I tempi cambiano, nuove generazioni/nuovi rischi, Genitori responsabili cercasi!

 

È passato quasi un mese dalla morte di una bimba di Palermo in seguito ad una Challenge. Ci sono stati interventi del Garante della protezione dei dati, azioni concrete e provvedimenti legali/disciplinari che hanno imposto al Gigante TIKTOK di verificare e vegliare sui nostri ragazzi e i nostri bambini; si sono scritti fiumi di parole in merito alla responsabilità degli editori delle APP, di chi naviga e induce a correre rischi, a volte gravi o gravissimi, fino a perdere la vita.

Ma dove sono i genitori? Dove iniziano le responsabilità delle mamme e dei papà e dove finiscono quelle degli attori della rete?

Per rispondere a questa domanda ho provato a fare un parallelo tra le nuove generazioni di oggi e quelle della mia generazione, parliamo degli anni ’80. Tutti ricordano quegli anni come degli anni belli e spensierati, dove i ragazzi pensavano solo alle canzoni dei “DuranDuran” e a ballare i lenti con la colonna sonora del “Tempo delle Mele” , si usciva da anni tremendi del terrorismo, sembrava tutto più leggero, sicuramente lo era; nei  licei non c’erano scontri tra fazioni politiche e, sicuramente, lo stare in strada dei ragazzi  tra i 10 e i 14 anni, non era visto come un rischio  ma come un modo di vivere la socialità con i propri coetanei.

Ma siamo sicuri che i pericoli erano minori? Siamo certi che le generazioni avevano meno problemi o erano semplicemente diversi?

Negli anni ’80 c’erano le bande e le fazioni che “proteggevano” il proprio territorio, c’era l’eroina (la droga c’è ancora adesso e più infida) che però si vedeva, si manifestava con gli Zombie che penzolavano per le strade o te li trovavi dietro una macchina mentre si facevano una dose, c’era il pedofilo di turno che si mostrava dietro il classico impermeabile con “sotto niente” e c’era il bullo che ti rubava la merendina o ti prendeva in giro perché eri grasso, perché avevi gli occhialoni o solo perché eri il più bravo della classe “il secchione” (oggi lo chiamerebbero nerd, termine coniato proprio negli anni’80).

E allora cosa è cambiato da allora se non il modo di relazionarsi e gli ambiti con cui si comunicano gli attacchi e i disagi?

Secondo me i ragazzini di 10,12,13 e 14 anni sono ragazzini oggi e lo erano allora, allo stesso modo “difficili” in un momento in cui il loro corpo cambia, e così la loro coscienza individuale, spesso in maniera così veloce che non hanno il tempo di riconoscersi in un contesto, in un corpo o in un luogo specifico, per cui la loro stabilità (come quella dei genitori provenienti da una generazione culturalmente diversa) è in crisi.

Tendiamo a sottolineare gli stimoli a cui vengono sottoposti i nostri ragazzi, “Sono BOMBARDATI dalle APP e dai cattivi esempi” ma gli idoli degli anni ’80, spesso con i capelli giallo viola perché Punk, o tutti vestiti di nero perché Metal o Dark, come erano visti dai nostri genitori? Oggi ci sono i Blogger, i VJ, gli Youtuber e i Tiktoker (che guardi da Tablet), allora c’erano i DJ e i musicisti che andavi a vedere dal vivo ai concerti o che ascoltavi la domenica a Discoring o DJ Television, ma il loro ruolo è tanto diverso? Secondo me no!

Credo fermamente che sono cambiati gli stimoli e la loro frequenza, è cambiato il modo di vivere dei nostri figli,  non sono cambiati i loro desideri bensì il modo di mostrarsi per quello che sono, noi usavamo le creste gialle o le borchie, loro un balletto su TIKTOK o un brano su YOUTUBE. Noi sognavamo di diventare famosi guardando #Fiorello al Karaoke, loro pubblicano le loro performance, la differenza? È che loro hanno un pubblico che è moltiplicato di n milioni di volte quello degli ’80, quando avevamo solo i nostri amici, qualche volta la zia e la nonna e molto di rado i nostri genitori, che dopo la performance ci dicevano che era arrivato il momento di andare a studiare.

