Nicola Morra è il presidente della Commissione parlamentare Antimafia. Nel pomeriggio del 5 novembre registra e pubblica un videomessaggio di quasi 14 minuti dedicato alla vicenda-De Luca. Dice subito: “L’avviso di garanzia è uno strumento previsto dal legislatore a tutela dell’indagato. Non è affatto una sentenza di condanna”.

Resterà, questa, l’unica concessione. Subito dopo arriva infatti il tagliente riferimento alla presunta impresentabilità di De Luca sancita, nel 2015, dal suo predecessore alla presidenza dell’Antimafia, Rosy Bindi.

Nel merito del coinvolgimento nella indagine: “Se l’ipotesi accusatoria è quella del presunto scambio tra voti e favori, giuridicamente e penalmente si tratterebbe di un rinvio ad un reato gravissimo: il voto di scambio con le cooperative (…). Ad esse sarebbero andate – attraverso affidamenti – i lavori appaltati dal Comune a fronte del consenso elettorale”.

Dice: “Se questo è il presupposto, sarei un cittadino italiano contento se la questione si risolvesse in tempi brevi con l’accertamento di una posizione limpida di De Luca e di tutti gli altri pubblici ufficiali coinvolti. Mi auguro un quadro finale pulito, rispettoso, decoroso.  

In caso contrario, Vincenzo De Luca e altri pubblici amministratori dovessero aver lucrato in questa dinamica (…) sarei ugualmente contento se la Giustizia facesse chiarezza – anche eventualmente processuale – su una vicenda che a quel punto sarebbe torbida. Chiederei che si andasse velocemente a dibattimento procedendo nella maniera più giusta e severa possibile. Zoccola ha parlato con la magistratura per 14 ore. Avrà detto tante e tante cose…”.

Morra affonda: “Non possono essere le cooperative sociali gli strumenti con i quali i politici fanno voti. Il problema già emerse qualche anno fa in altre parti d’Italia. Dovremmo tornare ad una libertà di impresa ‘pura’, senza che il politico di turno garantisca a determinati operatori economici una percentuale dei lavori pubblici di quella precisa stazione appaltante. C’è allora necessità di inchieste volte a far pulizia. Se qualcuno ha utilizzato dolosamente il soldo del contribuente per portare voti a chicchessia, dovrà pagare.

Un ultimo pensiero ai lavoratori salernitani che, se le ipotesi accusatorie fossero fondate, si sarebbero trovati a non poter ricevere affidamenti se non amici del potente di turno o delle cooperative di riferimento. Questa è una forma di schiavitù. Il mercato va allora liberato da queste incrostazioni di natura partitico-clientelare. L’Italia ha bisogno di cambiare passo”.         





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