tempo quasi reale in base alla sua posizione e alle condizioni dello scenario. Il vero valore di questa tecnologia risiede nella possibilità di offrire un’assistenza personalizzata, mettendo la persona e le sue necessità al centro del processo di evacuazione. Questo è particolarmente importante per le persone non vedenti e non udenti, che in situazioni di emergenza possono incontrare ostacoli specifici nell’orientarsi e nel ricevere le indicazioni necessarie. L’obiettivo è rendere questo strumento accessibile al maggior numero possibile di persone, affinché possa diventare un supporto concreto alla sicurezza e all’inclusione, anche in contesti complessi come navi da crociera, lunghi trafori o grandi edifici. Perché la sicurezza deve essere un diritto di tutti e, soprattutto in una situazione di pericolo, nessuno dovrebbe essere lasciato solo o senza indicazioni adeguate per raggiungere un luogo sicuro.
Ha avuto modo di lavorare con realtà internazionali in contesti tecnologici particolarmente strutturati. Qual è la differenza più evidente che ha riscontrato tra il modo di concepire l’innovazione all’estero e quello che ha ritrovato nell’imprenditoria italiana?
Dal punto di vista della ricerca e dello sviluppo tecnologico, ho riscontrato che in diversi contesti internazionali, dagli Stati Uniti al Regno Unito, fino ai Paesi del Nord Africa e del mondo arabo, l’innovazione è spesso più avanzata rispetto a quella che ho conosciuto in Italia. Allo stesso tempo, lavorare all’estero mi ha permesso di riscoprire quanto siano apprezzate la creatività e la preparazione dei professionisti italiani. In particolare, ho capito che il nostro percorso di studi rappresenta un valore importante, soprattutto nei mercati più evoluti, dove le competenze acquisite in Italia sono spesso ricercate. Un esempio concreto è la nostra presenza in Tunisia, dove ho avuto modo di confrontarmi con imprenditori che operano anche a Dubai. Mi raccontano spesso quanto siano apprezzati l’ingegno italiano e la formazione dei nostri professionisti in realtà dinamiche come Dubai, Abu Dhabi e l’Arabia Saudita, che rappresentano importanti centri di innovazione. Credo, quindi, che la differenza principale sia questa: in alcuni Paesi esistono condizioni e investimenti che permettono alla ricerca e allo sviluppo di avanzare più rapidamente, ma l’Italia conserva un patrimonio di creatività, competenze e capacità di trovare soluzioni originali che considero straordinario. La vera sfida è riuscire a valorizzare maggiormente queste qualità, creando anche nel nostro Paese le opportunità necessarie per trasformarle in innovazione concreta.
Il settore tecnologico è estremamente competitivo. Quali caratteristiche, competenze o modalità di lavoro ritiene distinguono “THE WI” dalle altre realtà che operano nello stesso mercato?
Credo che ciò che distingue THE WI dalle altre realtà del settore sia soprattutto il nostro approccio al cliente e la costante attenzione all’innovazione. Cerchiamo di offrire condizioni economiche competitive, anche grazie a una struttura più snella rispetto a quella di aziende più grandi, senza però scendere a compromessi sulla qualità e sulla preparazione professionale. L’innovazione, per noi, non è soltanto un principio teorico, ma qualcosa che cerchiamo di applicare concretamente in ogni aspetto della nostra attività. Un esempio è il nostro sito web, realizzato dalla mia collaboratrice utilizzando tecnologie avanzate, come le “Single Page Applications”, impiegate anche da grandi piattaforme digitali come YouTube e Netflix. Un altro elemento che ci contraddistingue è la specializzazione in ambiti tecnologici particolarmente innovativi. Nel territorio del Sannio, siamo tra le poche realtà a integrare intelligenza artificiale e cybersecurity, occupandoci anche di temi come il “DevSecOps” e le nuove tecniche di attacco informatico supportate dall’intelligenza artificiale. Il nostro punto di forza è proprio la capacità di coniugare competenze specialistiche, sperimentazione e flessibilità, mantenendo un rapporto diretto con i clienti. Essere una realtà ancora contenuta nelle dimensioni ci permette, infatti, di adattarci più rapidamente alle esigenze del mercato e di esplorare soluzioni innovative, con l’obiettivo di offrire risposte concrete e tecnologicamente avanzate.