Oggi molti genitori propongono i figli di 3 anni, come modelli per una casa di abbigliamento o per una marca di giocattoli, proprio come metà secolo scorso si faceva solo per le belle ragazze quando arrivava l’età di partecipare a Miss Italia.

Ecco se proprio devo trovare una differenza tra i 10-12-13enni attuali e quelli di un tempo (oltre alla platea), c’è il fatto di bruciare le tappe dell’infanzia e trovarsi, spesso, a 14-15 anni già aspiranti “DIVI” e liberi di esibirsi sui palcoscenici offerti dai media (e relativi rischi a cui vanno incontro). E si, perché se noi maschietti avevamo come desiderio più grande arrivare a 13 o 14 anni per avere il motorino e fare colpo sulla ragazzina più carina del gruppo, ora l’età per avere l’accesso a YOUTUBE, TIKTOK e a tutti gli strumenti che pongono i nostri bambini difronte al pericolo della rete, si abbassa vertiginosamente, fino ad arrivare ai 9-8 o 7 anni.

Qui faccio direttamente riferimento ai fatti di Palermo, che hanno indotto il garante della protezione dei dati a imporre un controllo più stringente a chi si crea un profilo TIKTOK.

Ma dove iniziano le responsabilità delle mamme e dei papà e dove finiscono quelle dei controllori della rete?

Pongo il quesito: “ma come è possibile che una bambina abbia un profilo FB, uno Instagram, uno TIKTOK a 7-8-9 anni, se c’è scritto dappertutto che per avere il profilo devi averne almeno 14 ed essere titolare di un indirizzo email?” E nel momento in cui è evidente che un genitore genera un profilo al proprio bambino (ripeto di 8- 9 anni), non si pone “Almeno” il problema di crearne uno non pubblico (che abbia accesso e sbocco solo tra i propri amici più stretti)?

Provo a tornare indietro di 30 anni e mi domando: “ma, a 8 o 9 anni, i miei genitori mi avrebbero regalato il motorino o fatto andare a vedere un concerto ? e da solo!?”

Ecco io credo di no. Io credo che il genitore debba concedere lo spazio alla conoscenza dei nuovi media, ma deve mediare i rischi che corre il proprio figlio, con la conoscenza del media e monitorando attentamente le attività che fa.

Se decidi di fare un profilo TIKTOK a tuo figlio di 10 anni (nonostante sia Vietato) il minimo che puoi fare è farglielo usare sotto il tuo occhio vigile e in un ambito estremamente ristretto.

Il 9 febbraio, oltre 200mila ragazzi si sono collegati per un’ora e mezza con la Polizia Postale, per la giornata  della sicurezza in rete; una iniziativa pregevole che metteva ancora una volta in guardia i nostri bambini (perché fino a 16 anni molti sono ancora tali) dall’ utilizzare in modo corretto i device, le APP e la rete,  onde evitare la sovraesposizione della loro immagine e i rischi, questi si molto più insidiosi, che corrono con chi si nasconde dietro finti profili per attirare la loro preda;.

L’evento è stato organizzato in modo ineccepibile, con anche il coinvolgimento di ragazzi che hanno “subìto la rete” in vario modo, dal  Cyberbullismo alla pedofilia; all’evento erano invitati anche i genitori, che forse avrebbero ancora più bisogno di queste occasioni per conoscere meglio gli strumenti a cui, troppe volte, demandano la genitorialità.

Ma di loro (di noi genitori) quanti avranno partecipato? E domando a noi genitori quanto ne sappiamo “Veramente” su questi strumenti, APP ecc. da cui i nostri figli dipendono?

Un bambino su quattro “è SEMPRE connesso” a un device, ma chi controlla cosa fa e con chi entra in contatto?

Il Legislatore deve obbligare tutti gli attori della rete a fare tutto il possibile per proteggere i soggetti deboli, soprattutto i più deboli e suggestionabili, ma siamo noi genitori che dobbiamo controllare l’utilizzo dei nostri bambini, è un obbligo fino alla loro maggiore età e, se non lo facciamo, non possiamo incolpare nessuno, tranne noi stessi, se le nuove tecnologie si trasformano da strumenti in armi.

GIANFRANCO MANETTI