Rinascere non significa solo ritornare alle abitudini di un tempo, quali recarsi al lavoro, andare in pizzeria o in spiaggia. Rinascere significa riprendere a respirare e a godere della propria vita con spirito positivo e propositivo, riappropriarsi dei sogni e della speranza smarriti o accantonati per più di un anno a causa della pandemia.

Tuttavia l’essere vaccinati non ci spinge ad abbassare la guardia certamente, ma di sicuro non si tratta di una semplice iniezione di un vaccino, bensì di un’iniezione di vita nuova, di euforia interiore, di un ritrovato spiraglio per un futuro migliore, ” normale “.

Questo nuovo clima di ottimismo mi fa pensare alla Primavera dei popoli conosciuta anche come rivoluzione del 1848 o moti del 1848, perché di una sorta di rivoluzione si tratta. Di sicuro non siamo tutti vaccinati, né completamente tranquilli pur avendo ricevuto, nella migliore delle ipotesi, entrambe le dosi del vaccino, ma è proprio la rivoluzionaria sensazione di speranza che ci porta a vivere con più serenità, pur restando ancora all’erta, trattandosi di una pandemia di proporzioni globali. Tutti ci chiediamo se a settembre avremo una condizione diversa, se saranno ancora necessarie le mascherine nei luoghi chiusi o anche all’aperto, se finalmente anche la scuola tornerà all’agognata normalità.

Questi due anni scolastici hanno evidenziato molti gap nel sistema scolastico italiano che tanti di noi già conoscevano: oltre ai vari problemi legati alla connessione Internet, alla DaD e alla Ddi, gli studenti, anche quelli ” bravi “, si sono sentiti disorientati, tristi, senza stimoli, alcuni delle superiori, al termine dell’obbligo scolastico, ossia 16 anni, hanno abbandonato, altri hanno deciso di cambiare percorso, altri ancora proseguono gli studi senza alcuna fiducia nel sistema scolastico italiano e pensano già a possibili scenari esteri per il loro futuro. Le istituzioni, la Politica  dovrebbero interrogarsi su questi temi: i giovani, il sistema scolastico da riformare e rivedere quanto prima, il lavoro.

Basti pensare che in Campania la Primaria e la Secondaria di primo grado sono restate chiuse per tanti, troppi mesi: questo si ripercuoterà inevitabilmente sulla psiche ma anche sulla formazione dei nostri studenti, dei nostri figli.

In tanti hanno optato per le lezioni on line facendo ricorso alle fragilità dei propri familiari, conviventi e non. Quale sarà il costo da pagare? Bambini e ragazzi delle scuole elementari e medie che per quasi due anni scolastici sono restati davanti allo schermo di un computer, privati della socializzazione e della didattica vera e propria: costoro recupereranno ogni aspetto legato alla scuola e alla socialità?

Anche in questa direzione la rinascita di cui parlavo prima dovrebbe muoversi: cercare di evitare due pesi e due misure. Spesso ho parlato di due Italie proprio per demarcare la differenza che vi è stata anche nella gestione della pandemia. Perché al Sud le scuole erano chiuse e al Nord si continuava in presenza? Ho sentito chi diceva che non ci si poteva permettere un contagio dilagante per la penuria di strutture sanitarie. Ho anche ascoltato dirigenti che parlavano di classi pollaio, mancanza di distanze tra gli alunni.  Intanto cosa si sta predisponendo per il prossimo anno? Dopo il flop dei banchi a rotelle, costato molti euro, si continua a parlare del piano estate e della ripartenza a settembre.

Serpeggiano ancora una volta tra gli addetti ai lavori e nelle famiglie italiane tanto scetticismo e discreta apatia, nonostante il clima di rinascita che stiamo vivendo.

Staremo a vedere. Per il momento ci si augura di non dover pagare un prezzo troppo alto a causa di errori e nefandezze della politica locale e nazionale e che a pagarne le spese non siano i soliti noti: bambini, studenti, lavoratori, famiglie. Dopo tutto ciò che abbiamo dovuto vivere sarebbe intollerabile dover pagare ancora. Oltre al danno la beffa, insomma.

Annalisa Capaldo