Salerno, al Verdi va in scena una Tosca da cinematografo. Versione pocket e magre emozioni

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Una Tosca da telenovelas, ma che pare perdere un po quel concentrato umorale che è alla base del dramma pucciniano. Gelosia, rivalsa, rancori e passione amorosa sembrano diluiti. Sul palcoscenico del Verdi va in scena una Tosca quasi in formato pocket ed ad uso e consumo di un pubblico che pare più quello televisivo che tradizionale melomane. Un “cotto e mangiato” come per esigenze cinematografiche, che influenzano la regia del porticese Michele Sorrentino Mangini più abituato a telecamere e ciak che a tavoli di teatro e che lascia quasi inerte un pubblico in sala, non particolarmente predisposto, e applaudente maggiormente per i bis alle due arie più note con il “Vissi d’arte” di Tosca, interpretata dalla soprano urugaiana Maria Josè Siri e quel “Lucean le stelle” con tanto di stelline luminose nel buio della sala, ribissato dal generoso tenore Gustavo Porta che ha interpretato un omaggiato cavalier Mario Cavaradossi. Molte le attese, al Massimo salernitano, per il debutto della Tosca, musicata dal grandioso Giacomo Puccini, al volger del XIX secolo, su libretto di Giacosa ed Illica, ma poche le vere novità e quante le differenze rispetto alle tante particolari repliche succedute, negli anni, sullo stesso palcoscenico e nei maggiori teatri italiani. La baguette francese nella sportina per il pittore, come quel lungo manto regale che la omicida Tosca non dimentica di prendere dalla sedia dell’arcigno Scarpia e certe movenze di alcuni attori in scena, si rischiava la caduta sul palco per la presa violenta del carceriere e quell’orologio di cui non si è capita la necessità in scena. Il maestro Daniel Oren è noto per il suo rigore che spesso può provocare timore per cantanti non abituati alle sue direzioni e quell’imbarazzo quasi si percepisce durante l’esecuzione come i suoi tradizionali e sonori mugolii. I corposi adattamenti alla melodia alla “Oren” si sentono e come durante l’esecuzione dell’Orchestra filarmonica del Teatro che pare sguarnita per alcuni settori. Interessanti e piacevoli gli interventi del Coro diretto da Tiziana Carlini come sorprendenti le inclusioni di voci bianche dirette da Silvana Noschese. Forse sono state poche le prove per la Siri a Salerno che è sembrata quasi a disagio sul palco, molte le movenze incerte e seppur con un fraseggio e voce sempre ben sostenuta pare non riuscire a spingere verso uno stato emotivo coinvolgente e cosi il suo Vissi d’arte sembra monocolore e quasi meccanico. Più sentito il Lucean le stelle del tenore Gustavo Porta, come piace il barone Scarpia del baritono Sergey Murzaev. Seppur per pochi momenti in scena cosi come previsto dal libretto, l’Angelotti del basso Carlo Striuli convince e si fa apprezzare come buona la presenza scenica del baritono Angelo Nardinocchi nella parte del sagrestano. Belle le luci e la videoproiezione come armoniosi i costumi curati da Arbetti ma che sembra di aver già visto per altre messe in scena. profondità alla scena, con la fedele ricostruzione degli ambienti della chiesa come per i bastioni di Castel Sant’Angelo.

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