Il primo luglio di svolta del calcio femminile va celebrato. Da oggi la massima serie del pallone in rosa appartiene al calcio professionistico: un traguardo grandioso, una svolta epocale. Ma c’è dell’altro, sempre di nuovo e di bello: per la stagione 2022-2023 che formalmente inizia oggi, ci sarà l’arbitro donna che inizierà dalla B maschile e potrà puntare, col conforto di direzioni positive, ad esordire in A: si tratta della fresca e tosta Maria Sole Ferrieri Caputi. 

Tutto nuovo, tutto bello. E’ il momento di insistere. Le pioniere risalgono ad un tempo antico. Dopo anni di apparizioni sporadiche e di semi-clandestinità, La nazionale femminile iitaliana giocò la sua prima partita il 23 febbraio del 1968 a Viareggio, contro la Cecoslovacchia, ma non faceva ancora parte della Federazione Italiana Calcio Femminile, che nacque solo l’11 marzo a Viareggio. Poi venne il tempo della Vignotto e della Morace, ma la considerazione era appena superiore allo zero e all’appellativo di lesbiche. Oggi la Panico è inquadrata nei ranghi tecnici della Nazionale giovanile al maschile mentre la Bertolini e la Guarino potrebbero tranquillamente sedersi su un panchina professionistica del sesso opposto.

Il mondo per fortuna è gradualmente cambiato, anche in Campania. A Salerno ci furono i tempi gloriosi e belli di Aida Rienzi, prima portiere e poi presidente. Il Giugliano in rosa vinse uno scudetto. Pina Lamberti e le sue ragazze nocerine conquistarono la massima serie femminile di calcio a 5. Valentina De Risi ha fatto il resto, assieme a Giulia Olivieri: prima a Sant’Egidio e ora a Siano, facendosi onore nella C nazionale. A Pomigliano, il presidente Pipola, nel ricordo della famiglia prematuramente scomparsa, è riuscito ad insediarsi nella Serie A dei nostri giorni. Il movimento, alimentato dai successi della Nazionale e della Juve, cresce a dismisura in immagine. Ora tocca lavorare sulla base, sui vivai femminili, sulla crescita costante economica ed organizzativa (su quella tecnico-tattica non abbiamo dubbi).