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Calma piatta, tensione zero, interesse per la materia: pochissimo. Si avvicina il 12 giugno ma le urne sui cinque quesiti del referendum sulla giustizia non riescono a catturare l’attenzione degli italiani. Soltanto un elettore su quattro è informato, ci dice un sondaggio Swg. Proviamo dunque a tracciare una guida puntuale

Cosa sono i referendum per la Giustizia?

Gli italiani dovranno rispondere a cinque quesiti promossi dal Partito radicale, che hanno trovato fin dall’inizio il consenso del leader della Lega Matteo Salvini. Si va dall’abolizione delle firme per le candidature dei togati al Csm alla valutazione sulla professionalità degli stessi, dalla separazione delle carriere tra giudici e pm alla limitazione della carcerazione preventiva, fino alla legge Severino sull’incandidabilità e la decadenza degli eletti condannati.

Quando si vota? È previsto un quorum?

Si voterà domenica 12 giugno, stesso giorno delle elezioni amministrative che si terranno per rinnovare i sindaci e i consigli comunali di 970 comuni, tra cui 21 capoluoghi di provincia e quattro capoluoghi di regione: Catanzaro, Genova, L’Aquila e Palermo. Per la validità della consultazione referendaria è necessario però che si rechino alle urne metà degli aventi diritti al voto più uno.

I QUESITI:

La separazione delle funzioni dei magistrati.
Oggi, pm e giudici condividono la stessa carriera e si distinguono solo per funzioni. Il referendum, invece, punta a rendere definitiva la scelta, all’inizio della carriera, di una o dell’altra funzione.

Divieto di candidarsi (“Legge Severino”).
Il quesito punta a cancellare la legge Severino, che ha introdotto decadenza e incandidabilità dei condannati in via definitiva per reati gravi contro la Pubblica Amministrazione, fissando inoltre un regime rigoroso per eletti e amministratori locali, non eleggibili o decaduti se condannati in primo grado. Con la vittoria dei sì, tornerebbe in vigore la legge precedente, che prevede l’interdizione dei pubblici uffici come pena accessoria decisa dal giudice.

Limitazione delle misure cautelari
Il referendum sulla limitazione delle misure cautelari punta a limitare i casi in cui è possibile disporre la custodia cautelare, cioè la detenzione degli indagati o impuntati prima della sentenza definitiva. Con la vittoria dei sì, i presupposti che consentono di arrestare qualcuno (prima che sia riconosciuto colpevole) vengono ristretti ai casi di pericolo di fuga, inquinamento delle prove e rischio di commettere reati di particolare gravità, con armi o altri mezzi violenti. La custodia cautelare non sarà confermata per il reato di finanziamento pubblico dei partiti.

Le liste dei candidati al Consiglio Superiore della Magistratura:
Il quesito riguarda le norme che regolano l’elezione della componente togata nel Csm: se vincessero i sì, sparirebbe l’obbligo di 25 firme di magistrati per proporre una candidatura. Secondo i promotori questo limiterebbe il peso delle correnti nel Consiglio Superiore.

Le pagelle degli avvocati ai magistrati
Con un intervento abrogativo di una legge del 2006, all’interno del Consiglio direttivo della Cassazione e dei Consigli giudiziari regionali, gli avvocati potrebbero valutare la professionalità di pm e giudici.

Possono impattare questi referendum sulla riforma dell’ordinamento giudiziario?
In parte. Se il testo licenziato alla Camera fosse approvato senza modifica dal Senato, su tre di questi cinque quesiti si voterebbe, l’incognita resta sul sistema elettorale del Csm e sulla separazione fra giudici e pm. Il primo perché anche la riforma Cartabia non prevede la raccolta firme: si introducono candidature individuali e un sistema misto proporzionale maggioritario. Il secondo, cioè sulla separazione fra giudici e pm, invece riduce i passaggi: se oggi sono ammessi quattro passaggi tra funzione giudicante e requirente nel corso della carriera, con la riforma Cartabia si riducono a uno. Mentre se vincessero i sì al referendum ogni spostamento sarebbe del tutto escluso.

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