La struttura di Piazza Croce sarà operativa entro un mese, ma manca ancora il personale e un sistema di videosorveglianza. Nell’ex convento delle suore d’Ivrea nasce un centro rifugio per donne e minori vittime di violenza. A darne notizia è stata l’Amministrazione comunale del sindaco Giuseppe Canfora, nella persona del vice sindaco ed assessore con delega alle politiche sociali Roberto Robustelli, il quale ha annunciato «Presto sarà inaugurata, emergenza pandemica permettendo, la casa rifugio per donne vittime di violenze e maltrattamenti- ha affermato Robustelli- La struttura, finanziata con fondi della Regione Campania (200mila euro circa, ndr), è stata realizzata nei locali di Piazza Croce dove erano ospitate le Suore di Santa Marta». In particolare, i servizi della struttura, che è pronta ad essere inaugurata e ad accogliere fino a 5 nuclei familiari, saranno rivolti alle donne e ai minori che hanno subito violenza o sono stati minacciati. La figura che ha seguito l’iter per la realizzazione della Casa rifugio, assieme all’assessorato alle politiche sociali, è stata la consigliera comunale con delega alle pari opportunità Maria Bellomo «Tre anni fa circa, in collaborazione con Agro Solidale, è partito il progetto a Sarno della casa rifugio per le donne vittime di violenze, grazie ad un cospicuo finanziamento della Regione. È un progetto in cui ho creduto sin dall’inizio e che ho seguito passo dopo passo, anche in virtù del fatto che sono consigliera delegata alla commissione pari opportunità. Sento, insieme alle donne e alle consigliere di maggioranza e opposizione, di rappresentare tutte le donne che sfortunatamente si trovano nella condizione e nel bisogno di essere tutelate e protette, essendo vittime di uomini violenti- ha esordito la consigliera- Non era mia intenzione pubblicizzare questa iniziativa in quanto,al momento, è stato completato solo un primo step con l’arredamento, manca ancora la fase gestionale con l’assunzione di operatori dal profilo professionale idoneo». Bellomo ha quindi aggiunto «Tuttavia era necessario e doveroso chiarire quanto erroneamente pubblicato sui social, senza nessun confronto con chi ha sempre seguito in prima persona la vicenda. La casa rifugio non è ancora operativa in quanto non è ancora chiara la scelta e la modalità di assunzione dello staff di operatori che dovrà gestire la casa. Inoltre, aver rivelato il sito in cui ha sede la casa rifugio è stato un atto di leggerezza e superficialità in quanto ,lo stesso, doveva rimanere nel più totale riserbo, sia per motivi di sicurezza della casa stessa, sia per la protezione e sicurezza delle donne che vi saranno ospitate. Mancano ancora sistemi di sicurezza e il sito può essere oggetto di atti vandalici e non è assolutamente permesso indicare la logistica di queste sedi protette». 

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