Etnocentrismo”: mettere il proprio gruppo al centro come elemento di paragone. Pensare che il mio sia il modo migliore, sia il modo naturale”.

Secondo Montaigne: Le idee comuni che vediamo aver credito intorno a noi, e che ci sono infuse nell’anima, sembra siano quelle generali e naturali, ma in questo modo accade che quello che è fuori dai cardini della consuetudine, noi lo giudichiamo fuori dai cardini della ragione.

Questo rischio dell’etnocentrismo, di pensare che noi siamo sempre i portatori del meglio, continuiamo ad averlo.Noi, pensiamo che gli analfabeti manchino di qualche cosa, non sono inferiori, perché hanno caratteristiche che noi abbiamo accantonato, ad esempio una memoria molto più sviluppata di quella dell’alfabetizzato. Per non parlare delle differenze tra ricco e povero, nero o bianco, omosessuale o eterosessuale. Siamo tutti diversi, come sfumature di un magnifico dipinto.

Importanti, le due citazioni di Levi-Strauss e di Montaigne di non essere ingenui e di non essere grossolani pensando che la verità stia tutta quanta da una parte. Il bene e il male non sono mai tutti da una parte, dobbiamo sforzarci nel migliorarci. Noi occidentali siamo sempre stati convinti di avere delle missioni. Abbiamo sempre pensato che la la salvezza dell’anima, l’aumento dell’intelligenza e il riconoscimento dei diritti,la possibilità di svilupparsi economicamente sia un peso che varie entità ci hanno messo sulle spalle e che il nostro compito sia quello di rendere gli altri simili a noi. Il cosiddetto “fardello dell’uomo bianco” cioè il compito che grava sulle spalle della civiltà bianca di rendere gli altri simili a noi.

Noi oggi conviviamo con le differenze. In tutte le città tendono a essere sempre più luoghi di incontro di convivenza tra gruppi. Montaigne dice che la regola aurea a cui deve tendere l’uomo, è proprio il “distinguo” ci invita, ad assumere un atteggiamento per cui mi faccio carico delle differenze tra gli esseri umani, considerandole non in maniera negativa ma un valore aggiunto.