
a cura di GIOVANNI COPPOLA
Il piano urbanistico fermo da 50 anni torna al centro del dibattito. L’interrogativo della minoranza: stravolgere la città già in grave difficoltà conviene davvero? E chi garantisce la riuscita?
SCAFATI – Ex Ass. Raffaele De Luca parla di ZES, Zona Economica Speciale, di attrattività, di investimenti. E Scafati guarda. Ma mentre i riflettori sono tutti puntati sulla ZES, in città c’è chi si chiede se il vero obiettivo di questa maggioranza non sia un altro: il PUC.
Il Piano Urbanistico Comunale. Quello che a Scafati manca da 50 anni. Mezzo secolo di tentativi falliti, di piani adottati e mai approvati, di commissari, ricorsi e varianti. Se per 50 anni non si è riusciti ad approvarlo, un motivo ci sarà.
E oggi tornare a parlarne, proprio ora, apre interrogativi che non possono essere liquidati come polemiche.
Un piano che può stravolgere la città
Siamo chiari: Scafati ha bisogno di un PUC. La Regione Campania ha fissato un ultimatum per tutti i Comuni: adozione entro il 30 giugno 2026 e approvazione entro il 30 giugno 2027, pena il commissariamento e il blocco totale con l’applicazione dell’art. 9 del DPR 380/2001.
Ma dotarsi di un PUC non è un atto amministrativo qualsiasi. È l’atto che ridisegna la città per i prossimi 20 anni. Dove si costruisce, dove non si costruisce, quali aree diventano produttive, quali restano agricole, quali standard, quali cubature.
Stravolgere un piano cittadino già in grave difficoltà urbanistica, sociale ed economica, senza una visione condivisa e senza garanzie tecniche e politiche solide, è un rischio enorme.
I rischi della maggioranza
Ed è qui che si concentrano i dubbi. I rischi per la nostra maggioranza non sono pochi:
1. Competenza e tenuta politica: Un PUC richiede una maggioranza stabile, compatta e competente per reggere due anni di osservazioni, controdeduzioni, VAS, conferenze di servizi con Regione e Provincia. Questa maggioranza ha le spalle abbastanza larghe?
2. Interessi e trasparenza: Dopo 50 anni di appetiti edilizi sulla piana di Scafati, chi può assicurare la buona riuscita senza rischi? Chi garantisce che il nuovo PUC non diventi l’ennesimo strumento per sanare il passato invece di pianificare il futuro?
3. La ZES come grimaldello: Il sospetto, legittimo, è che la narrazione sulla ZES serva a giustificare una corsa affrettata al PUC. Si usa l’argomento sviluppo e occupazione per far passare varianti e cambi di destinazione d’uso che altrimenti non passerebbero mai.
Scafati non ha bisogno dell’ennesimo piano calato dall’alto. Ha bisogno di un piano partecipato, spiegato quartiere per quartiere, che metta al centro il risanamento idrogeologico, lo stop al consumo di suolo selvaggio e la rigenerazione dell’esistente.
Altrimenti la storia si ripeterà: l’ennesimo PUC annunciato, l’ennesimo PUC fallito, con una città ancora più divisa e fragile.
La domanda resta aperta e la giriamo alla città: siamo davvero sicuri che sia il momento giusto?





