Mario Draghi ha raccolto al Meeting di Rimini di Comunione e Liberazione le stesse ovazioni che undici mesi fa gli erano state tributate dall’assemblea di Confindustria. La cosa è ovvia, perché Comunione e Liberazione è una organizzazione di grandi affari sotto la benedizione della fede, che ha sostituito il fatturato al vecchio connubio del potere politico con l’aspersorio. D’altra parte molte delle lucrose attività di CL trovano spazio e crescita proprio con la ritirata dello stato sociale voluta dalla politica liberista. Esse hanno bisogno di una politica economica di destra per prosperare . Più si tagliano i servizi pubblici, più c’è spazio per quelli privati travestiti da sociale. Non a caso quella stessa platea ho fischiato il povero Letta, quando ha balbettato di obbligo scolastico fino 18 anni. Era la lobby delle scuole private coi soldi pubblici, che dava voce alla sua anima profonda.
Gli applausi scatenati dei ciellini per Draghi sono proprio gli stessi dei padroni dell’industria: entrambi fanno festa a chi meglio rappresenta gli interessi degli affari e del profitto. E Draghi non è stato da meno della sua platea. Ha fatto un discorso di guerra, liberista e confindustriale. Ha rivendicato la guerra alla Russia, che nella sua ultima versione non è più neppure una guerra difensiva, perché il Presidente del Consiglio ha fatto proprio l’obiettivo di Zelensky di riconquistare la Crimea. Ha esaltato il libero mercato e l’ossequio ai vincoli della UE e della finanza internazionale, quelli con i quali ha strangolato la Grecia. E naturalmente ha aggiunto che non si superano le ingiustizie tassando i ricchi. Di fronte alla crisi economica devastante in arrivo ha sparso ottimismo, il modo degli affari italiano da lui guidato saprà farcela, beninteso senza prendere misure che frenino il profitto.
Infine ha spiegato che il vero sovranismo è lui stesso, perché l’Italia è forte quando sono forti le élites che lui rappresenta. Vista la sede, Draghi ha benedetto il futuro governo, qualunque esso sia, facendo chiaramente capire che comunque esso dovrà stare alla sua agenda, che ha proprio sfacciatamente citato.
Tra le ola della destra clericale Draghi ha chiarito che il vero capo di tutte le destre italiane è lui. A lui deve obbedire la sempre più fascista Giorgia Meloni, ancor di più se andrà al governo; a lui continua ad obbedire il sempre più penoso Letta. Che con toni fantozziani a subito esaltato il discorso reazionario e utraliberista di Draghi.
Del resto tutti leader di centrodestrasinistra erano a rinfresco assieme: il loro padrone ha loro ricordato chi comanda davvero, nel delirio di pubblico e stampa.