Con un gruppo di lettura ho letto un libro “Mi chiamo Son” racconta una storia forte come l’amore, forte come la morte.Parlavamo di Sensibilità che può avere varie sfaccettature ed assumere varie forme. In alcune situazioni può essere una condanna ma nel profondo, nell’intimo resta un super potere.

La Sensibilità può essere fine a sé stessa, quando sentiamo il dolore dell’altro ma non assumiamo una posizione, restiamo inermi. Preoccupandoci più di noi stessi che degli altri è come se indossassimo degli occhiali che ci permettono di vedere ma in modo sfocato perché oscurati dall’ombra dell’egoismo.

La Sensibilità può innescare un meccanismo di autodifesa, di apparente freddezza e lucidità essenziali per avere la giusta distanza dalla problematica ed essere razionali nel tendere la mano all’altro.

La Sensibilità emotiva può essere una Condanna, quando non è corrisposta o sottovalutata, scambiata per eccessivo buonismo. Viene ridicolizzata e sminuita, questo crea dolore. Può portarci a desiderare di essere diversi, innesca rifiuto verso la nostra natura.

La Sensibilità va a braccetto con l’empatia e può diventare una Condanna, quando il dolore dell’altro diventa il nostro. Lo assorbiamo in modo eccessivo, la sofferenza altrui diventa la nostra linfa vitale. Inevitabilmente, le radici diventano infette, i rami non portano frutto, appassiamo e non riusciamo ad essere d’aiuto per gli altri.

La Sensibilità diventa un super potere quando impariamo a maneggiarla con cura, quando assume una forma diversa che rigenera e crea vita. La nostra sensibilità insieme a quella degli altri può creare qualcosa di stupendo.

La Sensibilità come atto d’Amore insieme generano Azione verso l’altro e come un boomerang che poi ritorna verso di te.

Qual è il tuo pensiero in merito a questa riflessione? Quando la sensibilità diventa una condanna?