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C’erano una volta, più di 2000 anni fa l’antica Roma, caput mundi, l’Urbs per antonomasia, l’unica con l’iniziale maiuscola e un suo piccolo satellite, la cosiddetta urbula, ossia una piccola urbs, chiamata Nuceria.

Il patrimonio archeologico che vanta Nocera Superiore, più della vicina Nocera Inferiore, è immenso ed ha una rilevanza straordinaria a livello planetario, che già di per sé potrebbe cagionarle ricchezza, lavoro e fama indiscusse, nonché fare da trait d’union tra le vicine Pompei, Ercolano e Stabia e le splendide Paestum e Velia, solo per citarne alcune.

Si sa che il nostro patrimonio non è mai stato valorizzato a dovere e non incolperò in questa sede le tante amministrazioni comunali, i politici, la Sovrintendenza ai beni culturali, la Provincia, la Regione avvicendatisi nel tempo; mi soffermerò sull’episodio di Poppea, testimonial d’eccezione del patrimonio archeologico ed architettonico di Nuceria.

Poppea non era solo la moglie di Nerone, colei che faceva il bagno nel latte d’asina per mantenere florido e tonico il suo corpo.

Durante un banchetto nella primavera del 58 d.C., Nerone rimase abbagliato dalla bellezza e dal fiero portamento della donna tanto da diventarne l’amante appassionato nel giro di poco tempo ed in seguito la sposò. Ella non era solo bella, ma anche intelligente e scaltra, e consapevole dell’ascendente che sapeva di avere sul debole e concupito amante ed iniziò da subito ad allontanare chiunque le si frapponesse come ostacolo. Tuttavia particolarmente triste fu la fine di Poppea: rimasta di nuovo incinta, dopo aver perso la figlia avuta da Nerone a soli 4 mesi, fu uccisa da un calcio nel ventre datole dallo stesso imperatore in un accesso d’ira.

Ma forse tutti ricorderanno un’altra Poppea, interprete di una donna procace e smaliziata, scelta da Carlo Vanzina nel film comico SPQR, 2000 e 1/2 anni fa, del 1994. La celebre frase che metteva in risalto le curve di quella Poppea, cantate da Francesco Nuti in altre circostanze, non ha bisogno di essere ricordata. Quella stessa attrice, definita popolare alla stregua di Anna Magnani o di Sofia Loren, è la testimonial del nostro incommensurabile e preziosissimo patrimonio archeologico ed artistico che già di suo è bello e di certo non ha bisogno di codesto tipo di marketing o altre trovate simili per essere valorizzato. Avessero designato Vittorio Sgarbi avrei potuto accettarlo, se non altro per la sua conoscenza dell’arte, della storia, della cultura italiana! A questa cultura afferisce senza dubbio anche il cinema, ma solo se parliamo di film o di attrici e attori di altra caratura, di spessore differente, senza denigrare i cinepanettoni o film trash.

La mia domanda è la seguente: a che pro la bella Anna Falchi è stata invitata a Nocera Superiore e perché è stata scelta come testimonial del nostro Battistero paleocristiano a Santa Maria Maggiore, del teatro ellenistico/romano di Pareti, della necropoli di Pizzone? Era necessario o in qualche modo utile accostare l’indiscussa avvenenza fisica della soubrette alla nostra storia e ai nostri beni archeologici ed architettonici?  Io non ho rinvenuto in tale scelta né la congruità della persona  al nostro patrimonio storico-artistico né la conclamata lungimiranza legata ad uno pseudo-marketing.

C’era una volta, quindi, la Cultura con la C maiuscola, quella per cui andavi a scuola, studiavi, apprezzavi le testimonianze storiche ed archeologiche e te ne vantavi in giro per il mondo, senza alcun bisogno di Poppea…

Annalisa Capaldo

 

 

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