25 gennaio 1983 – Il sostituto procuratore di Trapani Giangiacomo Ciaccio Montalto viene ucciso sotto casa a Valderice nella sua Volkswagen Golf da un commando inviato da Mariano Agate su ordine di Salvatore Riina.

Il magistrato venne freddato dai killer di cosa nostra con decine di colpi. Fu trucidato al calar della sera e venne trovato solo la mattina seguente da un passante, fino ad allora nessuno aveva avvisato la polizia.

Nel 1970 entra in magistratura, nei primi anni della sua carriera fu pubblico ministero nel processo al “Mostro di Marsala”, Michele Vinci, accusato di aver rapito e poi fatto morire in un pozzo tre bambine, tra cui la nipote. Poi divenne Sostituto Procuratore della Repubblica di Trapani.  Nel 1977 la carriera di Ciaccio Montalto si indirizza su filoni d’indagine scottanti; si trova infatti ad indagare sui mafiosi trapanesi e sui rapporti con il mondo imprenditoriale e le banche. Fu tra i primi ad indagare sul traffico di eroina e commercio di armi dei clan, ma anche sulla sofisticazione di vini, sulle frodi comunitarie e gli appalti per la ricostruzione del Belice dopo il terremoto del 1968.

Montalto si occupa nelle sue indagini degli affari dei corleonesi che in quegli anni iniziavano la scalata ai vertici di cosa nostra. Loro alleati erano i Minore, tra cui Antonino (Totò), Calogero, Giuseppe e Giacomo, coinvolti in varie indagini come il finto sequestro dell’industriale Rodittis ed il sequestro del finanziere Luigi Corleo. Nel ’79 Montalto chiese un mandato di cattura per Antonino Minore che fuggì da Trapani per evitare di essere arrestato.

Ciaccio Montalto, ha combattuto contro una mafia che iniziava ad interessarsi agli appalti pubblici e a cambiare volto, una mafia che preferiva rimanere sommersa. Nel 1995 le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia hanno consentito l’individuazione dei mandanti dell’omicidio Montalto: Totò Riina e l’alleato storico Mariano Agate che con la frase “Ciaccinu arrivau a stazione”, sentenziò la morte del magistrato. Nel 1998 e poi negli altri due gradi di giudizio furono condannati all’ergastolo.





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