Pompei: è da parata il terzo cavallo scoperto nella villa di Civita Giuliana

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Arriva Natale e anche Pompei propone i suoi regali. Innanzitutto sono state riaperte delle domus nell’antico sito: la casa della Fontana Grande, la casa dell’Ancora e, dopo i lavori, il tempio di Iside. Anche se pare non sicura la loro riapertura definitiva ma solo nel periodo delle feste, è una bella occasione di entrare in spazi di grande prestigio e significato.

Da Roma, invece, durante la conferenza stampa sul Pompeii Theatrum Mundi, la rassegna che anche la prossima estate (20 giugno- 13 luglio) sarà ospitata dal teatro grande di Pompei, il direttore Massimo Osanna lancia la notizia di aver, probabilmente, scoperto un teatro del IV a.C.. Negli scavi in corso nella zona del foro triangolare, proprio dietro la zona del teatro grande (costruito nel II a. C.) sarebbe stata trovata una sorta di cavea naturale, poi riempito da materiali di risulta del tempio di Athena.

Di oggi, 23 dicembre, invece viene annunciata ufficialmente la notizia di una nuova scoperta nella zona di Civita Giuliana. Questa zona recentemente aveva dato risultati straordinari con la scoperta di una stalla di una villa suburbana con tanto di mangiatoia e animali. Qui è stato trovato il cavallo di cui è stato realizzato il calco, il primo di questo genere, la cui immagine ha rimbalzato nelle cronache del mondo. Ma gli scavi non erano conclusi. Iniziati per contrastare l’azione di tombaroli e sostenuta dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, dal Comando dei Carabinieri di Torre Annunziata e dal nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Napoli, congiuntamente con il Parco di Pompei, continua a stupire. Oggi viene presentato un altro cavallo, il terzo rinvenuto proseguendo gli scavi negli ambienti di servizio della villa suburbana.

 Le attuali operazioni di scavo, avviate nel mese di luglio, hanno messo in luce integralmente tale ambiente e  hanno individuato la parte restante del secondo cavallo, che prima era visibile in parte,  e un terzo equide.
Dei due, l’uno giace riverso sul fianco destro, con il cranio ripiegato sulla zampa anteriore sinistra. Presumibilmente legato alla mangiatoia, non era riuscito a divincolarsi.
L’altro, con resti di una ricca bardatura di tipo militare, giace riverso sul fianco sinistro, e sotto la mandibola conserva il morso in ferro. La realizzazione dei tunnel da parte dei tombaroli e la conseguente cementificazione delle cavità, non hanno permesso di realizzare il calco del terzo cavallo.

Durante la fasi di scavo del corpo sono  venuti alla luce cinque reperti bronzei. Sulle coste della gabbia toracica, fortemente rimaneggiate, si sono individuati quattro reperti in legno di conifera rivestiti di lamina bronzea  di forma semilunata ; un quinto oggetto, sempre in bronzo, è stato recuperato sotto il ventre, in prossimità degli arti anteriori, formato da tre ganci con rivetti collegati da un anello a un disco.

La forma di questi elementi e i confronti in letteratura fanno ipotizzare che appartengano a un tipo particolare di sella definita a quattro corni, formata da una struttura di legno rivestita con quattro corni, due anteriori e due posteriori, ricoperta da placche di bronzo che servivano per dare stabilità al cavaliere, in un periodo in cui non erano state inventate le staffe. Selle di questo tipo sono state utilizzate nel mondo romano a partire dal I secolo d.C. ed in particolare in ambito militare. Le giunzioni ad anello erano quattro per ogni bardatura e servivano a collegare diverse cinghie di cuoio per bloccare la sella sul dorso del cavallo . Si tratta sicuramente di bardature militari da parata.

Lo studio della sella è a cura dell’archeologo Domenico Camardo, mentre le ricerche sul campo sono seguite dall’archeologa Paola Serenella Scala.

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