La parola ai professori, riceviamo e pubblichiamo, un gruppo di docenti scrive in redazione dopo la pubblicazione delle riflessioni della professoressa Maria Rosaria Anna Onorato

 

 

Tempo di covid, vacanza di diritti

Il Covid è entrato nelle nostre vite e spesso ha modificato arbitrariamente anche il contratto dei lavoratori. Assistiamo in questi giorni alla schizofrenia di alcuni Dirigenti, che, per svolgere il ruolo di controllo, hanno imposto ai docenti supplenze on line in classi diverse dalle loro. E’ tipico dei Dirigenti il controllo, ma i lavoratori non possono essere sottoposti a continue vessazioni, derivanti da riunioni interminabili, effettuate senza preavviso, collegi docenti estenuanti, discussioni sulle programmazioni infinite, e far parte di numerosi gruppi whatapp, voluti dal gruppo dirigenziale, dove a tutte le ore del giorno e della notte si comunicano novità, si pubblica il nuovo orario, che andrà in vigore dopo poche ore con relativi commenti e lamenti. Il Dirigente non sa forse l’orario di lavoro effettivo svolto dal docente attraverso le piattaforme? Non sa forse chi con una didattica sincrona posta materiale e corregge e chi invece in maniera asincrona posta solo video? Perché recuperare le frazioni orarie con supplenze in classi diverse? Perché recuperare i minuti persi quando siamo in presenza di un’emergenza sanitaria? Quale contratto prevede questo?  Perché i dirigenti sono diventati burocrati? Perché inventarsi mille progetti che spesso non hanno ricaduta quando basterebbe fare lezione? Alcuni colleghi svolgono orari impossibili, restano a lungo davanti al pc, senza rispetto delle norme che prevedono la disconnessione, con rischi per la salute, che, soprattutto in questo periodo,  va tutelata.  Bisogna porre forte attenzione al benessere inteso comemodalità di vita, come sinonimo di qualità di vita, come opposto e contrario del malessere. Ciò ha provocato un cambiamento radicale dell’idea di benessere non più considerato sinonimo di ricchezza o salute (benessere obiettivo) ma sinonimo di qualità della vita e di felicità (benessere soggettivo) […] (Spaltro, 1997). Infatti il benessere/malessere è il frutto delle relazioni che l’individuo instaura con il luogo in cui si trova a vivere e ad operare. Cari Dirigenti pensateci quando pretendete che i vostri docenti diventino dei burocrati, che compilino pagine e pagine di documenti inutili perché infine serve qualcuno che guardi negli occhi i ragazzi e faccia lezione.