I dubbi sorgono, figli magari dell’evidente sconcio dei decenni scorsi, quando si moltiplicavano gli ospedali per meri motivi politico-territoriali-clientelari: un ospedale per città, così si usava,,,

La Cgil provinciale accelera: dalla proposta dei mesi scorsi ai primi incontri coi sindaci dell’Agro e Cava. Il sindacato propone un nuovo ospedale, senza mandare in pensione quelli già esistenti su territorio, una sorta di Ospedali Riuniti dell’Agro, da costruire ex novo in zona da definire (centrale nell’ampio comprensorio e collegato con uscite autostradali). Alcuni primi cittadini hanno subito detto di sì alla Cgil. Si procederebbe con uno studio di fattibilità e con una delibera approvata da ciascun consiglio comunale interessato.

Il nostro dubbio: è opportuno tutto ciò ? Nocera Inferiore, pur dovendo obiettivamente fare i conti con sicurezza e carenze di manutenzione, con l’Umberto I da anni si batte per arrivare al Dea di secondo livello. Dato per assodato che non chiuderebbe i battenti, come si concilierebbe con l’eventuale nuova realtà ? Scafati, con lo Scarlato, è praticamente rinato in era Covid: potenziandolo, tornerebbe a servire degnamente un’area vasta, che travalica i confini dell’Agro per arrivare alle zone vesuviane. Sarno, col Martiri di Villa Malta, ha raggiunto gradualmente livelli di una certa rilevanza. Pagani, col Tortora, ha scalato posizioni su posizioni per quel che riguarda l’oncologia. A conti fatti, l’unico degli ospedali già esistenti sul territorio necessitante di una rifondazione sarebbe quello di Cava. 

Allora ci sembra il caso di rafforzare, migliorare e sviluppare le notevoli strutture che già vi sono, senza creare un nuovo carrozzone, che non troverebbe spiegazioni razionali. Se c’è la possibilità di far arrivare nei prossimi anni fondi per la sanità dalle nostre parti, siano destinati per buona parte al disegno di coordinamento e miglioramento dei tanti ospedali già in funzione, pensando ad un polo unico con diramazioni specialistiche. Noi la pensiamo così…