Sei anni fa, nell’aprile del 2016, don Antonio Marrese, ex Vice Rettore del Santuario di Pompei, e Cappellano Militare della 46 Brigata Aerea di Pisa, viene coinvolto e travolto da una vicenda penale, che lo vede accusato di diversi reati: calunnia, atti persecutori, ricettazione, peculato, abuso di ufficio, concussione.

Dopo oltre sei anni, che don Antonio stesso ha definito “di via crucis” finalmente il tribunale di Massa Carrara ha emesso la sua sentenza di assoluzione piena. Dichiarando don Antonio Marrese innocente e le accuse mossegli false.

La vicenda, che fece non poco clamore a livello nazionale, portò alla decisione da parte di Papa Francesco di dimettere dallo stato clericale don Antonio. Nel corso degli anni il sacerdote ha sempre sostenuto di “credere nella Magistratura e nell’eccellente professionalità dei legali”.

“Sono stati anni molto difficili, caratterizzati da false notizie, accuse infamanti, e tante chiacchiere, ma finalmente oggi mi viene ridata dignità, ho sempre creduto che la magistratura avrebbe ristabilito la verità su questa triste vicenda. Non è stato semplice andare avanti in certi momenti. E’come quando ci si trova nel bel mezzo della bufera, travolti, si fa fatica anche a respirare, ma poi grazie a Dio, arriva un pò di calma e pian piano si riprende. Mi dispiace che alcuni, pur conoscendomi bene, hanno dubitato e si sono allontanati, proprio nel tempo in cui avevo bisogno di sostegno, ma allo stesso tempo, ringrazio i tantissimi che mi sono stati accanto, credendo in me, difendendomi e accompagnandomi in questo cammino difficile.”

L’iter penale finisce qui, con l’assoluzione, ma intanto, la giustizia canonica, si è pronunciata, per la riduzione dallo stato clericale, quindi don Marrese, pur rimanendo sacerdote sempre, il sacramento ha carattere indelebile e non si può cancellare, non può esercitare il ministero sacerdotale, essendo stato dispensato da tutti gli obblighi inerenti al sacerdozio.

“Oggi si è chiusa la vicenda civile, ma rimane aperta quella canonica, anche se ufficialmente viene detto che il provvedimento di riduzione è inappellabile, il Santo Padre, in qualsiasi istante, nella sua benevolenza, potrebbe disporre diversamente. In questo momento ho forte nel cuore un sentimento e un sogno. Il sentimento è di gratitudine, a quanti mi sono stati e mi sono accanto. Sono veramente tanti coloro che non mi hanno mai fatto mancare, in diverse forme, la propria vicinanza e il proprio sostegno, che con me e per me
soffrono, sperano e pregano. Basti pensare, che un comitato spontaneo, ha raccolto oltre cinquemila firme, per chiedere al Papa il mio reintegro. Si sa, le firme servono a poco o a niente, ma è un segno di grande affetto e vicinanza”