Seminario in Biblioteca per liberarsi dello stress ( di Claudia Squitieri )

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In una società sempre più competitiva dove l’esortazione a raggiungere standard elevati nelle prestazioni che riguardano tutte le attività quotidiane, individuali e professionali, e dove i ritmi sono sempre più frenetici, lo stress è divenuto un’esperienza condivisa da un numero sempre maggiore di individui. Il nuovo scenario richiede interventi terapeutici mirati in grado di ripristinare un equilibrio psico-fisico per una vita soddisfacente.

Questo il tema affrontato, ieri sera, all’appuntamento svoltosi presso la Biblioteca Comunale Pucci, luogo ormai deputato ad ospitare incontri di vario genere con l’intento di divulgare differenti aspetti del sapere. La Scuola Europea di Psicoterapia Funzionale ha presentato il Seminario sul tema “Disturbi da Stress, Ansia e Panico: le malattie del nuovo millennio quali prospettive d’intervento”.

La Dott.ssa Piscopo ha introdotto l’argomento chiarendo che la scelta di parlare del fenomeno dello stress si lega all’incidenza della sua presenza tra la popolazione, e all’impatto che esercita sulla perdita o sulla conservazione della salute.

Sempre più spesso lo stress diventa cronico e pur non potendosi considerare una malattia vera e propria, vincola l’individuo che vede riversarsi i suoi effetti su più aspetti dell’organismo, in un vortice caotico e, spesso, ingestibile. Lo studio dello stress permette di capire quanto siano integrati la mente e il corpo. Per lungo tempo, i due aspetti sono stati considerati indipendenti l’uno dall’altro in una concezione rigidamente dicotomica. Sicuramente, l’essere umano è un sistema complesso in cui gli aspetti cognitivi-emotivi-fisiologici-musco-posturali, si amalgamo in modo circolare, e per questo, qualsiasi intervento previsto deve essere integrato. Il medico austriaco Hans Selye fu il primo a dedicarsi a ricerche sullo stress e a identificare e descrivere la SGA, ossia la Sindrome Generale di Adattamento. Quest’ultima svolge la funzione specifica di ricreare un nuovo equilibrio interno, quando risulti minato da fattori di stress precedenti. Semplificando al massimo, il trauma o lo stress innesca un allarme che indica una resistenza, che favorisce un esaurimento delle energie e può determinare l’insorgere della malattia.

Lo stress cronico non produce sintomi, infatti, risulta che il 70% delle persone affette da stress morirebbe per cause correlate proprio al fenomeno e mai allo stress vero e proprio. Lo stress non può considerarsi un fattore negativo in assoluto, come la paura svolge un ruolo che può considerarsi funzionale in specifiche situazioni. Si parla di Eustress quando si assiste all’insorgenza di un allarme, inteso come stimolo che attiva le risorse dell’organismo per il superamento della criticità, superata la quale si verifica il rientro nella condizione di partenza; si ci trova in presenza  di uno stress negativo e si parla di Distress, quando il suo manifestarsi non subisce alcuna interruzione temporale diventando, appunto, cronico e nocivo. Perché lo stress diventa cronico? La risposta è legata alla quantità di stimoli a cui la persona è sottoposta: quanto più sono numerosi e continuativi tanto più è probabile l’insorgere del problema.

Diciamo che ciascun individuo dispone di un filtro funzionale e la permeabilità agli eventi stressanti dipende dalle buone condizioni che lo caratterizzano.

In sintesi, nella presenza dello stress, diventa fondamentale il modo come l’organismo impatta con l’evento stressante; quando i livelli di stress sono stati abbondantemente superati, i segnali di pericolo arrivano dall’interno, indipendentemente dalla presenza o meno dei fattori oggettivi  capaci di determinarlo. Questi comportamenti, se prolungati nel tempo, innescano una spirale dannosa: l’ansia è la somatizzazione dello stress che si trasforma in panico per poi manifestarsi in esplosioni di paura perché il meccanismo che regola l’equilibrio interno, si rompe. E, in questi casi, la consulenza psicologica non basta più. La metodologia d’intervento non consta più nell’attivazione di un semplice rilassamento, ma spinge ad agire su diverse regolarità generali, tra cui la respirazione, la tensione muscolare, la postura, la manovra periferica, il sistema propriocettivo. La motivazione risiede nel fatto che spesso l’evento traumatico che genera lo stress non permane nella memoria cognitiva, ma sicuramente in quella corporea e, quindi, per poter avere degli effetti stabili e duraturi bisogna agire ripristinando la corretta funzionalità di tutti gli elementi interessati.

                                                                                   Claudia Squitieri                                                                                                            

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