Fino alla metà del secolo scorso, molti studiosi hanno tracciato una distinzione fra atteggiamento magico e atteggiamento religioso, col presupposto che ci sia stata un’evoluzione da magia a religione. Oggi, alla luce di nuove scoperte scientifiche e di un rinnovamento teologico, non vi è in pratica nessuno tanto cieco da negare l’esistenza di una differenza fondamentale tra magia e religione. La differenza fondamentale tra religione e magia è che da un lato vi è l’uomo religioso che offre la sua adorazione con umile sottomissione alla divinità; dall’altro lato abbiamo il mago che cerca di forzare la mano ai poteri soprannaturali per ottenere quello che desidera ed evitare ciò che teme. La religione non nasce dall’evolversi della magia, mentre la magia si sviluppa attraverso la volontà individuale di dominare gli eventi soprannaturali.

Nell’antichità le arti magiche si distinguevano in magia bianca e magia nera, una classificazione in uso ancora oggi. La magia bianca, che i Greci chiamavano teurgia, col tempo perde la sua purezza e, attraverso varie sfumature, si trasforma in magia nera, che dai Greci era detta, goeteia, dal suono sinistro della recitazione delle sue formule magiche, che si contrapponeva alla teurgia, cioè la scienza divina. Con l’affermazione del Cristianesimo, le differenze tra le due scienze si ridussero, anche se i Padri della Chiesa mostravano, di distinguere bene, come nel caso di S. Agostino che nel De civitate Dei, XVIII, 8 afferma: “(…) nefarie curiositas quam vel magiam vel destabiliore nomine goetiam vel honorabilione theurgian vocant”, “(…) dalla nefasta curiosità che essi chiamano magia o con nome più odioso, goeteia, o con nome più rispettabile, teurgia”. La più innocente magia bianca, era specializzata nella preparazione di amuleti che di solito servivano per allontanare le malattie, e dei lapidari, cioè poemetti che esponevano le proprietà fisiche e magiche delle varie pietre. Per sfruttare a pieno tutte le proprietà magiche dei minerali, occorreva possibilmente dopo averli combinati con le sostanze animali e vegetali che loro corrispondevano, consacrarli secondo le regole e incidervi le necessarie immagini, nomi e formule. Erano decine di migliaia le pietre intagliate, cosiddette “gnostiche”, che circolavano nell’ambiente dell’Impero Romano. Il senso di pericolo di questa pratica, è evidenziato anche nell’Apocalisse Giovanni 2, 17: “Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese. Al vincitore darò la manna nascosta e una pietruzza bianca sulla quale sta scritto un nome nuovo, che nessuno conosce all’infuori di chi la riceve”. L’autore contrappone agli amuleti magici, che pretendevano di dominare la natura e l’uomo, la pietruzza bianca. Per Giovanni la pietruzza bianca è un talismano per entrare nel Regno di Dio, una sorta di lasciapassare. Il suo colore richiama la Gloria e il nome che vi si trova scritto, indica la partecipazione misteriosa alla condizione del Cristo.

Una stregoneria del tutto nera, si trova invece nelle cosiddette defixiones (dal latino defigere che significa conficcare, immobilizzare). Le defixiones erano maledizioni dirette contro avversari e rivali, scritte di solito su tavolette di piombo. Le tavolette di piombo comunemente definite tabellae defixionum furono ampiamente utilizzate dal VI secolo a.C. al VI secolo d.C. nell’ambito delle pratiche magiche poiché il piombo è un materiale malleabile, flessibile, indistruttibile, facile da incidere. Le lamine di piombo erano generalmente deposte all’interno di tombe, a contatto con l’acqua (soprattutto all’interno di pozzi), oppure in santuari, prevalentemente di divinità ctonie, in tutti i casi per facilitare il contatto con l’oltretomba. Dal punto di vista contenutistico, le tavolette si caratterizzano per le ripetizioni e le liste di nomi. Sebbene si riferiscano a un’ampia varietà di situazioni, sono state raggruppate dagli studiosi in cinque categorie fondamentali: maledizioni legali (che includono maledizioni politiche); maledizioni di competizione; maledizioni di commercio, maledizioni erotiche (sia per separare sia per attrarre); preghiere di giustizia. A eccezione delle “preghiere di giustizia”, rivolte generalmente a ottenere la restituzione di beni rubati, in tutti gli altri casi, le maledizioni sono rivolte contro rivali (in questioni giudiziarie, negli affari, in amore, in competizioni teatrali e sportive). Non è semplice poter stabilire chi abbia realizzato queste lamine, se le stesse persone interessate a colpire gli avversari o veri e propri operatori del magico.

Ad ogni modo, le fasi per la realizzazione di una lamina di maledizione dovevano essere essenzialmente quattro: la redazione del testo, la manifattura della tavoletta, l’iscrizione della stessa e quindi la sua deposizione. Non è improbabile, quindi, che questi quattro momenti fossero eseguiti da persone diverse: la fase più importante era quella della formulazione del testo, che richiedeva specifiche competenze e conoscenze nel settore delle arti magiche. È certamente possibile che i testi più semplici, con la sola indicazione del nome della vittima, non richiedessero l’intervento di un esperto; lo stesso non può dirsi, invece, per le tavolette di età imperiale, con testi sempre più complessi, ricchi di formule, charakteres (segni magici) e prescrizioni che spesso dovevano essere tratte da veri e propri manuali. La fabbricazione della lamina di piombo era opera di un artigiano abile nella lavorazione dei metalli, mentre l’incisione andava fatta da qualcuno che sapeva scrivere: a questo proposito esistono profonde differenze fra le tavolette, in relazione al grado di conoscenza della lingua e della capacità di scrittura da parte dei loro incisori.

 

La deposizione, infine, poteva semplicemente essere fatta dall’interessato al compimento della maledizione, senza ricorrere a nessun tipo di specialista. Tuttavia, deporre le lamine all’interno di tombe o nei santuari  poteva provocare non poche difficoltà, e non si può escludere che ci fossero persone specificamente addette a queste incombenze. Sebbene fino ad ora le fonti non confermino questa ipotesi, non sembra improbabile che queste fasi fossero tutte strettamente connesse. Il mago, infatti, oltre a conoscere formule e rituali, doveva servirsi di artigiani per la preparazione e l’incisione delle tavolette e doveva indicare le procedure per la loro deposizione: si tratta, infatti, di un fenomeno troppo diffuso per non essersi basato su una ben precisa organizzazione. Non mancano personaggi tipicamente “magici”, mostruose combinazioni di esseri umani e animali, insieme a simboli astrali, raffigurazioni di animali e in qualche caso di divinità orientali o di simboli cristiani. In cera e altri materiali (terra, argilla, piombo), infine, erano spesso forgiate delle figurine, maschili o femminili, in cui si inserivano chiodi o aghi con riferimento alle parti del corpo nelle quali si desiderava colpire una persona nemica o che interessava per ragioni diverse. Generalmente le figurine avevano le braccia, e in qualche caso anche le gambe, legate, spesso dietro la schiena, recando sul corpo il nome della vittima da colpire ed erano deposte dentro un contenitore all’interno di tombe, pozzi o santuari.