Tradizioni da preservare (di Claudia Squitieri )

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“La Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte col cappello alla romana viva viva la Befana!”. Si avvicina la notte, tra il 5 e il 6 gennaio, e tutti, bambini e grandi ricordano la cantilena che preannuncia l’arrivo della vecchina con i suoi dolci regali. La tradizione vuole che la sera i bambini lascino una calza appesa che la Befana provvederà a riempire con tutte le leccornie desiderate ( lo sono ancora? ). Certo per i più piccoli l’attesa sarà un banco di prova, perché solo la bontà del comportamento avuto nel corso dell’anno appena concluso, determinerà il risveglio più dolce da ricordare, oppure uno più amaro da accettare con carbone, cenere e ortaggi di vario genere.

Spetterà ai bimbi preparare un piatto dove metteranno un mandarino o un’arancia con accanto un bicchiere di vino, che la Befana gusterà lasciando pulviscoli di cenere depositati sulle sue mani a testimoniare il suo passaggio.

Il termine “Befana” deriva da greco epifàneia  e si traduce in apparizione o manifestazione e si celebra, appunto, il giorno dell’Epifania che chiude le vacanze natalizie. La vecchina vestita con gonnellone, adorno di toppe dai colori sgargianti, e con un grembiule fornito di tasche ha sulle spalle uno scialle e in testa un fazzoletto o un cappello che richiama alla memoria figure propiziatorie pagane, in particolare quella celtica di Perchta.La Befana simboleggia l’anno vecchio e i doni che distribuisce rappresentano l’augurio per il nuovo anno appena iniziato. La tradizione cristiana ricalca il legame della Befana con i Re Magi tramandando la leggenda per cui i nobili sovrani, nel viaggio per recarsi a Betlemme ad onorare la nascita del Redentore, chiesero informazioni sulla strada da seguire, proprio a una vecchina invitandola poi ad unirsi a loro. La donna inizialmente rifiutò i ripetuti inviti, ma ben presto tornò sui suoi passi e tentò di ritrovare il gruppo in cammino senza riuscirci. Fu così che iniziò a bussare a tutte le porte delle case regalando ad ogni bambino presente, i dolcetti che aveva riposto nel sacco sperando di trovare Gesù Bambino.

In Campania, a Vico Equense il 6 gennaio, nel primo pomeriggio per le strade cittadine, la tradizione vuole che sfili il corteo delle “Pacchianelle” giunto alla edizione numero 110 e che attira un numeroso pubblico anche da zone limitrofe. L’ideatore di questa caratteristica manifestazione fu nel 1909 Pasquale Somma, appartenente all’Ordine dei Minimi di San Francesco di Paola, che nel giorno dell’Epifania pensò di far preparare 8 bambine con gli abiti da contadine per portare dei doni al Bambinello. I Frati di San Vito, frazione del paese, hanno conservato la tradizione introducendo, oltre alle figure della natività previste, anche quelle tipiche della vita locale, appunto “i pacchiani e le pacchianelle” che raffigurano i pastori, le lavandaie, i pescatori, i casari che portano in offerta a Gesù i doni della propria terra.

                                                                                                         Claudia Squitieri

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