In occasione del Pride Month, Disney + ha rilasciato Trevor: il musical, sulla base del celebre cortometraggio che vinse l’oscar nel 1995.

Trevor è un ragazzino diverso dagli altri: non ama il football o lo sport, è appassionato di musica, di canto e ballo. Passa le sue giornate ad imitare la sua beniamina Diana Ross e ad inventare brillanti coreografie.

Quando, nell’intento di preparare uno spettacolo scolastico, si innamora di un compagno di scuola, Trevor scopre una parte di sé che non conosceva e quando questa viene scoperta e biasimata dagli altri, cerca di sopprimerla.

Finito in ospedale, dopo aver tentato il suicidio, Trevor conosce Jack, figura di quanto più simile ci sia in un angelo custode, che gli rivela di aver vissuto un’esperienza simile e lo convince a tornare in scena, certo che ci sia un posto nel mondo riservato esclusivamente a lui.

I personaggi sono tutti estremamente definiti dal punto di vista psicologico: lo spettatore percepisce la difficoltà di un genitore nell’affrontare determinati argomenti col proprio figlio, la paura di un ragazzo di non riuscire a combinare mai niente di buono nella vita, le insicurezze di una ragazzina che si sente meno attraente rispetto alle altre della sua età… E tutta la pesantezza che c’è nell’essere così superficiali, al giorno d’oggi, davanti a queste tematiche.

Ma c’è qualcosa di più in scena che smuove il pubblico, che lo spinge a ridere, a piangere, a cantare e commuoversi.

Holden William Hagelberger è un ragazzo di tredici anni che ha dato vita al personaggio di Trevor. Ha pronunciato ogni singola parola e pensato ogni singolo pensiero, pianto realmente ogni singola lacrima. Ha commosso e si è commosso, perdendosi in ogni battuta, ogni canzone.

Il cast è tutto eccezionale, ma questo piccolo uomo ha fatto davvero di Trevor un grande One Half Man Show.

C’è qualcosa di estremamente forte ed estremamente vero in queste scene, come solo la finzione del teatro sa essere. Si riesce a percepire ogni singolo battito di cuore dell’attore in ogni singola scena.

E se questo non basta ad accendere la voglia di vederlo, per i gli amanti della letteratura giuro di aver colto dei forti riferimenti al Maurice di Forster, non solo nella trama e nell’età del protagonista, ma addirittura nei dialoghi.