Una Napoli Milionaria che sa di realismo e di impegno sociale per la bella interpretazione della compagnia La Locandina che ancora una volta, come ormai da tradizione a Pagani, nei giorni di Natale, mette in scena, con cura, sul palcoscenico del teatro dell’Auditorium Sant’Alfonso,  l’enorme patrimonio teatrale di Eduardo De Filippo.  La replica lunedì 26 dicembre alle 20. E questa volta, la scelta è sembrata davvero congeniale, attuale, una lettura del nostro tempo che come sempre nei secoli è intervallato da guerre, malattie, disagi e sconvolgimenti. E la platea, forse un po avara di applausi, è sembrata vivere in alcuni momenti quelle emozioni e determinare riflessioni, come voleva il dettame di Eduardo con la sua narrazione etica e morale sul peso di scelte e contraddizioni dell’esistere. Quando la scrisse Eduardo aveva pensato ad una commedia che esprimesse la necessità –di un riscatto morale e del recupero dei valori fondanti della vita. Annidarsi nell’intimo dei suoi contemporanei che allontanavano i fragori di una guerra devastante e facendo emergere la corruzione, il degrado morale,  la criminalità, l’ avidità di danaro e il potere che prevalgono sul diritto a vivere nel mondo secondo giustizia. Un obiettivo raggiunto dalla storica compagnia paganese, con un’interpretazione, di quei tre atti, scritti in poco meno di due settimane, nel 1945, dal drammaturgo napoletano, che si sviluppano con impegno,  senza tante sbavature, con qualche dialogo che forse avrebbe dovuto incidere di più  e meno lento ma con un’interpretazione davvero matura e convincente di Carmine De Pascale ( che ne cura anche la regia con Alfonso Tortora) a suo agio in un Gennarino Jovine resiliente e quasi sofista, come sembra a suo modo interpretare i personaggi eduardiani e con una Valeria De Pascale, più matura e incisiva e che sorprende in una Donn’Amalia, che però è meno cattiva di quella voluta da Eduardo. Brillanti i passaggi comici e le movenze sul palco e toccanti alcuni significativi passaggi drammatici. E quell’Amedeo che Eduardo voleva sfrontato e al contempo sanguigno, ribelle, viene quasi ingentilito dall’interpretazione del bravo Alessandro De Pascale che ben riesce a calibrarsi nei dialoghi. Convincente e brillante l’Errico Sette Bellezze interpretato da Alfonso Tortora, piace e ottiene applausi quel ragioniere “Riccardo Spasiano” interpretato da Raffaele Tortora. Emerge la bella verve e passione di Maria Rosaria Argentino, a suo agio per l’interpretazione di “Adelaide”.  Un ruolo che sembra ben assestato anche per Peppe Tufano nel suo Brigadiere e per Francesco Pellizzari in “Federico”. . La Maria Rosaria di Alessia Petrone è di consapevolezza del ruolo, mentre offrono un ottimo compendio con interpretazioni, senza sbavature e come buone spalle dei protagonisti, la Donna Peppenella della brava Rosalba Canfora, l’effervescente Peppe Di Mario in Peppe o Cricco,  piace l’autorevolezza di Livio Cuccurullo con il suo “Dottore” e sanno ritagliarsi il proprio ruolo le attrici Monica Civale (Assunta), Teresa Oliva ( Teresa),  Rosa Amodio ( Margherita). Strappa sorrisi quel Mezzoprevete interpretato da Tonino De Vivo.