Le riflessioni pasoliniane su Ferdinando Russo e Salvatore di Giacomo contenute nel saggio La poesia dialettale del Novecento (1952) saranno il punto di partenza del percorso narrativo proposto. Grazie a documenti d’epoca, spartiti, foto e citazioni testuali, sarà letteralmente visualizzata la differenza tra il “realismo inebbriato di fantasia” digiacominiano e il “realismo narrativo” russiano, che  Pasolini mise a fuoco con grande efficacia analitica, contribuendo alla rivalutazione dello stesso Russo.

Lo spessore critico dell’interpretazione pasoliniana sarà poi richiamato con manoscritti e illustrazioni di Rocco Galdieri, E.A. Mario ed Ernesto Murolo, altri autori da lui evocati per meglio evidenziare la dicotomia stilistica tra Salvatore di Giacomo e Ferdinando Russo e i filoni espressivi che ne derivarono. Particolare attenzione sarà rivolta a Raffaele Viviani: significativa in tal senso sarà l’esposizione dei versi autografi di “Bammenella”, brano indicato da Pasolini come felice sintesi tra il “realismo spesso volgare e banale del russianesimo” e “la musicalità, spesso canzonettistica, del digiacomesimo”. La mostra darà poi conto delle canzoni napoletane utilizzate in chiave letteraria e cinematografica.

Dischi e spartiti testimonieranno come “Luna rossa” e “Carcerato” e poi “‘Na sera ‘e maggio”, “Scapricciatiello”, “Lazzarella” e “Maruzzella” furono usate da Pasolini per accompagnare le vicende dei ragazzi di borgata narrate nei romanzi Ragazzi di vita (1955) e Una vita violenta (1959), citando, in quest’ultimo, anche le figure di Roberto Murolo e Giacomo Rondinella. Analogamente, sarà ricordata la presenza di “Fenesta che lucive” e il “Canto delle lavandaie Vomero” nei film Accattone (1961), Decameron (1971) e I racconti di Canterbury (1972) e come queste canzoni furono scelte per dare un preciso senso alle scene in cui compaiono. Infine, la mostra si soffermerà sulla genesi di “Era de maggio”. Riprendendo una tesi di Roberto De Simone, l’esposizione dei versi del brano e quelli del Canto 142 riportato da Pasolini nel Canzoniere italiano svelerà una sorprendente analogia tra l’incipit della canzone napoletana e quello di un canto popolare delle tre Venezie che recita: “L’ era de magio (sempre mel ricordo)/ Quando da ti gò scomencià a vegnere/ Jera sbociade ben le rose in l’ orto/ E le cirese deventava nere”. La mostra “Napoli città canora: Pasolini e la canzone napoletana” sarà inaugurata domenica 6 novembre alle ore 18.30 con un concerto dei Suonno d’ajere, con la partecipazione speciale di Ernesto Nobili, che in occasione dell’esposizione ha curato la rielaborazione di “Canzona appassiunata” di E.A. Mario.