Pompei, o meglio la zona suburbana di Civita Giulia Civita, 700 metri Nord-ovest da Pompei, svela nuovi squarci di vita spezzata dalla forza del Vesuvio. Sono stati realizzati due calchi di due uomini, colti dalla corrente piroclastica, forse la seconda che investì la città di Pompei, del 9 del mattino del 25 ottobre  del 79 d.C. mentre scappavano. Avevano approfittato della calma dopo la prima corrente piroclastica ma non sapevano che ne sarebbe arrivata, dopo poco un’altra, veloce, violenta tanto da sommergerli in un attimo.  Si trovavano in un vano laterale del criptopotico, corridoio di passaggio sottostante della ricca villa suburbana, che consentiva l’ accesso al piano superiore.  Lì restano, bloccati in posizioni che fotografano la terribilità del momento, impronte di eterno. Due corpi, due uomini, due storie per i quali la cui morte livella differenze. Un uomo adulto, ben vestito e l’uomo giovane, con  schiacciamenti vertebrali che fan capire che doveva essere uno schiavo. Una sorta di rappresentazione reale, che sorge magicamente dalle viscere coperte della terra,  del concetto del “memento mori” come lo ha declinato il famoso mosaico di Pompei (oggi al MANN), quello con la farfalla e la ruota ( proveniente dal triclinio di una casa con bottega- conceria- Regio I), che spiega bene come ricco e povero sono uguali dopo la morte.

E’ di oggi l’annuncio ufficiale della scoperta, anticipata dall’Ansa, e poi condivisa dal Parco Archeologico di Pompei corredata di tutti i dettagli.

IL CONTESTO
In località Civita Giuliana, a circa 700 m a nord-ovest di Pompei, si scava ancora. Il pretesto di questa indagine è legata a un fatto di cronaca:  bloccare tombaroli e il loro traffico illecito. Risultato dell’operazione congiunta con i carabinieri e la Procura di Torre Annunziata finalizzata a tale arresto. E così nel 2017 era stata portata in luce la parte servile della villa, la stalla con i resti di tre cavalli bardati, sono stati rinvenuti due scheletri di individui colti dalla furia dell’eruzione. Furono realizzati i calchi di questi cavalli, e una copia oggi si può vedere nella Palestra Grande di Pompei.  Adesso è stato possibile realizzare i calchi delle due vittime  rinvenute nei pressi del criptoportico, nella
parte nobile della villa oggetto delle nuove indagini. I corpi sono stati individuati in un vano laterale del criptoportico, corridoio di passaggio sottostante della villa, che consentiva l’accesso al piano superiore.

IL CRIPTOPORTICO
Questo spazio, largo 2,20 m ma di cui al momento non si conosce la lunghezza, presentava un solaio in legno come indicato dalla presenza sui muri di sei fori per l’alloggio delle travi che sostenevano un ballatoio.
L’ambiente è obliterato dai crolli delle parti più alte delle murature sotto cui compare uno spesso livello riferibile alle successioni di corrente piroclastica tipiche dell’eruzione del 79 d.C. All’interno dell’ambiente è stata rilevata
dapprima la presenza di vuoti nello strato di cenere indurita, al di sotto dei quali sono stati intercettati gli scheletri. ,

I CALCHI
Prima di realizzare i calchi di questi due corpi, con la tecnica ideata da Giuseppe Fiorelli nel 1863, si è proceduto utilizzando nuove tecnologie: una analisi endoscopica, estrazione di campioni ossei, e laddove possibile l’esecuzione di una scansione laser dell’interno del vuoto lasciato dal corpo. Dopo, in ultima fase con la colatura del gesso.
I calchi hanno restituito la forma dei corpi di due vittime in posizione supina.

LA PRIMA VITTIMA
La prima vittima, con il capo reclinato, denti e ossa del cranio visibili, dai primi studi risulta essere un giovane, fra i 18 e i 23/25 anni, alto circa 156 cm. La presenza di una serie di schiacciamenti vertebrali, inusuali per la giovane età dell’individuo, fa ipotizzare anche lo svolgimento di lavori pesanti. Poteva dunque trattarsi di uno schiavo. Indossava una tunica corta, di cui è ben visibile l’impronta del panneggio sulla parte bassa del ventre, con ricche e spesse pieghe, la cui consistenza assieme alle tracce di tessuto pesante, fanno ipotizzare che si trattasse di fibre di lana. Accanto al volto sono presenti alcuni frammenti di intonaco bianco e lungo le gambe frammenti della preparazione parietale del vano.

