In certi casi i numeri non sono numeri, sono schiaffi in faccia. La vicenda degli oltre 200 pazienti che non hanno avuto l’autorizzazione alle terapie riabilitative, e che quindi hanno dovuto interrompere le cure o non hanno potuto neanche iniziarle, non si può capire se ci si ferma ai numeri. Perché i numeri, in questo caso, hanno un’anima. Ognuno di quei 200 pazienti ha una storia fatta di dolori e di speranze. Le speranze sono quelle legate alla possibilità di essere curati.
Molti di loro questa speranza hanno deciso di affidarla al giudice. Le persone, quindi. Che spesso, troppo spesso, sono bambini. Sono le loro storie a dare un’anima ai numeri. Come quella di Lucio. Il nome è di fantasia e abbiamo fatto in modo che né la sua né le altre storie siano riconoscibili, per tutelare la privacy. Ha 6 anni, Lucio. La sua famiglia è numerosa e uno dei suoi fratelli è affetto da problemi psicomotori. Per lui la diagnosi è “ritardo globale con disregolazione emotivo-comportamentale”. Parole difficili da capire, ancora più difficili da accettare. È stato visitato da tanti specialisti, in diverse città. I medici della ASL gli prescrivono dei cicli di cure riabilitative. Dopo un lungo percorso tra visite e pratiche finalmente le comincia, a inizio anno a Villa dei Fiori. A inizio estate i medici della ASL gli prescrivono la prosecuzione delle cure, c’è il nuovo piano
terapeutico. Ma tutto si ferma. Il distretto non autorizza le cure per ragioni “contabili”. La relazione medica dice che “L’autorizzazione non ancora ottenuta comporta una seria compromissione nell’acquisizione delle tappe evolutive, non viene in alcun modo garantito il raggiungimento degli obiettivi terapeutici previsti dal progetto riabilitativo”. E aggiunge: “La continuità del percorso riabilitativo è necessaria per non penalizzare i risultati ottenuti ed evitare
ulteriori disagi a livello emotivo-comportamentale, nonché nelle attività sociali e curriculari. Pertanto il trattamento riabilitativo nel piccolo va ritenuto indifferibile, esistendo l’assoluta ed improrogabile necessità di attuare il programma riabilitativo disposto dai medici della ASL”. Indifferibile. Non si può aspettare. Ma non cambia niente: Lucio è a casa senza cure, anche se non può permetterselo. I genitori ricorrono al magistrato. Ma Lucio è solo uno dei 200. C’è Anna, per esempio, 5 anni. La diagnosi parla di “nec in pretermine, grave bronco displasia, disfagia con deficit di crescita, epilessia in trattamento. Ritardo mentale”. Anche per lei le cure sono indifferibili, ma non le può fare. C’è Marco, 8 anni, affetto da una grave da RSPM genetica. Il suo sviluppo cognitivo, dice la diagnosi, si colloca intorno ai 3 anni e mezzo di età mentale. I medici avevano riscontrato con la terapia un discreto miglioramento operativo e di interessi. Anche lui ha dovuto interrompere le cure, pazienza se erano “indifferibili”. Come Lucio, Anna e tanti altri.

Questioni di contabilità, per altro, secondo il parere di molti, neanche reali. A proposito di contabilità: il costo delle cure che Lucio non può fare è di 530 euro al mese.