Punti di Vista: Accogliere e perché (di Claudia Squitieri)

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È particolarmente vivace la polemica tra i rappresentanti politici dell’attuale Governo e i Sindaci di alcune Regioni italiane sull’atteggiamento da assumere nei confronti dei migranti. Chi li considera impostori di professione, intenti a depredare quel poco di ricchezza che ancora circola nei paesi considerati opulenti, si scontra con chi li considera vittime sacrificali di un sistema economico predatorio che sostiene chi più ha, a danno di chi non possiede nulla. Dov’è la verità? A chi attribuire la ragione in una diatriba sempre più aspra che coinvolge tutti?La situazione attuale non può essere spiegata se non inquadrandola in un ambito storico-politico che tenga conto delle scelte operate nei decenni precedenti e di cui poco si sa. In sociologia, il concetto di accoglienza si lega a quelli di atteggiamento e di processo in atto in un paese. L’atteggiamento, deriva dalla cultura condivisa in un territorio rispetto al tema delle diversità e assume un carattere pedagogico ed educativo; il processo, invece, riguarda l’insieme degli atti previsti, affinché l’accoglienza si realizzi secondo uno schema stabilito.Il sociologo Maurizio Ambrosini, docente ed esperto in materia di flussi migratori presso l’Università di Milano, cerca di sfatare i luoghi comuni che circolano sui migranti e dichiara quanto sia vantaggiosa la loro presenza, proprio per il sistema che si intende salvaguardare.

La globalizzazione è la causa del cambiamento degli assetti economici e, forse, più che accanirsi sull’africano che arriva nel paese, il gioco-forza andrebbe rivolto a quelli che il docente definisce “i lupi di Wall Street” e alle forze finanziarie globali.Il problema nasce nel momento in cui la crisi economica ha investito anche quei paesi considerati forti che hanno dovuto fare i conti, essi stessi, con politiche economiche rigorose che hanno, prima minacciato, e poi imposto stili di vita impensabili fino a poco tempo prima a fasce della popolazione solide economicamente.

È la povertà che si è affacciata nella quotidianità che ha reso il tema rilevante agli occhi di un numero sempre maggiore di cittadini nei differenti paesi, dove l’immigrazione ha raggiunto livelli significativi. Quali sono i dati reali di questa ondata migratoria? Anche qui, spesso, le stime sembrano non coincidere tra chi si dichiara a favore dell’accoglienza e chi esprime disappunto per quella che considera un’invasione, e l’incertezza incrementa la paura.Il docente sottolinea quanto la confusione sugli effettivi sbarchi, l’immigrazione e il tema della cittadinanza contribuiscano ad alimentare il sospetto di una vera e propria aggressione territoriale.Infatti, gli sbarchi risultano numericamente contenuti rispetto all’immigrazione vera e propria, e i richiedenti asilo sono 180.000, mentre gli immigrati residenti ben 5 milioni e mezzo.Altro dato importante risulta quello che vede l’immigrazione stazionaria in Italia, dove necessaria diventa l’integrazione delle famiglie immigrate; basti citare il milione e 100mila bambini e ragazzi presenti nel Paese per rendersi conto dell’importanza di azioni finalizzate allo scopo.Bisogna comprendere, aggiunge il sociologo che “avremo sempre più italiani con la pelle scura, con gli occhi a mandorla, con il velo e di differenti religioni”, e la società sarà completamente diversa.Il Paese necessita di immigrati regolari che, secondo il Presidente dell’Inps, incrementano di un punto il Pil nazionale. Questi, giovani e adulti, non gravano ancora sul sistema pensionistico anzi lo supportano perché i contributi che versano sono superiori ai costi che lo Stato sostiene  per i servizi di cui usufruiscono.

Inoltre, “il contributo delle nascite degli immigrati si traduce in consumi e gettito Iva per le casse dello Stato”.Cosa fare? Soprattutto quando molte irregolarità sono venute a galla nella gestione dei centri di accoglienza deputati ad accogliere le migliaia di disperati disposti a tutto pur di lasciare i paesi d’origine?Il sociologo dichiara che il freno all’opera degli enti preposti all’accoglienza non argina il problema perché congela le attività di sostegno a favore di chi necessita di supporto non creando nessun tipo di alternativa funzionale.Ancora una volta, la domanda sul da farsi diventa sempre più articolata e difficile l’individuazione di una buona soluzione. Qual è la strada da percorrere per uscire da questa situazione? Sicuramente il clima venutosi a creare non facilita l’individuazione di soluzioni capaci di organizzare misure che risultino efficaci.

                                                                                                       Claudia Squitieri

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