
Una giornata di partecipazione libera e spontanea
Nocera Superiore, corteo e sit-in pacifici contro il caro vita: cittadini in piazza, senza bandiere e senza protagonismi.
Domenica 25 ottobre Nocera Superiore ha vissuto un corteo e un sit-in pacifici, nati dal basso e privi di sigle di partito. Hanno sfilato cittadini e cittadine stremati dal caro vita, stanchi di una politica che non risponde e di una sanità che non cura come dovrebbe. Nessuno ha chiesto applausi, nessuno ha cercato visibilità. Ognuno è sceso in strada per sé e per la comunità a cui appartiene.

Chi era presente ha respirato un clima sereno e composto. La protesta è stata civile, il tono misurato, le richieste semplici: una città più giusta, servizi che funzionino, un futuro che non sia soltanto una promessa elettorale.
Il caro vita e la distanza tra le persone
Il malessere che ha portato la gente in piazza ha radici profonde. Le famiglie fanno i conti con bollette, tasse e prezzi che crescono più dei salari. Accanto alla fatica economica si avverte però qualcosa di più sottile, una freddezza crescente tra le persone. Sembra che la durezza dei tempi ci stia allontanando gli uni dagli altri, e la politica, invece di ricucire, finisce spesso per riflettere lo stesso clima: arrivismo, protagonismo, mediocrità, favoritismi al posto del merito.
Un vecchio proverbio dice che il sazio non crede al digiuno. Descrive bene la distanza tra chi vive le difficoltà ogni giorno e chi, dall’alto, fatica ad immaginarle. Da questa frase è partita la mia riflessione sulla giornata.

Le parole di Matteo, che ci riguardano tutti
Il momento più intenso è arrivato da un ragazzino poco più che bambino, Matteo. Ha detto: «Noi a questa età dovremmo pensare a divertirci, a goderci la vita, il momento più bello, e invece voi adulti ci state regalando un presente buio e un futuro ancora più incerto».
Quelle parole mi hanno colpito e fatto riflettere a lungo. Hanno ragione i ragazzi, perché ogni scelta che facciamo oggi ricade su di loro. Coinvolgerli senza forzarli è stata, a mio giudizio, la vera vittoria di questa giornata. Ha mostrato una società civile che non china la testa e non si piega alle logiche di chi si ricorda dei cittadini soltanto al momento del voto
Che cosa è stato fatto per Nocera Superiore?
Il corteo ha riportato al centro una domanda semplice: che cosa è stato fatto davvero per migliorare Nocera Superiore, e poi l’Italia intera? A livello locale si avverte la mancanza di proposte concrete, di progetti utili e di una visione che guardi oltre la scadenza del mandato. Parlare di utilità significa misurare ogni scelta sui bisogni reali delle persone, dai servizi alla sanità, dalle opportunità per i giovani al sostegno alle famiglie.
Chi ci mette la faccia
Voglio spendere una parola per chi, nel panorama politico, sceglie di scendere in mezzo alla gente e di raccontare la verità senza schermi. Sono pochissimi, forse si contano sulle dita di una mano. Francesco Emilio Borrelli è uno di loro, e per questo gli ho dedicato un’ode, convinta di aver fatto bene. Esporsi in prima persona per l’equità resta un gesto raro, e merita di essere riconosciuto.

Una società civile che non si arrende
La giornata di ieri ci lascia una certezza: la partecipazione pulita, senza interessi e senza ruoli da recitare, è ancora possibile. Non serve il clamore per essere ascoltati, basta la coerenza di chi crede in ciò che chiede. Nocera Superiore ha dimostrato che esiste una comunità capace di restare in piedi, pacificamente, per difendere il bene comune, non a chiacchiere, non sui social.
La città si costruisce dal basso
La costruzione di una città nasce dal basso, e lo stesso vale per una comunità. Prende forma dalle voci spontanee di chi si unisce al coro e fa unione. A mio giudizio non è un caso che questo accada soprattutto a sinistra, e non è certo merito o colpa mia, di Borrelli o di altri. Il corteo di domenica non portava bandiere di partito, ma i valori che lo animavano, cioè redistribuzione della ricchezza e dignità del lavoro, mi sembrano appartenere a quella tradizione.
Laboratori politici aperti al dialogo
Auspico la nascita di laboratori politici aperti al confronto e alla cooperazione, con un unico scopo: il miglioramento sociale, economico, politico, civile e culturale del nostro Paese. Dovrebbero essere la chiave di volta per tutte le forze politiche, non soltanto per quelle che mirano alla redistribuzione della ricchezza. Ognuno di noi dovrebbe poter lavorare, mettere il piatto a tavola, pagare le bollette, mandare i figli a scuola e farli istruire. Per ottenerlo serve lottare, perché solo la lotta paga.
Le persone coerenti e pulite, in questo percorso, sono davvero poche. Contano poco, invece, le chiacchiere cattive e prive di significato che si leggono in giro. Infatti quando la stampa si piega al potere e rinuncia al proprio compito, smette di servire il bene collettivo
Una chiusura che vale per tutti
Prima di parlare di bene comune, di casa di vetro e di inclusività, ognuno di noi dovrebbe farsi una bell’analisi di coscienza. La giornata di ieri ha dimostrato che la partecipazione pulita, senza interessi e senza ruoli da recitare, è ancora possibile.