LA SECONDA VITTIMA
La seconda vittima ha una posizione completamente differente rispetto alla prima ma attestata in altri calchi a Pompei: il volto è riverso nella cinerite, a un livello più basso del corpo, e il gesso ha delineato con precisione il mento, le labbra e il naso, mentre si conservano le ossa del cranio. Le braccia sono ripiegate con le mani sul
petto, secondo una posizione attestata in altri calchi, mentre le gambe sono divaricate e con le ginocchia piegate.
La robustezza della vittima, soprattutto a livello del torace, suggerisce che anche in questo caso sia un uomo, più anziano però rispetto all’altra vittima, con un’età compresa tra i 30 e i 40 anni e alto circa 162 cm.
Questa vittima presenta un abbigliamento più articolato rispetto all’altra, in quanto indossa una tunica e un mantello. Sotto il collo della vittima e in prossimità dello sterno, dove la stoffa crea evidenti e pesanti pieghe, si conservano infatti impronte di tessuto ben visibili relative ad un mantello in lana che era fermato sulla spalla sinistra. In corrispondenza della parte superiore del braccio sinistro si rinviene anche l’impronta di un tessuto diverso pertinente ad una tunica, che sembrerebbe essere lunga fino alla zona pelvica. Vicino al volto della vittima vi sono frammenti di intonaco bianco, probabilmente  crollati dal piano superiore.

A 1 m circa ad est dalla prima vittima e a circa 80 cm a est della seconda, nel corso  dei lavori di scavo si sono rinvenuti altri fori; anche in questo caso si è colato il gesso rivelando la presenza non di vittime bensì di oggetti, forse persi durante la fuga. L’esplorazione manuale di questi “vuoti” , poi la forma rivelata dal gesso hanno mostrato che si tratta di cumuli di stoffa con grosse e pesanti pieghe; in particolare il cumulo vicino alla vittima 1 sembra essere interpretabile come un mantello in lana, evidentemente portato con se nella fuga dal giovane “schiavo”.

GLI AMBIENTI DELLA VILLA
Le indagini in questa area sono state avviate a gennaio 2020. nell’area di una villa di grandi dimensioni in località Civita Giuliana a circa 700 m a nord-ovest di Pompei, dove già negli scorsi anni è stato possibile eseguire il primo calco di un cavallo, nella parte servile della dimora, dove è stata indagata la stalla.

Gli interventi in corso hanno riportato in luce una serie di ambienti del settore residenziale nord-ovest della villa, posto in posizione panoramica con vista sul golfo di Napoli e articolato intorno ad un peristilio (giardino
colonnato) a pianta rettangolare delimitato sui  lati nord ed est da un porticato e, lungo il lato occidentale, da un criptoportico coperto da una  terrazza con balaustra.
Alcuni degli ambienti che qui si aprivano erano già stati esplorati tra il 1907 e il 1908 e successivamente interrati, altri erano stati interessati da operazioni di scavo clandestino.

In particolare sono stati portati alla luce tre ambienti di soggiorno, due cubicula diurna (stanze da letto) dagli eleganti pavimenti in cocciopesto con motivi decorativi in tessere lapidee, ed un oecus. Quest‟ultimo vano corrispondeva ad una grande sala da banchetto, con decorazioni in III Stile e un pavimento ad inserti marmorei (opus sectile) in corso di rifacimento al momento dell’eruzione. Al di sotto della terrazza correva, come di consueto nelle ville suburbane di area vesuviana, un criptoportico, che fungeva da basis villae, lungo per la parte conosciuta circa 56 metri, il quale era stato parzialmente esplorato durante gli scavi di inizio „900 e negli scorsi decenni intaccato da interventi di clandestini. Qui si è individuato un piano pavimentale in terra battuta e, lungo il lato occidentale, una sequenza di piccole finestre strombate all’esterno. (fonte: Parco Archeolgico di Pompei)

 

 

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