Nessuno può decidere o determinare il tuo VALORE. Non dare a NESSUNO il potere di definire la tua persona, di umiliarti, sottovalutarti o sminuirti. Non mettere a repentaglio la tua autostima, ascoltando il giudizio altrui. Non permettere ad un/a compagna/o di farti sentire inferiore. Il tuo valore non è determinato dalla tua istruzione, origine o aspetto. Non dimenticare che il tuo valore non diminuisce solo perché qualcuno non lo vede. L’autostima è come una piccola piantina che va annaffiata e trattata con cura.

Uno studio pionieristico sulle origini dell’autostima è stato condotto da Coopersmith (1967) ha definito l’autostima come la valutazione che un soggetto dà del proprio sé. L’autostima è la valutazione complessiva che una persona dà di sé stesso è la percezione del proprio valore. Il giudizio può essere sia positivo sia negativo. Sentirsi bene nei confronti di sé stessi proietta un alone positivo sugli schemi dei sé specifici di una persona e sui sé possibili.
Le persone avvertono il bisogno di elaborare dei sentimenti di tipo positivo rispetto a sé e di salvaguardare, proteggere ed aumentare la propria autostima. L’autostima nell’adulto è ben sedimentata ed è collegata all’autoconsapevolezza del proprio sé.

Secondo la Teoria del confronto sociale di Festinger (1954) le relazioni e il confronto con le altre persone sono importanti perché fungono da parametro di giudizio per le proprie capacità e il giudizio altrui può essere un indicatore della nostra autostima. Spesso ci scusiamo, giustifichiamo o perdoniamo quanto basta per mettere in salvo la nostra autostima e preservare la nostra immagine. Un ambiente genitoriale che fornisce una considerazione positiva incondizionata sia associato, negli anni a venire, a uno stile di attaccamento sicuro e alle caratteristiche di una persona autorealizzata, ad alto funzionamento.
D’altro canto la costruzione del sé insicuro e ambivalente guidano l’adulto verso il lato oscuro del sé caratterizzato dall’insoddisfazione, depressione, narcisismo e psicopatologia.