Oggi tutti parlano di intelligenza artificiale, ma spesso senza comprenderne davvero il funzionamento. Qual è, secondo lei, la più grande illusione che le aziende italiane si stanno facendo sulla AI?
Credo che la più grande illusione sia pensare che l’intelligenza artificiale possa sostituire il capitale umano e permettere alle aziende di ridurne drasticamente i costi. A mio avviso, l’AI non nasce per rimpiazzare le persone, ma per aiutarle a lavorare meglio, valorizzandone le competenze. Prima le aziende comprenderanno questo concetto, prima sarà possibile costruire un rapporto più equilibrato tra innovazione tecnologica e lavoro. In “THE WI” consideriamo l’intelligenza artificiale uno strumento per ottimizzare le attività quotidiane e migliorare l’efficienza dei processi aziendali. Pensiamo, per esempio, alle mansioni ripetitive, caratterizzate da procedure e regole ben definite, che richiedono molto tempo e distolgono il personale da attività più importanti e strategiche. Proprio in questi casi, l’intelligenza artificiale può fare la differenza, automatizzando determinate operazioni e consentendo alle persone di dedicarsi ad attività in cui il contributo umano, l’esperienza e la capacità di prendere decisioni restano fondamentali. La vera sfida, quindi, non è utilizzare l’AI per sostituire le persone, ma integrarla nel lavoro quotidiano per renderlo più efficiente, liberare tempo prezioso e permettere alle aziende di valorizzare al meglio le risorse umane di cui dispongono.
Immagini di poter osservare le “THE WI” tra dieci anni, quale risultato la renderebbe davvero orgoglioso?
Tra dieci anni, mi piacerebbe vedere THE WI cresciuta e consolidata, con nuovi clienti, collaborazioni sempre più importanti e la capacità di mantenere nel tempo la fiducia di chi ha scelto di lavorare con noi. Ma, al di là dei risultati economici e professionali, ciò che mi renderebbe davvero orgoglioso sarebbe essere riuscito a crescere senza perdere la nostra identità. Vorrei che continuassimo a mettere al centro le persone, soprattutto i giovani, offrendo loro opportunità concrete per valorizzare le proprie competenze e costruire il proprio futuro professionale. Allo stesso tempo, vorrei che l’innovazione rimanesse il cuore della nostra attività, continuando a investire nelle nuove tecnologie e a seguire da vicino l’evoluzione del settore. In definitiva, il mio obiettivo è far crescere “THE WI” mantenendo vivi i valori da cui è nata, senza snaturarci e continuando a guardare al futuro con la stessa passione e la stessa voglia di innovare che ci hanno accompagnato fin dall’inizio.
Offrire ai giovani la possibilità di mettere a frutto ciò che hanno studiato, costruire competenze spendibili sul mercato e crescere professionalmente senza essere necessariamente costretti a lasciare il proprio territorio: è questa una delle ambizioni che accompagnano il progetto di Werther Iadanza. Da Montesarchio, “THE WI” guarda ai mercati internazionali e alle nuove frontiere tecnologiche, cercando di dimostrare che anche una realtà imprenditoriale di dimensioni contenute può coltivare una visione ampia. La sfida sarà trasformare questa prospettiva in opportunità sempre più concrete, contribuendo a valorizzare il talento e le professionalità che il territorio esprime. Perché investire nelle persone significa, in fondo, investire nel futuro di un’intera comunità. Ringraziamo l’ingegnere Iadanza per aver risposto alle nostre domande.

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Sito web: http://www.the-wi.com
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