Fin dai tempi di Cristoforo Colombo, quel che succede in America ci riguarda, da vicino anche se a distanza geografica notevole. Quel che hanno messo in scena Trump e i suoi folli, oltre che compositi, seguaci ha un valore da tenere a mente, risulti simpatico o meno Biden: se le istituzioni, anche quelle più democratiche in assoluto, perdono la testa, c’è sempre un plotone di esagitati e violenti pronti a produrre guai e orrori, persino morti e feriti. Le istituzioni non possono ammantarsi di populismo del peggior tipo, non possono scherzare coi social (tardivo, secondo noi, è arrivato lo stop alle esternazioni dell’ormai ex presidente Usa). In Italia nel recentissimo passato siamo andati ad un passo da estremismi social in grado di scatenare le folle, per fortuna da noi quel che resta del limite non è stato sorpassato. In America, invece, è andata diversamente, in un miscuglio vario, dai no vax e quelli con armi facili, dai delusi agli emarginati, dagli adoratori del miliardario a quella porzione ridotta di repubblicani in cerca eterna dell’uomo forte.

“Siamo scioccati dalla violenza che ha interrotto la transizione del potere a Washington Dc. E’ un avvertimento per tutte le democrazie liberali sui pericoli del populismo, le sue teorie cospiratorie e le piattaforme che le hanno diffuse. I populisti sono nemici dello stato di diritto”. Così il leader del gruppo del Ppe al Parlamento europeo, Manfred Weber. Le parole sono giuste ma ancora deboli, l’Europa dia l’esempio: continui, sulla scia dei provvedimenti post pandemia, a mostrarsi coesa, salvo frugali, su temi fondamentali, metta nell’angolo il populismo che alberga negli anfratti del Continenti, stesso discorso per gli inglesi, ora che son fuori dall’Europa politica non dimentichi di far parte ancora dell’Europa fisica e dei rapporti imprescindibili con quella economica.