Ricordo bene quando da adolescente ho dovuto scegliere la scuola superiore da frequentare  dopo l’esame di 3° media.

La professoressa di lettere mi suggerì senza dubbio il liceo classico e tra mille dubbi e  tanta paura, anche di natura prettamente finanziaria, dato che i miei genitori non erano ricchi o benestanti, intrapresi l’avventura classica.

Non è facile all’età di quattordici anni decidere la propria scuola superiore, ma il liceo classico è una scelta che rifarei per svariati motivi.

Fondamentale è mettere da parte la paura di non riuscire a farcela. Ogni viaggio trova sempre una sua meta finale. Alcuni itinerari ci conducono in breve tempo a ciò che ci aspettavamo, mentre altri ci aprono ad altre strade ed esperienze inedite e non previste. Nel bene e nel male, ciò che viviamo ci fa crescere, maturare ed in qualche misura ci fortifica pure.

Facilmente diventiamo i nostri peggiori nemici, ma in questi momenti delicati, come la scelta della scuola superiore o della facoltà universitaria, è necessario non vestirsi dei panni del giudice più crudele. Ascoltatevi per provare a capire chi siete, chi vorreste diventare e quali obiettivi vi siete prefissati di raggiungere. Non è facile mettersi a nudo con le proprie insicurezze e fragilità, ma la domanda che mi sono posta dal principio è stata cosa e chi non sarei voluta diventare. Moralmente ho sempre avuto uno spiccato senso della giustizia ed ho scartato dal proncipio l’ipocrisia che mi circondava e non volevo diventare come gli altri, desideravo essere me stessa, onesta e umile nel pensiero, per dirla alla Gramsci “pessimista nell’intelligenza, ottimista nella volontà”.

Il liceo classico mi ha permesso di ottenere una formazione a tutto tondo per rispondere alle esigenze della contemporaneità.

È una scuola che abitua all’“insaziabilità della conoscenza”, aiuta ad avere un buon metodo di studio ed i mezzi adatti per frequentare qualsiasi università. Inoltre, si cura di formare  lo spirito critico, regalando la sicurezza per declamare il proprio pensiero anche dinanzi un vasto pubblico.

Questo l’ho sperimentato sia in Italia che all’estero, per lavoro o per viaggi di piacere, il liceo classico ti rende sicuro e pronto ad affrontare il mondo, a superare difficoltà e a non chinare la testa dinanzi a nessuno.

Si tratta di una scuola che permette di esprimere ciò che si ha dentro e quelle che sono le proprie passioni. Importante è capire che il liceo classico non studia un mondo morto (come si è soliti erroneamente a pensare) ma un mondo in continua maturazione ed evoluzione, che fonda le sue radici nei grandi pensatori antichi che sono alla base della nostra cultura.

Non esisterebbe l’informatica senza la logica dei classici: essa infatti è alla base dell’informatica moderna: è con la logica greca che Turing ha creato l’informatica moderna Non è un caso che Camillo Olivetti, uno dei più grandi genî italiani e capostipite dell’informatica moderna, aveva una formazione classica.

Ma c’ è un aspetto ancora più rilevante da tenere in massima considerazione: per capire chi siamo, dobbiamo scavare in quello che è il mondo passato.

San Tommaso diceva: «Siamo nani sulle spalle dei giganti» e non c’è frase più vera.

Infatti, chi mai comprenderebbe un mondo privo del sapere degli antichi? Senza Aristotele non si sarebbe arrivati al pensiero moderno; senza Cicerone la virtù dell’eloquenza non sarebbe divenuta l’arte contemporanea che siamo soliti chiamare public speaking; senza Copernico penseremmo ancora che la Terra si trovi al centro dell’universo e che sia centro di riferimento comune di ogni pianeta. Oppure pensiamo ad un mondo privo del Sommo Poeta che ha aperto alla nostra mente la possibilità di immaginare un’aldilà fatto di Inferno, Purgatorio e Paradiso. Senza Eschilo la tragedia che cerca di dare risposte ai grandi interrogativi dell’essere umano non sarebbe mai venuta alla luce.

Lo stereotipo dello studente del liceo classico che sa tradurre soltanto versioni di Cicerone e che non conosce la matematica non è solo falso, ma è anche offensivo verso gli studenti e i docenti di matematica dei licei classici. Il liceo classico è la scuola da cui provengono gli studenti più preparati d’Italia e hanno un rendimento universitario di gran lunga più alto degli altri. L’uomo ha anche tendenze più alte da perseguire: la ricerca del bello, della felicità, dell’appartenenza, della conoscenza, del senso della vita, dell’universo. Privare l’uomo di queste cose e ridurlo a una macchina lavorante significa ridurlo a bestia. Noi siamo umani proprio perché desideriamo fare queste cose. Queste persone non comprendono lo scopo finale dei classici: studiare il passato per capire il presente e in modo, così, da costruire un futuro migliore. Perché capire la crisi dell’Impero Romano è importante oggi nella crisi odierna; chi non conosce la storia è condannato a ripeterla. Ci sono cose che la matematica non insegna, ma i classici sì. Perseguire solo la scienza è erroneo, perché la scienza è uno strumento. Il progresso non è né buono né cattivo: dipende dalle mani di chi è messo, e i classici aiutano a inquadrare, a vedere i dati che la scienza offre e rifletterci sopra. Una cosa è eseguire dei comandi e un’altra è capire perché quei comandi sono mandati. L’iperspecializzazione, in cui ognuno conosce soltanto la sua nicchia, è un male, dobbiamo tornare a essere uomini rinascimentali, che s’intendono di tutti i campi, uomini che non sanno soltanto fare, ossia schiavi degli strumenti, ma pensare

Il classico è da abolire? Casomai facciamone un modello: mettiamo il latino in altri istituti e filosofia già alle scuole medie. La filosofia, che è maggiormente presente nel liceo classico, è la base dell’amore per la conoscenza, delle domande esistenziali più profonde, dei dilemmi più grandi della storia e dell’evoluzione del pensiero umano su tutti i campi dell’essere.

Non ci sarebbe scienza senza filosofia, non ci sarebbe matematica, che è nata con Talete di Mileto, senza pensatori greci. Il liceo classico ha dato formazione alle più grandi menti d’Italia, come Enrico Fermi, oltre alla quasi totalità dei letterati, poeti, nonché filosofi, intellettuali, ingegneri e imprenditori, che hanno reso grande questo paese.

La dicotomia tra liceo classico e scientifico è davvero assurda, come se scienza e filosofia fossero agli antipodi e non, anzi, in connubio. La scienza produce giudizi a posteriori, di fatto ed empirici, l’umanistica quelli a priori ed eterni. Solo con la loro combinazione si può ottenere qualcosa di prolifico e ordinato, per questo il greco e il latino non sono morti, sono immortali.

Saper scrivere in un italiano corretto, possedere un vocabolario vasto e forbito, apprendere ogni nozione con maggiore intuito, assimilare facilmente il sapere, non perdere la curiosità dell’apprendere cose nuove, parlare senza fare brutte figure in pubblico al cospetto di chiunque, sapersela cavare in qualsivoglia situazione: sono alcuni vantaggi di chi frequenta con profitto un buon liceo classico.Vi sembra poco?

Questi sono i motivi salienti per cui si dovrebbe almeno prendere in considerazione la scelta del liceo classico alla fine della scuola secondaria di primo grado.

Annalisa Capaldo