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Un altro passo verso la salvezza della Salernitana. Nicola ha dato a questa squadra un’anima inossidabile, una convinzione incrollabile e l’idea di un calcio concreto ma efficace, con una fase difensiva finalmente all’altezza, frutto di uno straordinario lavoro collettivo: mai visto correre Verdi così tanto. E così il sogno di salvarsi non è davvero più un’utopia.

PRIMO TEMPO— Il cliché è quello di sempre nelle partite in casa dell’Atalanta: spazi chiusi e difficoltà a trovare soluzioni per aprire varchi, ma anche a gestire le ripartenze avversarie. La Salernitana è in stato di grazia, fisicamente e soprattutto psicologicamente, lotta su ogni pallone, ribatte colpo su colpo, non corre seri rischi perché le uniche due volte in cui la Dea vede la porta, Zapata si fa murare da Gyomber e Sepe chiude bene lo specchio a Freuler. Ma la squadra di Nicola non si limita a guardare: per due volte Musso è costretto a distendersi su due conclusioni da Coulibaly e alla prima vera chance passa: minuto 27, sugli sviluppi di una punizione l’Atalanta non ritrova le posizioni giuste e su una sponda testa del solito Djuric, che sovrasta Scalvini, Ederson trova l’inserimento centrale, prendendo alle spalle Demiral. Per l’ennesima volta l’Atalanta si trova sotto in casa e la frenesia non la aiuta a ritrovare la lucidità necessaria per trovare soluzioni pulite, anche perché Fazio e Gyomber giocano una partita praticamente perfetta, mentre Palomino e Demiral, entrambi ammoniti nella stessa azione, sono lo specchio del nervosismo della squadra di Gasperini, di nuovo prigioniera dei suoi limiti offensivi.

SECONDO TEMPO— Se possibile, i balbettii offensivi dell’Atalanta emergono ancora di più nella ripresa, passata quasi per intero nella metà campo avversaria, ma senza riuscire a concretizzare tanto dominio. Un colpo di testa di Palomino su palla inattiva, ma anche altre due parate di Musso su Bohinen e Coulibaly. Poi un assedio che produce solo un diagonale di Maehle respinto di pugno da Sepe e un sinistro largo di Malinovskyi, entrato forse troppo tardi. E’ proprio una sua invenzione, al 43’ del secondo tempo, a trovare sul filo del fuorigioco l’inserimento di Pasalic, che indovina perlomeno il diagonale dell’1-1. Ma la Salernitana non accusa il colpo, Musso deve addirittura opporsi alla possibile beffa di Bohinen e il sinistro di Malinovskyi spedisce alto il pallone di una vittoria in extremis che l’Atalanta non avrebbe meritato.

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